Problemi della transizione 1982

Giovani lontano

ciali. La crisi di questo modello economicista è avve nuta in due direzioni: come crisi delle stesse ca tegorie economiche su cui si basava (gli studi sul la economia ufficiale e l ’ economia parallela han no ridicolizzato statistiche ritenute fino a poco tempo fa «oggettive» e «sacre» come quelle sulla occupazione, sul prodotto nazionale lordo, sulla produttività, sul deficit pubblico ecc.); come cri si interpretativa generale, in quanto sempre di più si avverte come il non tener conto degli ele menti della soggettività, della sfera della ripro duzione e della specificità femminile abbia por tato ad un modello interpretativo talmente im poverito da non permettere più né un ’ analisi sufficientemente articolata della realtà né una immagine progettuale politica credibile. Questa crisi del modello economicista è avver tibile anche se si considera la tematica «giovani», in quanto anche questa tematica, pur presentan dosi apparentemente al di fuori da questo mo dello, non si era sottratta alla sua influenza per cui non è difficile articolare le caratteristiche del precedente modello «generale» tenendo conto della tematica specifica: a) per quanto riguarda la sua proposta in «po sitivo» il modello economicista avvalora una im portanza quasi esclusiva delle variabili economi che nello spiegare i «problemi dei giovani» che sono ricondotti a «problemi occupazionali». C ’ è quindi tutta una letteratura sui problemi della disoccupazione giovanile condotta solo all ’ inter no di variabili economiche in senso stretto e pa rallelamente a questa letteratura c ’ è una inter pretazione tecnocratica dei rapporti generazio nali rispetto all ’ entrata dei giovani nel lavoro ri costruita con grande finezza da Collins nel suo libro Thè CredentialSociety (interpretazione che non è soltanto riduttiva ma è anche palesemente falsa) 4 * . b) Ugualmente esplicativo di come si è evolu ta la tematica «giovani» sono le tre zone di esclu sione prima ricordate: 1) l ’ enfasi sulla sfera pro duttiva ha fatto sì che per caratterizzare «i giova ni» si considerassero solo gli atteggiamenti e comportamenti (veri o presunti) dei giovani ver so il lavoro (basta ricordare la fortuna che ebbe per un certo periodo lo slogan di Amendola «i giovani che non hanno voglia di lavorare», slo gan tutto all ’ interno di un modello economici stico); 2) l ’ enfasi sulle caratteristiche strutturali ha fatto sì che venisse radicalizzata una separa zione tra elementi strutturali ed elementi sog gettivi considerando le interpretazioni basate sulla soggettività come «secondarie» e «margina li». Una conseguenza quindi del predominio del modello economicistico è anche la marginalizza- zione con cui sono state relegate le riflessioni sul le subculture e movimenti giovanili considerati sempre o come «devianza» (da isolare) o come «nuovi soggetti» (da cercare di integrare), ma sempre come analisi «a sé stante» che dovevano ribadire in ogni momento l ’ importanza degli elementi strutturali separati da quelli della sog gettività; 3) l ’ enfasi sulle caratteristiche maschili del modello economicistico ha fatto sì che nella quasi totalità della produzione culturale che par la di «giovani» si presenta un «giovane» apparen temente asessuato ma di fatto un «maschio», con tutte le conseguenze interpretative che la produ zione culturale delle donne ha più volte sottoli neato. La crisi di interpretazione presente nell ’ insie me di questi saggi sui «giovani» non è quindi una crisi «generica» di «disagio» di fronte ad una maggiore «complessità» ma una crisi i cui confini sono riconducibili a quella del più generale mo dello economicistico, che ha influenzato moltis simo anche questa tematica. Chi oggi affronta un classico tema socioecono mico come i rapporti scuola/lavoro non può così fare a meno di sentirsi a disagio se esclude dalla sua analisi la sfera della riproduzione, la sogget tività e la specificità femminile e lo stesso capita a chi, seguendo il tradizionale filone di studi economicistici, si interroga soprattutto sugli at teggiamenti verso lo studio e verso il lavoro (ci si rende infatti conto che gli ambiti caratterizzanti i singoli soggetti possono anche essere molto di versi dallo studio e il lavoro e che non basta met tere alla fine delle domande di un questionario la variante «o/a» per mutare interrogativi pensati «al maschile» in domande idonee a cogliere la specificità dei percorsi femminili e della condi zione della donna). I saggi di questo numero (e più in generale quelli sui «giovani» usciti in quest ’ ultimo anno) risentono perciò di questa situazione di transi zione: si avverte la crisi del modello economici stico ma non c ’ è ancora l ’ acquisizione di un mo

4 R. COLLINS, Thè Credential Society, New York, 1979; un saggio di Collins in cui è riportata la critica alla interpre tazione tecnocratica dei rapporti scuo la/lavoro è inserito nell ’ antologia cura ta da M. BARBAGLI, Istruzione , legitti mazione, conflitto, Il Mulino, Bologna 1978.

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