Problemi della transizione 1982

MITO e Utopia

bene, anche da questo punto di vista, l ’ Emilia-Romagna ha avuto la capacità di partire in anticipo, non ha atteso la spontanea pres sione della base popolare, ne ha interpretato le necessità prima che esplodessero naturalmente. Circa dieci anni prima, comin ciando da Bologna e poi a Reggio, Modena e così via, le città dell ’ Emilia-Romagna hanno infatti istituito i consigli di quartie re, a dispetto degli ostacoli tenaci di uno stato accentratore, che solo molti anni dopo avrebbe finito con convocare le elezioni cir coscrizionali insieme a quelle comunali, provinciali e regionali. Tutto ciò non significa che anche in Emilia-Romagna la politica del debito pubblico non presenti difetti, anche gravi, da affronta re: e questi riguardano da un lato l ’ ancora insufficiente program mazione della spesa pubblica a scala regionale e dall ’ altro i risvolti burocratici, assistenziali, corporativi che anche qui, talvolta, essa manifesta. L ’ insufficiente programmazione della spesa pubblica in Emilia- Romagna riflette, tanto per cominciare, un difetto tipico dello Stato italiano: l ’ incapacità di usare i bilanci consuntivi come stru mento di governo, o addirittura l ’ assenza stessa dei bilanci con suntivi dalle procedure istituzionali. Senza consuntivo non c ’ è ve rifica della spesa effettuata, importante non solo sotto l ’ aspetto contabile che sembra l ’ unico ad interessare in Italia: mentre inve ce dovrebbe interessare piuttosto quanto riguarda la validità della spesa e cioè l ’ unica verifica che può suggerire di mantenere, modi ficare o cambiare gli investimenti futuri, insomma il controllo del contenuto programmatico piuttosto che delle forme contabili. Al contrario, di buona parte delle spese si perde addirittura la traccia, mentre per quelle di cui è nota la fine non ci si preoccupa di confrontarle con altre dello stesso tipo, né di prevedere gli oneri di gestione che produrranno in futuro, e in generale si trascura di calcolare appieno i benefici ottenuti grazie a quel costo. Questo stato di cose ha prodotto anche una mentalità che non è capace di calcolare in anticipo il reale valore di una spesa: talché gran parte della spesa pubblica italiana viene proposta in termini ideologici e non sulla base di preventivi finalizzati e comparati, registrati con i consuntivi disponibili. Una mentalità del tutto aliena, ad esempio, a «consolidare» le spese — come si dice — , sia per interi settori che per territori. Tanto per fare l ’ esempio più macroscopico, il Piano nazionale del le ferrovie di cui si è appena iniziata l ’ attuazione, con enormi dif ficoltà finanziarie, non ha il benché minimo rapporto con il Piano stradale e autostradale di recente approvazione parlamentare, per il quale i fondi si sono trovati subito: così che nessuno può verifi care se non convenisse incentivare ferrovie piuttosto che strade, in generale o lungo una determinata direttrice di traffico. Così nessuno ha mai conosciuto in Italia la spesa pubblica con solidata in una certa regione: anche se — ad esempio — ormai da tempo, centinaia di finanziamenti sono destinati a priori al Mez zogiorno nella misura ormai «sacra» del 40%, non è possibile sa pere a posteriori quanto la collettività spende complessivamente e per settori in una regione o in una provincia meridionale. L ’ Emilia-Romagna non ha saputo — o voluto con sufficiente energia — sottrarsi a questa caratteristica negativa nazionale: sia per quanto riguarda l ’ adozione di un bilancio consolidato della

7. La programmazione della spesa pubblica decentrata

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