Problemi della transizione 1982
MITO e Utopia
nel campo dell ’ ecologia, come in quello dell ’ energia, sono altret tanto sollecitanti per la trasformazione economica e sociale e perché, d ’ altra parte, localmente si moltiplicano ogni giorno le iniziative in tali settori. Né è sembrato possibile dimenticare che un rilancio tecnologico produttivo e infrastrutturale avrà pur biso gno di un parallelo stimolo culturale. La proposta che nasce in Emilia-Romagna per una regione di città che si trasformi in una metropoli regionale, è dunque più ar ticolata dell ’ operazione MITO: proprio per questo è meno facile da realizzare, né ipotizzabile se isolata dal contesto nazionale. Si basa, naturalmente, su realtà regionali: una valida struttura eco nomica policentrica, che vede le sue prospettive essenzialmente nello sviluppo tecnologico e una solida struttura urbana altrettan to policentrica, la cui aspirazione metropolitana è ancora una vol ta affidata al decollo della infrastruttura tecnologica. Gli sbocchi di questo decollo infrastrutturale riguardano però sia le tecniche necessarie per il riassetto idrogeologico — delle montagne, delle pianure, delle coste, — sia quelle indispensabili per generalizzare nelle città la cogenerazione e il teleriscaldamento, tanto le tecni che avanzate contro l ’ inquinamento — nelle aziende, nelle città, nelle campagne — , quanto quelle dell ’ informatica e della telema tica da diffondere nelle gestioni private e pubbliche: e non riguar dano soltanto le nuove infrastrutture per la mobilità territoriale, anche se queste rischiano di essere considerate primarie rispetto al le altre, sia dall ’ opinione pubblica, sia negli ambienti politico culturali. Eppure proprio il policentrismo produttivo dell ’ Emilia- Romagna, basato sull ’ industria diffusa, ma anche sull ’ agricoltura avanzata e intensiva, spinge a cercare oltre i limiti della mobilità il rendimento economico dello sviluppo tecnico infrastrutturale. Proprio in Emilia-Romagna si è capito che il riassetto idrogeologi co dell ’ Appennino non poteva affrontarsi in termini puramente protezionistici, ma piuttosto era legato alla trasformazione zootec nica di tante piccole aziende cerealicole collinari e montane: otte nendo — grazie alla capacità del prato e del pascolo di stabilizzare i versanti più acclivi — risultati ecologici, oltre che economici e so ciali. Proprio in Emilia-Romagna, che pure aveva anticipato la politi ca dei depuratori nelle città costiere, si è capito che per combattere l ’ eutrofizzazione dei mari, disastro incombente per l ’ economia turistica, bisognava incidere direttamente sul contenuto di fosforo dei concimi chimici e dei detersivi messi in commercio: e che ciò era necessario non già nella sola regione, ma in tutto il bacino pa dano. Proprio in Emilia-Romagna, dove l ’ impiego del metano da tempo diffuso ha più ridotto i consumi energetici per il riscalda mento e stimolato capillarmente lo sviluppo industriale, le inizia tive comunali per la realizzazione di sistemi di cogenerazione e te leriscaldamento spuntano come i funghi. Ebbene come non rendersi conto che questa proliferazione di iniziative per l ’ infrastrutturazione tecnica delle città e del territo rio, presenta contenuti unitari oggettivi, ma rischia enormi spre chi finanziari e culturali e magari l ’ insuccesso, qualora non sia so stenuta da una strategia complessiva, oltre che da una organica programmazione? Come non rendersi conto che questa strategia del decollo tecnologico infrastrutturale, non solo ridurrà danni e
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