Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
distingue la scena politica tedesca 39 . La questione dell ’ arrivo di nuove generazioni che non hanno conosciuto direttamente l ’ espe rienza della guerra e neppure della guerra fredda, che quindi non condividono i giudizi e non capiscono le priorità dell ’ élite attuale, preoccupa molto: nessuno riesce a spiegare come mai una gio ventù, che apparentemente consuma la cultura di massa versione americana in talmente grande quantità, allo stesso tempo respin ge in modo così violento le scelte politiche degli Stati Uniti 40 * . Ne gli stessi Stati Uniti un personaggio come Sonnenfeldt si riferisce all ’ arrivo non solo di nuove generazioni, ma anche dei flussi mi gratori di grandi dimensioni dei latino-americani degli ultimi an ni. «Cosa sapranno loro del muro di Berlino, oppure della Ceco slovacchia del ’ 48 o dell ’ Ungheria del ’ 56?» si chiede Sonnenfeldt. «Come comunicare a masse di questo genere le nostre preoccupa zioni antiche di quasi quarantanni?». Il giudizio sui movimenti per la pace, contro la visione strategica delle superpotenze, è giu dicato molto negativamente dal foreign policy community, fra neutralismo, sganciamento e pacifismo non si vedono differenze sostanziali; le voci come quella di Carver, ex capo dello Stato Mag giore inglese, che accettano che i movimenti pacifisti denuncino il gioco delle deterrenze come un gioco sempre più pericoloso di bluff, sono una minoranza 42 . La maggioranza vede l ’ influenza degli obiettivi pseudo-pacifisti dell ’ Unione Sovietica, e parla ad dirittura di influenza in aumento dell ’ Unione Sovietica nell ’ opi nione pubblica europea. Una forma di allarmismo, questa, che ovviamente non vuol prendere in considerazione l ’ ascesa, ultima mente, dei movimenti antinucleari, anti-guerra, negli stessi Stati Uniti, movimenti che non sono semplicemente anti-Reagan, o contro la visione strategica di questo presidente 43 . Eppure, se prendiamo per buono il concetto della governabi lità, inteso non tanto come realtà che non è mai esistita concreta mente, ma piuttosto come spinta verso un livello maggiore di con trollo dei processi in atto da parte delle classi dirigenti europee e americane, sarebbe possibile o no sviluppare una visione alternati va dei problemi in questo campo, utilizzando criteri in qualche modo diversi da quelli adoperati così uniformemente dal foreign policy community! Qualunque visione di governabilità conven zionale sviluppata negli ultimi trent ’ anni presuppone non solo una convergenza di interessi oggettivi, sia di natura politica, sia di natura economica, ma anche una certa armonizzazione delle visio ni del mondo, dei metodi politici e delle concezioni politiche di fondo, degli obiettivi sociali che regolano le varie società. E questa la tesi della convergenza, che vedeva negli sviluppi comuni delle società consumistiche l ’ espansione del ruolo delle innovazioni tec niche, il consenso attorno al sistema parlamentare, una tendenza a creare un ’ eventuale comunità mondiale o, almeno, atlantica, collegata con una fittissima rete di contatti via satellite, via impre
39 G.T. G ibson , pp. 184-86; cfr. B. Brigouleix, «Neutralism in Germany: Pipe Dream or a Gathering Force?», Guardian Weekly , 27/9/81. 40 Cfr. D avid S. B roder , «Why Euro peans Doubt thè Wisdom of U.S. Poli cies», Thè Guardian Weekly, 19/7/81.
Reagan ha affrontato il problema in un discorso del novembre 1981, Thè Guardian Weekly , 29/11/81. 41 T. COLEMAN, art. cit. , nota 15. 42 M. C arver , «Thè Case for Conven- tional Defence», Thè Guardian Week ly, 27/12/81.
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