Problemi della transizione 1982
Antonio Banfi
di una morale, nella quale si dibattono la tradizione e il costume, ma anche nuovi ideali dei quali l ’ individuo è portatore, le aspira zioni delle anime belle, soddisfatte delle pure intenzioni, alla ri cerca di un ’ innocenza perduta. Banfi insiste sulla politica e con viene seguirlo: essa «è presa di posizione di fronte a problemi de terminati», essa «si eleva ad ideologia» ma non può pretendere di dare quelle configurazioni teoretiche che sono il compito del filo sofo: certo, «proprio là dove la politica si eleva ad idea, è sempre atto di responsabilità pratica, che, sul fondamento di una posizio ne storica particolare, in funzione dei problemi che essa pone e delle forze concrete che essa esprime, tenta e prova la validità ideale della sua soluzione, accettandone con suprema energia le conseguenze». Non c ’ è «processo di adeguazione della realtà ai va lori ideali», ma «aspra dialettica, tragica di sviluppi e di intrecci, di volontà e di passioni, di libertà eroica e di fatale necessità» (pp. 441-442). Quanto al compito del filosofo — un compito al quale Banfi ri mase sempre fedele a costo di non esser capito o di essere frainteso — la filosofia, egli continua, «non ha comandamenti da prescrive re all ’ uomo politico; altro e ben alto e concreto è il suo compito e non senza valore pratico»: la filosofia «eleva, attraverso le sue ana lisi, il fato della politica a coscienza, coscienza sempre più aperta, che illumini la responsabilità pratica, indichi il limite della deci sione, ne disegni le conseguenze, ne intenda la portata di fronte al problema politico generale...». «Questa coscienza filosofica è... negazione di ogni astratta ideologia dogmatica» (e la politica, se ha idee, si badi, s ’ innalza sempre a ideologia); è «fonte di respon sabilità», non chiude mai i problemi imposti dalla realtà perché «vuole svilupparsi e integrarsi nel senso totale della vita. ..» (ih. ). Credo di aver commentato una delle pagine più alte della me ditazione banfiana e sono pienamente convinto di essermi mante nuto aderente al tema. Lo svilupperò in breve con una serie di os servazioni. 1. Banfi non smentì mai, neppure nei momenti più drammati ci vissuti come militante politico, la figura della politica o meglio della politicità che abbiamo sopra brevemente illustrato. Inutili le citazioni. Pagine intere si trovano facilmente negli scritti banfiani posteriori al ’ 45 ed anche nei postumi Saggi sul marxismo* . Mi li mito a ricordare un interprete che non può essere sospettato, per le sue ascendenze e la sua formazione filosofiche e e politiche. Pa pi ha scritto nel ’ 58: «Nell ’ esperienza rinnovata del dopoguerra, la partecipazione politica è concepita da Banfi come un ’ iniziativa razionale per risolvere, secondo l ’ ideale di una universale autono mia dell ’ uomo, i problemi obiettivi che storicamente si pongono, e la sua forza rivoluzionaria è fatta consistere nella permanente concretezza degli obiettivi, nella continua capacità di avvertire l ’ inscindibile rapporto tra esperienza e ragione, tra teoria e tecni ca, tra necessità e responsabilità» 4 5 . Anche questo intervento non mi pare sia stato raccolto. Invece in questo senso e solo in questo
4 Roma, Ed. Riuniti, I960, e L ’ uomo
5 La politica nel pensiero di A.B., in «Aut Aut», n. 43-44, 1958, p. 90.
Mondadori,
Milano,
copernicano.
1950, poi ristampato presso II Saggia tore (coll. «I Gabbiani»), 1965, che ci tiamo.
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