Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

(è chiaro, tanto più chiaro perché non è detto, che Banfi ignora questo stato di malessere, egli — come pensatore — è al di fuori e al di sopra della confusione e della nebulosità denunciate) 11 . In positivo, allora, l ’ intellettuale è il filosofo e l ’ intellettualità è la filosofia, come abbiamo già più volte notato: «... l ’ élite degli intellettuali, lasciando la troppo facile parte di profeti, vegli a che continuamente, alle forze attive, la realtà sociale si presenti nell ’ infinito suo intreccio, nei rapporti complessi, nelle azioni e reazioni incessanti, così che ognuna non si chiuda nell ’ oscuro dog matismo di valori, di fedi, di opinioni, ma in una incessante revi sione critica dei suoi principi come della sua azione...» (p. 41). In somma: «... gli intellettuali si persuadano... che la loro missione — in quanto intellettuali — non è quella di creare e di additare soluzioni utopistiche alle forze sociali, né foggiar giustificazioni teoriche dei loro atteggiamenti pratici...» (p. 43). Riteniamo inu tile continuare questa rassegna di citazioni. Come abbiamo già detto l ’ intellettuale o è l ’ anima bella che rivendica una moralità soggettiva contro il dinamismo e i valori dell ’ obiettività etica 12 o è un sognatore alla ricerca di ideali e soluzioni utopistiche oppure è una coscienza infelice che vive e si spegne nell ’ antitesi di teorie e prassi (salvi ovviamente gli intellettuali che fanno il loro mestiere in quanto artisti, insegnanti, politici ecc.). Se mi è consentita una battuta, che è tuttavia una tipica citazione banfiana, direi che il mondo dell ’ intellettuale è come quello della pedagogia: «... pur sempre il regno delle buone intenzioni» 13 . La collocazione di Croce, appunto, fra gli intellettuali è estre mamente significativa. Banfi si muove su un piano completamen te diverso rispetto all ’ analisi di Gramsci (non risulta che Banfi la conoscesse nel ’ 47 quando scrive il grande, definitivo saggio anti- Croce Verità e umanità nel pensiero contemporaneo , né che ne abbia parlato in seguito; in ogni caso, come quella grande ricerca sociologica che essa è, l ’ avrebbe accolta come presupposto della sua analisi razionale, filosofica, che si poneva come altro). «Dal punto di vista speculativo, tra i filosofi, il pensiero crocia no ebbe scarso riflesso, e con ragione, tanto è scarsa la sua potenza costruttiva» 14 . Con questo Banfi non disconosceva, anzi ammirava e sosteneva le polemiche anche ingenerose, ma sempre opportune di Croce contro la filosofia delle scuole, la metafisica astratta, il moralismo delle problematiche edificanti, la mitologia degli spiri tualismi, il dilettantismo irrazionalistico — ma tutto questo, in Croce, grazie ad una metafisica dello spirito, che aveva impoverito la ricchezza dell ’ esperienza storica e scientifica di quella filosofia dell ’ 800 alla quale Croce diceva di rifarsi, Hegel e Marx soprattut

11 Risposta a otto domande sullo Stato guida (1957), ora in Saggi sul marxi smo, cit., p. 213. 12 Ho rinunciato a presentare una te stimonianza e una rassegna della inin terrotta critica banfiana dell ’ «anima bella». Mi limito a questa significativa citazione, da Prospettive etiche, in L ’ uomo copernicano, cit., p. 317. Cfr. anche F. PAPI, Il pensiero di A. B., Fi renze, Parenti, 1961, p. 55, nota. L ’ uomo copernicano, cit., p. 336. Altra costante della critica, banfiana. Non mi pare che sia stata seguita e svi

luppata con successo nel dibattito se non da G.M. Bertin e dai suoi scolari (cfr. almeno A.B., La problematicità dell' educazione e il pensiero pedagogi co, a cura di G.M. BERTIN, che vi pre mette una fondamentale introduzione, Firenze, La Nuova Italia, 1961). 14 Verità e umanità nel pensiero con temporaneo, ora in L ’ uomo copernica no, cit., p. 164.

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