Problemi della transizione 1982

Antonio Banfi

to (Banfi non perdonava a Croce — e la polemica è talvolta duris sima — «il deserto fatto nel campo delle scienze morali... l ’ esclu sione dal campo teoretico delle scienze naturali e matematiche», il disinteresse per la storia della filosofia in generale, «disinteresse pari solo all ’ ignoranza presuntuosa — nel maestro e nei discepoli» per le correnti della filosofia e del sapere contemporanei) 15 * ; grazie alla rivendicazione di una purezza intellettuale che da un lato era «indifferenza» verso «la vita collettiva degli uomini» e la proble maticità dell ’ esperienza storica, dall ’ altro presumeva di far passa re per filosofia ciò che di fatto era cultura di libri e d ’ archivio. Di qui, dice Banfi, il «risentimento» crociano tipico di una élite intel lettuale che rifiuta il mondo contemporaneo, «dell ’ intellettualità dei ceti medi colti, socialmente arretrati, che vogliono ritrovare nel limbo di una propria imparziale cultura il diritto di dar legge alla storia» (e qui il giudizio di Banfi si incrocia in parte con quello di Gramsci): «È così la forma di una intellettualità estranea alla dialettica storica e che neppure l ’ ammette, pretendendo, proprio per questa neutralità di impotenza, di intervenire nel corso stori co» (pp. 165-167). Sull ’ altro versante, quello dal quale emerge l ’ uomo copernica no, stanno i rappresentanti della lunga nascita del mondo galileia no, intellettuali senza dubbio, ma «avventurieri del sapere, eclet tici genialoidi che hanno nel Cardano e nel Della Porta i loro rap presentanti più famosi»: letteratura, filosofia, scienze naturali ed esatte alimentano insieme questa «modernità ribelle all ’ autorità tradizionale, questa aspirazione a un sapere libero, umano, certo, fattivo. Ma ciò che a essi manca è un metodo, una chiara coscienza teoretica, una sistematica razionale»** . 3. Se ripercorriamo rapidamente i temi svolti, l ’ idea della filo sofia e del sapere, l ’ utopismo e le contraddizioni degli intellettua li, potremmo considerare tracciato il profilo dell ’ uomo copernica no. Un metodo, una chiara coscienza teoretica, una sistematica ra zionale: questo è l ’ uomo copernicano — cioè lo stesso Banfi. Non so a quando risalga la formula che si trova per esempio nel saggio Galileo e il Rinascimento del ’ 42 e dà poi il titolo all ’ inter vento al Congresso nazionale di filosofia di Amsterdam del 1948, pubblicato nel libro omonimo del ’ 50. La sua formulazione più adeguata, almeno a mia conoscenza, e relativamente all ’ imposta zione che ho creduto di dover seguire, si trova nella chiusa del ri facimento del Galileo del ’ 49. «...L ’ uomo copernicano è per Gali leo lo spirito illuminato a cui la verità è il risultato di un ’ infinita ricerca nel continuo reagire di ragione ed esperienza, verità aper ta, per cui la realtà non può concludersi in un sistema assoluto, fi nalistico che consacri un ’ astratta, ideale armonicità della vita, ma appare come una connessione di infiniti rapporti che consentono, una volta conosciuti, all ’ attività umana una sempre più libera e più vasta capacità costruttiva. L ’ uomo copernicano si sa così nell ’ universo infinito a costruire il suo mondo» 17 . Un metodo', te ner presenti e aperti gli infiniti rapporti fra scienza e tecnica, espe rienza e ragione. Una chiara coscienza teoretica', la ragione e la ra

15 Cfr. di E. GARIN, A.B. e «Studi fi losofici», premesso alla ristampa ana statica della rivista (Bologna, Forni, 1972), ora nel volume sopra citato. Le citazioni di Banfi, dal saggio sopra cita to, a p. 165.

16 Galileo e il Rinascimento (1942), ora in L'uomo copernicano, cit. , p. 22 (corsivo mio). 17 Galileo Galilei, Milano, Mondadori, 1949, poi ristampato presso II Saggia tore, 1965, da cui citiamo, p. 339.

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