Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

a condizionare né a controllare. È inevitabile che le forme di coo perazione già costruite, come la Comunità europea, si troveranno indebolite, incancrenite dall ’ affermazione sempre più aggressiva di interessi, di visioni particolari. Una tale affermazione si può ri scontrare nella politica estera economica degli Stati Uniti, dove si comincia a parlare di «unilateralismo globale», riferendosi alla scelta, la preferenza degli Stati Uniti a proseguire, a livello inter nazionale, i loro propri obiettivi senza aspettare l ’ aiuto e il soste gno degli alleati, sempre più difficile da organizzare 47 . Dietro queste tendenze vediamo come il passato fa sentire il suo peso in ogni angolo del sistema internazionale, come in ogni an golo della realtà nazionale. Non si tratta di deplorare, con i tecno crati, tutti gli «anacronismi» che ci circondano, nella presunzione o speranza che viviamo in uno stato di rivoluzione sociale, tecnica, economica permanente e totale. Il future shock infatti va contra stato: l ’ accettazione passiva del ruolo totalizzante delle novità che ci piombano dall ’ alto. Che ci piaccia o no, il passato e il presente convivono, in un modo che non è casuale o marginale, ma è la forma e la sostanza della realtà con cui dobbiamo lotta re; mentre tutti hanno cantato le novità tecnotroniche della guerra delle Falkland, basta vedere qual era apparentemente l ’ ideologia e la motivazione dei piloti delle forze aeree argenti ne per vedere questa contraddizione al suo livello più dramma tico 48 . Il nazionalismo periferico in Europa, gli interessi particola ri degli agricoltori, il peso della criminalità organizzata nella que stione meridionale italiana, i tormenti irlandesi, l ’ ansia del popo lo tedesco sulla questione della sua identità, i metodi e i linguaggi politici: tutti questi non sono degli elementi piccoli o frammenti marginali della realtà di oggi. Essi sono la rivincita della storia: sui tecnici, sugli scienziati dei rapporti internazionali e su tutti quelli che credevano nella supremazia delle scienze sociali come metodo per neutralizzare la realtà particolare e per armonizzare questa so cietà occidentale. La stessa NATO sta diventando una realtà stori ca a cui non riusciamo sfuggire 49 ; negli Stati Uniti si è formata una maggioranza conservatrice che apertamente si richiama agli ideali ed esperienze del paleo-capitalismo. Il neo-liberismo econo mico è anch ’ esso una riaffermazione di un sistema di controllo dei rapporti di classe di altri tempi. Reagan e la navetta spaziale con vivono; il protestantesimo irlandese non esita ad utilizzare i meto di più sofisticati dei mass-media\ la prosperità e la modernità del la società tedesca contengono elementi culturali e sociali che si ri collegano esplicitamente ad epoche ormai lontane della storia te desca. Non si tratta quindi semplicemente di denunciare i revan- chismi, le varie forme di nostalgia o l ’ atavismo di chi vorrebbe ri pristinare le glorie di un passato perduto che ora avrebbe acquista to un ’ aura di certezza, di prevedibilità ormai persa. Si tratta di ve dere tutto ciò come prodotto di una contraddizione permanente nel sistema atlantico, parte di quegli elementi che lo compongono fatti di disegni utopistici dell ’ annata 1948 insieme al bagaglio sto rico di ciascun membro. Mentre scriviamo, la guerra delle Falk

47 Cfr. R. D ale , «Everyone Has Their Way», Financial Times, 8/6/82 (sui ri sultati del vertice di Versailles). 48 C lara V alenziano , « “ Sono minu ti tremendi ” . Gli aviatori argentini rac contano», La Repubblica. 1/6/82. Frutterò e Lucentini, sempre attentissi

mi agli aspetti grotteschi di questa con traddizione, hanno notato: «Nel mes saggio del generale inglese che annun ciava la riconquista delle Falkland c ’ era persino la parola impedimenta. arriva ta dritta da Giulio Cesare» (La Stampa. 22/6/82).

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