Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
quella operazione, sostanzialmente riuscita, con la grave crisi che l ’ Italia attraversa oggi per il patologico sviluppo della spesa pub blica. Tanto per cominciare i deficit dei comuni emiliano romagnoli hanno finanziato assai più spese straordinarie che spese correnti: e sono stati investiti dal boom di queste ultime in misura relativamente ancora controllabile e da stimoli nazionali, o co munque non generati esclusivamente all ’ interno della società re gionale. Inoltre, in Emilia-Romagna non si è mai fatta spesa pubblica indiscriminata: al contrario gli investimenti erano sistematica- mente indirizzati a migliorare la socialità cittadina e inquadrati in veri e propri programmi urbanistici con l ’ obiettivo di trasformare almeno in parte la qualità ed il processo di sviluppo urbani. En trambi questi obiettivi sono stati sostanzialmente raggiunti e le disuguaglianze o gli squilibri rimasti non sono tali da smentire la relativa omogeneità del risultato generale. La trasformazione del meccanismo di crescita urbana, oltre a produrre effetti sociali ha influenzato anche il sistema economico regionale, nel quale ha limitato la formazione di rendite riducen do dunque i capitali immobilizzati in questo settore, che sono sta ti di conseguenza disponibili per i settori produttivi. Più generale è stata però l ’ influenza positiva di questa politica sull ’ economia. Infatti la ricchezza di servizi sociali ha liberato per il mercato del lavoro una quota di mano d ’ opera femminile più alta che in ogni altra regione d ’ Italia: e ciò ha accresciuto i redditi delle famiglie e successivamente anche i consumi. L ’ accresciuta socialità del siste ma gestita a livello politico dai governi locali ha finito però per produrre anche risultati più indiretti: ha fatto sì, per esempio, che la forza sindacale dei lavoratori nelle fabbriche potesse indirizzarsi in larga misura verso le controversie salariali, trovando d ’ altra par te un padronato disponibile — o costretto? — a perseguire il pro fitto più sul terreno della produttività, della ricerca di nuovi mer cati, dell ’ innovazione tecnologica, che su quello del contenimen to salariale. Il più grave difetto di questa politica è stato tutto sommato quello di non averla mai riconosciuta appieno: facendo coesistere con essa massimalismi populistici e opportunismi del tutto incoe renti con una linea del genere, che è rigorosamente riformista. Così l ’ operazione complessivamente riuscita ha potuto essere tal volta smentita dai suoi stessi protagonisti, cioè all ’ interno del mo vimento dei lavoratori, ma anche da ambienti imprenditoriali che, se a parole la combattevano, nei fatti spesso vi partecipavano. La critica politica e culturale di questa vicenda rispecchia così più le contraddizioni tattiche cresciute al suo interno, che una seria analisi delle coerenze strategiche dei gruppi socio-economici e po litici che hanno avuto in essa i ruoli principali. La politica di infrastrutturazione sociale urbana di iniziativa co munale ha anticipato in Emilia-Romagna quella rivendicazione dal basso tesa a soddisfare i «nuovi bisogni», che è propria dell ’ ul timo decennio: e con questa si è fusa producendo forse risultati più significativi che in altre regioni. I nuovi bisogni sociali espressi dalla popolazione dei quartieri urbani hanno finito per avere in tutta Italia come corrispettivo anche un prodotto istituzionale, cioè gli organismi rappresentativi di circoscrizione o di zona: eb
6. La politica urbana e l ’ Emilia-Romagna
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