Problemi della transizione 1982

Antonio Banfi

organizzate nel nuovo partito comunista. Banfi presenta una delle sue prime prese di posizione pubbliche 9 10 . Egli chiarisce subito che cosa intende per intellettuale pur in questo contesto: «... colui che vuol rendersi conto della struttura complessa della realtà che si offre alla sua azione, col fine di dare a questa il massimo di universalità e di attualità possibile»; e nel ti more di essere frainteso precisa in nota che la sua definizione «esprime non il tipo universale dell ’ intellettuale stesso, ma la for ma che caratterizza tipicamente l ’ intellettualità nella vita contem poranea, trascurando i riflessi e le reazioni che la sua esigenza può avere nelle singole persone e nelle varie sfere di cultura». Coerentemente alla definizione data, Banfi non parla di intel lettuali ma di intellettualità, e anche quando parla di intellettua lità o ne parla in senso negativo oppure è chiaro che intende il fi losofo e la filosofia nella accezione che abbiamo visto sopra. Una citazione discriminante: «L ’ intellettuale in quanto tale non può né giustificare universalmente né rifiutarsi di giustificare in parti colare e sotto certi aspetti la violenza rivoluzionaria, che sta din nanzi a lui non come un ideale ma come un fatto (l ’ intellettuale, beninteso, può fare e predicare la rivoluzione come rivoluziona rio, non come pensatore, come uomo pratico e non come spirito teoretico. La forma dell ’ accordo di sé con se stesso — se pure è possibile — riguarda il destino e la responsabilità della sua vita in dividuale)» (p. 35) (mi piace sottolineare quell ’ «accordo di sé con se stesso - se pure è possibile» - una delle poche note pessimisti- che di Banfi, tipiche tuttavia della sua umanità, della sua cono scenza dell ’ animo umano). Numerose le formulazioni in negativo: «Rimarrà in vero sempre una delle più grottesche visioni quella di una intellettualità per cui le voci gravi e sublimi... della nostra civiltà... furono attenua te, confuse, smorzate, intrecciate languidamente da un ostinato ottimismo in un morbido disegno di spiritualità europea...» (pp. 24-25); ecco poi «gli spiriti tranquilli», cioè le anime belle, contro le quali è costante la polemica di Banfi: «... nell ’ agitazione della vita invocano e sospirano l ’ armonia di principi e valori antichi sal di e riconosciuti; ma in questo pio desiderio l ’ intellettualità stessa si inaridisce giacché diviene incapace di avvertire e penetrare i rap porti profondi della vita sociale» (pp. 25-26); Banfi riconosce che Barbusse ha ragione di individuare nel movimento rivoluzionario in atto una forma di concretezza e di realtà, ma commenta: «Que sta coincidenza di un ’ universalità teoretica e di un atteggiamento pratico è certo estremamente preziosa per gli intellettuali, turbati sempre da un ’ eterna dualità» (p. 27). La notazione del turbamen to a proposito degli intellettuali ritornerà, è curioso notarlo, oltre trent ’ anni dopo, all ’ inizio della risposta all ’ inchiesta di «Nuovi argomenti» sullo stato guida: dichiara di rispondere volentieri alle domande «anche perché nel loro complesso esprimono quello sta to di incertezza, di dubbio, di malessere, di confusione che, nella sua nebulosità, stagna pesante sugli spiriti di molti intellettuali»

9 Cfr. F. P api , La politica nel pensiero di A.B. , cit., pp. 85-88. 10 Gli intellettuali e la crisi sociale con temporanea (1921, pubbl. 1922), ora in Ricerca della realtà, cit., voi. I, p. 20 (poi citiamo direttamente nel testo).

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