Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tanto a preservare la salute dell ’ insediamento umano, quanto a garantire la stabilità dell ’ assetto idrogeologico e addirittura po trebbe fornire alla industria italiana l ’ occasione per produrre un prezioso e ancora poco esplorato know-how tecnologico. E che dunque bisogna smetterla di rinviare le scadenze della legge Merli contro l ’ inquinamento industriale, abbandonare le polemiche ri- tardatrici fra le regioni padane varando un programma di regima- zione e di sfruttamento del Po che parta dai rilievi alpini e appen ninici, approntare un progetto di rifornimento idrico per gli usi residenziali, agricoli e industriali che — al nord come al sud — metta fine allo sperpero delle risorse idriche e soddisfi vecchi e nuovi fabbisogni sociali e produttivi. E infine quale sede migliore di Milano e Torino per proporre al Paese intero un programma per la diffusione dei servizi informati ci e telematici e più ancora della cultura tecnico-scientifica? Que ste sono le città che ospitano i due soli Politecnici italiani, dove so no nati i primi istituti locali di ricerca scientifica, economica e so ciale, dove maggiore è il numero dei computers in esercizio: devo no potenziare questa posizione di avanguardia mirando all ’ isola mento, o ponendosi alla testa di un progresso tecnologico, sia cul turale che operativo, riguardante tutta la Nazione? Milano e Torino non sono enormi metropoli ipertrofiche come New York, Parigi o Londra; la maggiore delle due aree metropoli- tane non arriva a 4 milioni di abitanti. D ’ altra parte in tutto il Paese non c ’ è una sola megalopoli, l ’ Italia è rimasta oggi dal pun to di vista del policentrismo urbano molto simile a quel che era nel Rinascimento, il Paese delle «100 città»; e proprio da questo policentrismo trae oggi la capacità di non soccombere alla grave crisi che la scuote. Queste 100 città, molte delle quali hanno rag giunto nell ’ ultimo decennio un elevato livello sociale e produtti vo, si trovano oggi di fronte ad un bivio: restare nella situazione attuale di ritardo tecnologico, chiudendosi progressivamente in sé stesse e bloccando così il proprio sviluppo culturale ed economico, o trasformarsi tutte insieme, diventando un sistema capace di in centivare le rispettive potenzialità, attraverso un processo di decol lo tecnologico realizzato in comune. Questo processo integrato non mira a sottrarre a ciascuna città le proprie caratteristiche, ma solo a permettere di svilupparle con il supporto indispensabile delle altre: né dunque può proporsi di in sidiare a Milano o a Torino il ruolo incontestabile che da un secolo si sono conquistato. Ma solo con questo processo integrato la lea dership milanese e torinese potrà esercitarsi in un Paese al passo con i tempi, invece che in una Nazione destinata inevitabilmente a retrocedere. Nella battaglia per far conoscere prima e poi per tentare di rea lizzare gli obiettivi di rilancio tecnologico, nella produzione, nella infrastruttura urbana e nazionale, nella cultura stessa, alle propo ste di Milano e di Torino fa eco la più sommessa, ma anche più ar ticolata proposta di una «metropoli regionale» che parte dall ’ Emilia-Romagna. Per l ’ Emilia-Romagna non è stato difficile individuare la «svol ta» necessaria oggi per continuare a svilupparsi. Qui è guarita pri ma che altrove l ’ ubriacatura della crescita affidata alla quantità e il più recente sviluppo economico si è sposato consapevolmente al

16. La metropoli regionale dell ’ Emilia-Romagna

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