Problemi della transizione 1982
I rapporti Europa-USA
se multinazioni, via scambi continui all ’ interno delle classi diri genti. Se questa dinamica della convergenza è mai esistita, è stata la crisi energetica a dimostrarla definitivamente come un ’ illusio ne. Ci si è resi conto che la dinamica dell ’ espansione tecnica è da lì, quella della società consumistica basata sull ’ alta produttività dipendeva in modo diretto e banale dall ’ energia a basso costo. La scoperta di questa realtà, da una parte squisitamente fisica e tecni ca, dall ’ altra parte così profondamente politica ed economica, ha dimostrato la debolezza di ogni ipotesi che vedeva l ’ aumento del controllo diretto da parte dell ’ elite tecnocratica dei rapporti inter nazionali dei processi in atto. Dal controllo dei processi macroeco nomici al crisis management, dalla crisi dei sistemi di welfare ai problemi non risolti della cosiddetta scienza dei rapporti interna zionali, diventava sempre più chiaro che i personaggi, gli stru menti concettuali ed anche istituzionali, le visioni strategiche che dovevano reggere la gestione dei rapporti internazionali, non solo non funzionavano più, ma avevano preteso un ’ autorità e legitti mità che in realtà non avevano mai posseduto in termini di reale presa sugli avvenimenti. A livello organizzativo/istituzionale, una serie di enti che avevano preteso un potere più o meno vasto sui processi in atto si rivelavano delle tigri di carta. Da una parte que sto poteva rappresentare uno sviluppo positivo: dopo dieci anni nessuno vedeva più nelle multinational corporation una minaccia fondamentale agli sviluppi politici ed economici avviati a livello nazionale ed internazionale. Ma, in compenso ed in contrasto, or ganismi come le Nazioni Unite, la Comunità Europea, l ’ OECE, la Banca Mondiale si sono rivelati estremamente labili e fragili da vanti alle nuove sfide. Sulla crescita dell ’ interdipendenza erano d ’ accordo tutti: si trattava quindi di darsi come obiettivo la gestio ne dell ’ interdipendenza. Come iniziare la strada per il controllo dell ’ interdipendenza? Cercare di misurarla era la risposta, e si ten tava di elaborare dei modelli numerici di controllo e di fusione dell ’ interdipendenza, senza capire come l ’ interdipendenza non esisteva come realtà concreta, come la bilancia dei pagamenti o lo scambio dei prodotti dell ’ industria dei videogiochi . Se era diffi cile contare i numeri nel gioco strategico, numeri che corrisponde vano sicuramente ad oggetti esistenti nella realtà (presumibilmen te), allora come si poteva immaginare di ridurre ad una vicenda tecnica una serie di processi e concezioni a cui si è riusciti, con un fine gioco semantico, a dare un nome collettivo? Era comunque nel campo dell ’ economia, e dell ’ economia in ternazionale in particolare, che si vedeva nel modo più evidente la crisi dei sistemi di controllo e delle concezioni di controllo elabo rati nel secondo dopoguerra. Qui aveva regnato, come principio organizzativo supremo, per venticinque anni, l ’ idea della crescita economica, espressa in termini numerici come l ’ aumento del pro dotto nazionale lordo. Nessuno dubitava che l ’ aumento delle ri sorse poteva avere degli effetti benefici a livello internazionale, quanto avrebbe avuto all ’ interno delle singole nazioni: aumen tando gli aiuti al Terzo Mondo, facilitando la distribuzione fra Cfr. H yland , NERLICH; CLAIRE nazionale», Quaderni, n. 19, 1982, T rean , «Not so much anti-American Fondazione G.G. Feltrinelli, p. 4. as anti-Reagan», Thè Guardian Week ly, 8/11/81.
Cfr. C.M. S antoro , «Appunti di storia concettuale: l ’ interdipendenza», «L ’ Interdipendenza nel sistema inter
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