Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRAxNSIZIONE
spesa pubblica nel territorio regionale, affidata alla Regione, alle Province, ai Comuni, ad altri enti locali, come alle diverse ammi nistrazioni dello Stato e da esso delegate, sia per quanto riguarda l ’ utilizzo di una mentalità che concepisca la definizione della spe sa attraverso il meccanismo della verifica consuntiva e dello studio scientifico dei rapporti costi-benefìci. Così il bilancio consolidato regionale non è conosciuto e le spese effettuate, se sono ampia mente sottoposte alla discussione di tutti i livelli istituzionali, so no però ancora affidate ad una definizione empirica e talvolta ideologica delle scelte. A ben vedere è forse questa una delle condizioni che hanno permesso in tutto il Paese — e relativamente nella stessa Emilia- Romagna — che la spesa pubblica finisse per acquistare risvolti burocratici, assistenziali, corporativi e clientelati. Certamente di storsioni di questo tipo si presentano con drammatica gravità in alcune zone della Nazione e segnatamente nel Mezzogiorno: ma in qualche misura sono presenti ovunque, riducendo più o meno gravemente l ’ efficienza della spesa stessa ed aumentandone l ’ en tità in modo complessivamente incontrollabile. Ed è proprio nelle aree dove il fenomeno è meno grave, come l ’ Emilia-Romagna, che andrebbero sperimentati i meccanismi di consolidamento set toriale e territoriale della spesa pubblica e insieme i meccanismi di verifica consuntiva e di studio sistematico del rapporto costi benefici. Resta il fatto che, pure con i difetti enunciati, la spesa pubblica controllata direttamente o indirettamente dalle istituzioni locali e dalla Regione in Emilia-Romagna ha prodotto complessivi risulta ti positivi sul terreno economico e sociale. In particolare si può af fermare che negli ultimi 20 anni il livello di socialità urbana delle città emiliane e romagnole si è enormemente accresciuto, fino a creare condizioni di vita non facilmente migliorabili dall ’ interno delle città stesse. L ’ offerta di servizi per l ’ istruzione, l ’ assistenza, lo sport, il ver de, la ricreazione, la cultura, il commercio, l ’ amministrazione e così via, è ormai diffusa capillarmente non solo nelle maggiori città — e segnatamente nelle periferie di queste — , ma anche nel le città medie, nei centri minori, nelle stesse frazioni agricole. La popolazione che usa regolarmente questi servizi è ormai la quasi totalità della popolazione regionale, con sperequazioni modeste fra il livello di offerta presente a Bologna o in un comune di 5.000 abitanti. L ’ effetto urbano di cui si parlava 20 anni fa, non è più un concetto indistinto, ma una realtà concreta, vissuta in modo magari non del tutto consapevole da cittadini che spesso non mi surano appieno l ’ enorme arricchimento sociale della propria vita, rispetto a quella di 20 anni orsono. Esiste certamente la possibilità nelle città e nei centri minori di migliorare ulteriormente la socialità urbana della regione: ma da un lato ciò dipende dalla modifica di fenomeni che non possono essere affrontati localmente e per quanto può essere fatto sul posto il miglioramento riguarda assai più la qualità della gestione, che non la rete di infrastrutture sociali già realizzata. Fermo restando che in queste due direzioni è necessario lavorare anche in Emilia- Romagna, ci si è cominciati a porre il problema se — e in quale misura — la ulteriore qualificazione della socialità non debba es
8. La socialità urbana in Emilia-Romagna
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