Problemi della transizione 1982
MITO e Utopia
sumere preoccupanti caratteri antimeridionali. In secondo luogo perché l ’ idea del MITO è concepita come una sfida tecnologica all ’ Europa continentale e il porto di Genova — offerto dalla città ligure come supporto indispensabile della proposta — non rien trava molto negli obiettivi iniziali. Un terzo atto doveva però aggiungersi alla vicenda, che comin ciava allora a diventare una tipica commedia all ’ italiana. Infatti, quale che fosse l ’ approfondimento dato alla discussione, l ’ idea aveva avuto molta pubblicità e gli imitatori non potevano mancar le, come ad un qualunque film di Pierino. Nasceva così RONA dalla combinazione di Roma con Napoli — e l ’ Espresso stampava l ’ inevitabile titolo «o RONA o morte» — e subito dopo un diluvio di sigle, CASA per Cagliari e Sassari, REME per Reggio Calabria e Messina le città dello stretto e perfino MOREPA, per Modena, Reggio Emilia e Parma, nella policentrica Emilia. In tal modo purtroppo si trascurava l ’ essenza della proposta ini ziale, che era invece tutta centrata sul decollo tecnologico delle due città, basato su nuovi supporti infrastrutturali: trasporti ferro viari rapidi, liberalizzazione dell ’ autostrada, sistema aeroportuale razionalizzato, integrazione dei servizi informatici, telematici e televisivi, coordinamento della ricerca e dell ’ istruzione superiore. In più, forse per dare un tocco di cultura umanistica che rendesse digeribile tanta tecnica e scienza, la proposta di scambi di spetta coli fra la Scala ed il Regio e di altre iniziative culturali comuni. Si tratta di proposte serie e importanti, alle quali però purtrop po è stata data la peggior specie di pubblicità, distogliendo l ’ opi nione pubblica, i tecnici e gli stessi politici dai problemi di fondo sollevati. Si è parlato infatti di treni che colleghino Milano e Tori no in 40 minuti e si è lasciato pensare che, rispetto ai tempi attuali — 1 ora e 30 minuti per i rapidi e 2 ore per gli espressi — , la pro posta avesse caratteri quasi fantascientifici: il che è falso. Senza pensare al nuovo treno Parigi-Lione che già viaggia a 260 chilome tri all ’ ora, tutta la rete europea intercity viaggia a velocità di cro ciera fra i 150 e i 180 chilometri orari: il che, per i 150 chilometri esistenti in ferrovia fra Milano e Torino, significa 50 minuti o 1 ora con le fermate di Novara, Vercelli e Santhià. Ancora più elementare la proposta relativa alla razionalizzazio ne aeroportuale: perché la Malpensa è già l ’ aeroporto interconti nentale del nord Italia e può essere sviluppato come alternativa a Linate, se viene collegato alle due città con rapidi servizi di tra sporto. Nulla di fantastico c ’ è poi nella proposta di integrare i ser vizi informatici, telematici e televisivi, perché anzi l ’ essenza stessa delle tecniche avanzate di organizzazione e di trasmissione delle informazioni è basata sull ’ ampiezza delle reti e sull ’ esistenza di un grande numero di terminali. Mentre per la ricerca tecnico scientifica e i relativi studi universitari, il loro isolamento in una sola città sembra oggi addirittura una contraddizione in termini. La vera novità delle proposte non è dunque nella loro natura, ma piuttosto nel fatto che queste vengono avanzate in un Paese dove ogni idea di questo tipo è stata fino ad oggi ignorata o sotto valutata; e nel fatto che tali proposte di infrastrutturazione tecnica e culturale sono considerate essenziali — anzi l ’ elemento portante — per il rilancio dello sviluppo economico. La maggiore novità — per la verità non esplicitata — delle proposte, sta poi nel fatto che
13. Megalopoli o tecnologie avanzate
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