Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

sprechi, ma anche farà crescere nuovi know-hows produttivi per un sistema industriale sempre più legato alla specializzazione? Queste sono le incertezze e le esitazioni che rischiano di togliere respiro alla Utopia della «metropoli regionale» proposta dall ’ Emilia-Romagna, già per suo conto presentata senza la grinta e la convinzione che caratterizzano invece il progetto MITO. Il problema è allora quello di integrare la maggiore ampiezza di ve dute della prima proposta con la decisione e l ’ operatività della se conda: ma specialmente bisogna superare i limiti settoriali e terri toriali che entrambe le proposte più o meno manifestano. È cioè necessario collegare esplicitamente il decollo tecnologico indispensabile per il settore produttivo, con il parallelo e altret tanto indispensabile decollo delle infrastrutture tecniche urbane e territoriali. E d ’ altra parte tale decollo delle infrastrutture tecni che non può essere ristretto alla mobilità di persone, merci e infor mazioni, ma va organicamente allargato a tutta la gamma delle infrastrutture tecniche, a cominciare da quelle per l ’ energia e per l ’ ecologia urbana e territoriale. Non dimenticando che l ’ operazio ne non sarà certamente possibile senza l ’ impulso di un grande ri lancio della cultura tecnico-scientifica, da concretizzare nei settori dell ’ istruzione medio-superiore e universitaria e della ricerca. E finalmente non bisogna assolutamente porre limiti territoriali all ’ operazione, trasformando le serie iniziative come quelle per il bipolo Milano-Torino e per la metropoli regionale dell ’ Emilia- Romagna, in avanguardie di un discorso complessivo che dovrà ri guardare il Paese intero. Solo se le due iniziative accetteranno di collocarsi in questo quadro ben più ampio, esse potranno fornire un contributo — e certamente non secondario — per far uscire l ’ Italia dalla crisi. Dal punto di vista di questa concezione anti- autarchica, la metropoli regionale dell ’ Emilia-Romagna sembra più disponibile del bipolo tecnologicamente attrezzato Milano- Torino, sempre che trovi la volontà politica e i mezzi per persegui re la sua Utopia. E indubbio che il disegno complesso di decollo tecnologico- produttivo, infrastrutturale e addirittura culturale — di tutta una regione e più ancora del Paese intero, è incomparabilmente meno facile da realizzare rispetto ai più modesti obiettivi di infrastruttu- razione tecnica integrata per le sole aree di Milano e Torino. Ep pure di fronte alla necessità di sostenere e incentivare il decollo tecnologico di tutto il sistema produttivo italiano, non c ’ è altro mezzo che porre mano parallelamente al decollo tecnologico in frastrutturale e culturale. In caso contrario si formerebbero certo nel Paese isole tecnicamente ed economicamente avanzate, ma la Nazione nel suo insieme sarebbe destinata a perdere definitiva mente il contatto con quelle industrialmente sviluppate. Con questo scenario davanti agli occhi, l ’ operazione suggerita per tutto il Paese dalla proposta di metropoli regionale deH ’ Emilia-Romagna è quella che probabilmente conviene svi luppare, rispetto alla più semplice ed essenziale soluzione bipola re Milano più Torino (più Genova) da ripetere per Roma e Napo li, per Cagliari e Sassari e così via: la prima è molto più difficile da realizzare, senza dubbio, ma forse non impossibile. Certamente un ’ Utopia ambiziosa ed impervia, ma anche capace di provocare grandi trasformazioni materiali e perfino ideali: sarà un ’ Utopia, ma viste le alternative, meglio l ’ Utopia del MITO.

18. Meglio l ’ Utopia del MITO

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