Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

va sono poi una serie di studi fatti in Inghilterra che collegano riflessioni diverse come quelle di storici come Thompson, autori ancora interes santi come Hoggart e contributi più recenti co me quelli di Willis, Clarke, Hall, Hebdige, Co hen e Robbins. In questo filone di ricerca il punto di partenza è l ’ analisi storica di come si è modificata la cultu ra di una certa parte della classe operaia inglese, quella che da più tempo si trova a dover lavorare nelle grandi fabbriche delle zone di più antica industrializzazione. Il riferimento a questa parti colare classe operaia permette di delineare un «modello» delle dinamiche culturali che si preci sano tra le diverse generazioni e le differenze ri spetto all ’ attuale situazione inglese o a situazio ni di altre nazioni. Emerge infatti da queste ana lisi la possibilità di verificare i collegamenti tra caratteristiche strutturali (un dato tipo di svilup po industriale e tecnologico, un dato tipo di in sediamento abitativo, un dato tipo di mobilità professionale ecc.), caratteristiche della struttura familiare e dei rapporti sociali ed infine diversità culturali tra le generazioni (si ricostruiscono le caratteristiche maschiliste e antintellettuali di una certa cultura operaia e si verifica quanti di questi elementi siano ancora presenti tra i più giovani). È evidente l ’ interesse di aver presente questo tipo di «modello» come punto di riferimento in situazioni anche molto distanti come quella emi liana (dove lo sviluppo industriale è avvenuto in tempi molto più recenti, la famiglia operaia ha radici ancora nel mondo contadino, c ’ è una tra sformazione dalla famiglia operaia a quella operaia-piccolo imprenditoriale, c ’ è oggi il mas simo divario possibile nella famiglia operaia tra istruzione dei genitori e istruzione dei figli ecc.). Sempre ugualmente interessante è il percorso di analisi portato avanti da Mauger e Fosse Po- liak che, dal loro libro La vie Buissonnière (uscito nel 1977) sulle differenze a Parigi tra percorsi strutturali e culturali dei giovani operai rispetto ai giovani della piccola borghesia dopo i fatti di maggio, portano avanti una loro riflessione sui giovani operai parigini sempre molto attenta ai dati strutturali ed alla percezione delle differen ze economiche, culturali, sociali ecc. con, anche in questo caso, una serie di intrecci che mostrano la possibilità di uscire dal modello economicisti

dello interpretativo più ampio che tenga conto, con riferimento a tematiche specifiche, di un ’ analisi meditata delle coppie struttura/sog gettività, produzione/riproduzione, uomo/don- na. Si può così fare una tipologia degli autori di questi saggi sui «giovani» basata non sulle diver sità prima ricordate ma sulla loro maggiore minore adesione al modello economicistico e sul la loro maggiore-minore volontà-capacità di uscirne. Tra i tentativi più interessanti di «uscita dalla crisi» di questo modello mi sembra si possano in dividuare due linee di ricerca: a) una prima linea di ricerca affronta in ter mini dialettici le caratteristiche del modello eco- nomicista tenendo conto delle caratteristiche strutturali e della sfera della produzione modifi cando però le analisi tradizionali con un esame dettagliato della sfera della riproduzione, con una maggiore attenzione alla sfera della sogget tività e tenendo conto della specificità femmini le. E una linea di ricerca che pur affrontando te matiche culturali tiene conto di come storica mente è avvenuto, in un dato contesto, lo svi luppo socioeconomico. b) Una seconda linea di ricerca è invece meno attenta ad una ricostruzione dello sviluppo so cioeconomico ed il suo proposito è soprattutto quello di proporre categorie concettuali diverse che permettano di chiarire le contraddizioni all ’ interno del singolo individuo e dei diversi ag gregati sociali. Per quanto riguarda la prima linea di ricerca in Italia si possono segnalare sia le analisi sempre più rilevanti coordinate dalla componente fem minile della redazione di «Inchiesta» che si è sempre confrontata con la produzione del mo dello economicistico chiarendo come la specifi cità femminile fosse una dimensione essenziale per comprendere la struttura sociale nelle due dimensioni di base 5 , sia le analisi di chi, parten do dallo studio del mercato del lavoro, ha trova to sempre più interesse per le caratteristiche cul turali, politiche e storiche di come questo svilup po era avvenuto nelle diverse Italie, per cui an che da questo punto di vista c ’ è stato un sicuro mutamento nelle interpretazioni economicisti che. Più esplicitamente in una direzione innovati

5 È sufficiente considerare a questo proposito i due numeri di «Inchiesta», n. 55 e n. 56, 1982, sul tema «Più facce molte teste: la condizione della don na». 6 6 Una esposizione molto dettagliata di

questo percorso «inglese» è riportata nel saggio di V. CAPECCHI, Classe ope raia e cultura borghese. Ipotesi di una ricerca in Emilia Romagna, in AAW, Famiglia operaia, mutamenti culturali, 150 ore, Il Mulino, Bologna 1982.

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