Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

sono fierissimi del quasi primato autostradale italiano: né si ren dono conto che l ’ intera rete stradale è invecchiata, che far viaggia re quasi tutte le merci su strada o autostrada ne aumenta il costo e rende ancor più impraticabile la rete viaria. Ogni tanto l ’ opinione pubblica s ’ indigna per un grave incidente provocato da un TIR, ma quasi nessuno ne individua le cause di fondo nella cronica in capacità delle ferrovie italiane a trasportare le merci. Il malgoverno idrogeologico è quasi ignorato, né le ricorrenti al luvioni o le drammatiche seti estive valgono a farli ritenere qual cosa di più che un malanno passeggero e la gente non pensa che altrove questi inconvenienti sono meno frequenti certamente non per una maggior clemenza della natura o del caso. Neppure i black-out elettrici hanno scandalizzato l ’ opinione pubblica per la fallimentare politica energetica nazionale: perché di questo falli mento, l ’ aumento delle tariffe domestiche, il costo della benzina e le stesse dispute sulla localizzazione delle nuove centrali sono l ’ effetto secondario e non certo la causa, che risiede nella totale di sorganicità delle scelte compiute per decenni e nella riluttanza dei governanti a confessare l ’ arretratezza in cui si trova oggi il Paese in questo campo. Sembra evidente che le gravi responsabilità politiche sono rima ste nascoste a tale proposito più che in altri settori: ciò è successo perché l ’ opinione pubblica nazionale è meno sensibile «cultural mente» su argomenti che investono la tecnica e la stessa scienza. Così la spinta popolare rivendicativa che in gran parte d ’ Italia è riuscita ad imporre la realizzazione di infrastrutture sociali capaci di soddisfare i «nuovi bisogni», ha investito solo marginalmente il tema della domanda di nuove infrastrutture tecniche. Le scuole, i servizi assistenziali, gli impianti sportivi sono stati quasi imposti in molte città del nord e del centro, ma trasporti rapidi ed effi cienti, impianti moderni di fognatura e di depurazione, centrali di cogenerazione e teleriscaldamento, mancano ancora in quasi tutto il Paese, né questa mancanza ha scatenato particolari som- movimenti popolari. È l ’ intera cultura nazionale a sottovalutare la tecnica e la scien za. L ’ istruzione pre-universitaria penalizza le matematiche e le scienze in generale, mentre queste discipline hanno un ruolo fon damentale nell ’ educazione di tutti i giovani europei. Quanto all ’ università la polemica che la riguarda ha sempre centrato il problema del milione di studenti e delle difficoltà occupazionali dei neolaureati, ma raramente affronta il tema della relativa pena lizzazione delle facoltà tecnico-scientifiche, di fronte alla pletora di laureati in lettere, legge e magistero. Del resto gli intellettuali italiani — per antonomasia umanisti, letterati, artisti — non con siderano tali i geologi, i chimici, gli elettronici o gli ingegneri. E quando riesumarono nell ’ ultimo dopoguerra la gloriosa testata del Politecnico, non si resero conto di tradire l ’ impegno culturale di Carlo Cattaneo, che sul suo omonimo giornale aveva trattato di demografia e di idraulica, di agrimensura e di ingegneria, cioè di scienza e tecnica direttamente applicate al progresso sociale ed economico: mentre nel pur indimenticabile Politecnico di Vittori ni questi argomenti erano del tutto ignorati. La stessa scienza economica contemporanea, un po ’ in tutto il

10. Cultura, tecnica e scienza

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