Problemi della transizione 1982

MITO e Utopia

sere ricercata nei caratteri metropolitani della convivenza, almeno per quegli aspetti qualitativamente superiori ai caratteri urbani già acquisiti: in poche parole se, una volta conquistato e diffuso I ’ «effetto urbano», non fosse il caso di tentare la scalata all ’ «effetto metropolitano». L ’ ambizione è dunque oggi, non già di realizzare l ’ impossibile gigantismo desiderato negli anni Cinquanta, ma di mantenere il policentrismo urbano socialmente ricco che si è raggiunto e di combinarlo ai nuovi benefici effetti perseguibili per una popola zione complessiva pari a quella dell ’ intera regione. In un territo rio non eccessivamente ampio come quello dell ’ Emilia-Romagna ciò sarebbe in qualche modo possibile se gli scambi di persone e merci fra le varie città avvenissero in tempi nettamente inferiori a quelli attuali: il che è lecito pensare in base alle attuali tecnologie e all ’ esperienza dei sistemi di trasporto delle nazioni più avanzate d ’ Europa. L ’ obiettivo sarebbe in conclusione quello di trasforma re «una regione di città in una metropoli regionale». In effetti se la qualità della vita urbana è migliorata in tutto il Paese, sia pure in forme diverse e con profondi squilibri, se tale miglioramento nel centro-nord è certamente dipeso da una inten sa moltiplicazione delle infrastrutture sociali di servizio, se in par ticolare le città dell ’ Emilia-Romagna hanno raggiunto un elevato e diffuso livello di socialità urbana, la infrastruttura tecnica del Paese e delle città ha invece certamente battuto il passo, con gravi conseguenze negative, sia per la vita economica che per la vita so ciale. I sistemi di comunicazione delle persone, delle merci e anche delle informazioni, i sistemi di rifornimento idrico, di smaltimen to dei rifiuti, di antinquinamento, i sistemi di produzione, di dif fusione e di utilizzazione energetica, i sistemi di assetto idrogeolo gico, di regimazione delle acque interne e costiere, tutto questo complesso meccanismo di opere tecniche che dovrebbe rappresen tare la struttura portante delle singole città e del Paese intero, co stituisce invece un tallone d ’ Achille della Nazione. I trasporti ferroviari nazionali, regionali, metropolitani e il tra sporto delle merci sono in Italia incomparabilmente inferiori a quelli dell ’ Europa Occidentale con la quale pure sono integrati e lo stesso discorso va fatto per porti, aeroporti e navigabilità inter na; i cittadini italiani dispongono di poca acqua e di fognature in sufficienti; la quantità di energia utilizzabile è molto più bassa che negli altri Paesi sviluppati e il costo dell ’ elettricità è assai più alto che nel resto del Continente; l ’ imbrigliamento dei fiumi, la difesa dei versanti montani, la protezione delle coste sono trascu rati e i danni che ciò produce sono molto più gravi che nel resto d ’ Europa; la diffusione, ma ancor più la raccolta, la manipolazio ne e l ’ uso delle informazioni necessarie all ’ attività produttiva e a quella amministrativa versano in una preoccupante condizione di arretratezza. Ancor più grave è però il fatto che l ’ opinione pubblica e le grandi forze politiche e sociali non sono affatto consapevoli di tut to ciò: e non avvertono che l ’ inefficienza tecnologica penalizza la struttura produttiva del Paese, ma anche la stessa qualità sociale della vita. I cittadini che viaggiano non avvertono che i treni ita liani hanno velocità pari alla metà di quelli francesi o tedeschi, ma

9. Le infrastrutture tecnologiche arretrate

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