Problemi della transizione 1982
I rapporti Europa-USA
sistema senza rompersi?» È una domanda che possiamo impiegare per analizzare la situazione dei rapporti Europa-America oggi, non comunque in termini di una crisi prodotta dallo sviluppo, dal contrasto fra interdipendenza e frammentazione dell ’ autorità, ma in termini proprio di questa dialettica fra unità e diversità. Si trat ta di una domanda che non deve automaticamente essere vista in termini catastrofici, ma piuttosto come una evoluzione positiva di tendenza verso l ’ equilibrio del sistema atlantico, a patto che non si accetti l ’ enfasi soverchiante dei tecnocrati sulla novità come mo do di vita, sui processi dirompenti che ci sorprendono come inevi tabili ma allo stesso tempo controllabili (da loro), se guardiamo quello che Kissinger ed altri chiamano frammentazione in termini di una riaffermazione di diversità, di difesa dell ’ identità delle priorità proprie, come normale e comprensibile. Parlare della riaf fermazione della diversità, invece della semplice frammentazione, vuol dire parlare di una serie di fenomeni che possono essere som mati sotto due titoli generali diversi: il primo è quello della riaf fermazione del nazionalismo, dell ’ unilateralismo, persino del lo calismo; il secondo è quello che chiameremo «la rivincita della sto ria». Ormai i fenomeni di riaffermazione dell ’ identità e di interesse locale e nazionale sono troppo numerosi per essere chiamati sem plici indizi di rigetto o di transizione. Essi vanno dalla politica economica di Reagan alla reazione britannica al rapporto Brandt; dal sistema commerciale giapponese alla politica comunitaria de gli Inglesi; dalla politica di difesa dell ’ Italia alla «diplomazia dell ’ indignazione» dei Francesi. La guerra delle Falkland è stata chiaramente una guerra di nazionalismi: è stata denunciata come anacronistica da più parti, ma dal nostro punto di vista si inqua dra perfettamente in questa riaffermazione dell ’ autodipendenza del singolo paese. Nel momento in cui i sistemi cooperativi sem brano segnare il passo, è inevitabile che le nazioni e i singoli grup pi di interessi si riciclino posizioni vecchie, ideologie vecchie e si riportino agli interlocutori da posizioni tradizionali piuttosto che costruirne di nuove. Ma non si tratta di deplorare semplicemente questa tendenza: la situazione non è quella che ci permette o ci obbliga a scegliere fra interdipendenza e isolazionismo. Assistere mo sempre di più ad una dialettica fra interessi collettivi ed inte ressi particolari: si tratta di rendersi conto che questa dialettica è la realtà centrale della situazione, e costruire da quel punto la nostra analisi invece di lamentare il crollo dei sistemi vecchi basati sull ’ egemonia di una singola potenza. Senza accettare passivamente o acriticamente l ’ inevitabilità di questa situazione, alcuni sviluppi all ’ interno del processo sono già prevedibili: è sicuramente prevedibile che il protezionismo econo mico crescerà, come ha indicato Robert Putnam, con rischi gene rali per il benessere e per la distensione economica internazionale in generale 46 . È inevitabile che l ’ Europa rifiuterà in modo negati vo di assumere responsabilità non definite di difesa al di fuori dell ’ Europa dentro la logica delle superpotenze che non riesce né 46 Discorso di R obert P utnam all ’ i stituto Gramsci, Bologna, 27/11/80.
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