Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

paesi agiati e paesi meno agiati persino in Europa, facilitando quell ’ equilibrio, quella tendenza verso l ’ equilibrio che era la logi ca controparte della interdipendenza, la crescita economica più o meno costante doveva rendere la vita più facile e più gradevole per tutti. La sostituzione degli obiettivi politici, quindi, con gli obiet tivi economici andava avanti a livello internazionale con la stessa rapidità e mancanza di opposizione che si vede all ’ interno delle nazioni. Negli anni ’ 70 sopravvenne la crisi: ai limiti fisici alla cre scita economica dimostrati dai tecnici delle risorse venivano ag giunti i due shocks petroliferi e la crescita non c ’ era più. Qual era la risposta dei leaders politici? La risposta è stata di auspicare un ritorno alla crescita economica e di lavorare in questa direzione a tutta velocità. «Mitterand auspica la crescita economica» («Le Monde»), «Promesse senza crescita economica» («Guardian»), «Se potremo tornare al 2% di crescita economica...» (Detweller), «Avremo bisogno di ritorno alla crescita economica» (Reviglio) 45 . La crescita economica era la raison d'étre di un presunto sistema di controllo dei processi economici, spesso denominato in termini tecnici, strumenti monetari, strumenti fiscali, previsioni statisti che etc., ma che in realtà ha controllato pochi elementi reali nel processo economico. Si è scoperto che è possibile marginare la de flazione e stimolare l ’ inflazione, ma la direzione reale e la velocità dell ’ economia risultano ancora oltre la portata delle tecniche eco nomiche. E se questa è la realtà che si scopre adesso all ’ interno dei singoli paesi capitalistici, ancor più vera è questa disillusione a li vello internazionale. Oltre ai quadri concettuali abitualmente utilizzati dal Foreign Policy Community , — la governabilità, l ’ interdipendenza, il «si stema internazionale» etc. — è possibile immaginare una lettura globale dei processi in atto che non è semplice elencazione degli elementi di disaggregazione e di crisi nella situazione attuale? Chiaramente per chi crede con più o meno sincerità e fede nel si stema atlantico basato sull ’ egemonia americana, gli sviluppi visi bili oggi non possono che essere allarmanti. Muore, si presume, un sistema che ci ha protetto nel bene e nel male per trentacinque anni senza che si profili l ’ emergere del nuovo ordine. In questa si tuazione ci troviamo fra pace e guerra, fra ordine e disordine, co me in altre epoche della storia, ma con una forte sensazione di ri schi aumentati e di processi storici che si svolgono con velocità e rapidità molto più alta che non in qualunque altra fase del percor so umano. Ma è nel contrastare le cose che non cambiano, le cose che persistono, gli elementi prodotti dalla storia che non si lascia no travolgere dalle novità, che possiamo intrawedere l ’ altra parte di una dialettica fra unità e diversità che sfugge a chi si lascia acce care dall ’ enfasi permanente, dal bombardamento continuo, sulle novità, sulle sorprese e le crisi. Riferendosi all ’ attuale momento di marasma del sistema atlantico, Kissinger si è chiesto recentemen te: «Quanta unità è sufficiente? Quanta diversità può sostenere il

La rivincita della storia

45 Su Mitterand, Le Monde, 2/10/81; Thè Guardian, 10/4/79; Detweller cit. in G ibson , p. 186; R eviglio , «Come potrà crescere l ’ economia italiana negli anni Ottanta?», Corriere della Sera, 8/5/79

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