Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

che (cfr. Tab. 2.2); mentre l ’ ordine si modifica notevolmente per quel che riguarda i partiti mi nori: fra i maschi prevale il movimento sociale, fra le donne il partito radicale. Se si considera, invece, la consistenza dei par titi nella regione, gli studenti intervistati tendo no ad orientarsi in misura maggiore verso i socia listi, le organizzazioni della nuova sinistra e so prattutto verso il partito radicale il quale racco glie fra i maschi e le femmine un numero di con sensi superiore a quello dei partiti laici e più alto anche della somma dei consensi verso le organiz zazioni della nuova sinistra; e questo spiega al meno in parte, perché le percentuali di adesioni verso il partito comunista risultino inferiori a quelle registrate a livello regionale nelle elezioni politiche del 1979. Sommando le preferenze verso i partiti di sini stra, le percentuali risultano quasi identiche: 60,1 % nelle elezioni per la Camera dei deputati nel 1979; 59,6% nella nostra ricerca. Emergono, dunque, quali caratteristiche del voto giovanile, non solo la conferma delle tendenze regionali a privilegiare le scelte di sinistra, ma anche l ’ attri buzione, all ’ interno di questa area, di un peso più rilevante a quelle posizioni politiche (PdUP, PR, DP) che, forse, mostrano un maggior dina mismo e una più marcata attenzione alla condi zione giovanile. L ’ ipotesi di una tendenza a privilegiare i parti ti minori può trovare conferma dal confronto fra i nostri dati e quelli rilevati in due precedenti ri cerche: una, svolta a livello nazionale dal CEN- SIS verso la metà degli anni settanta, su un cam pione di giovani fra i 15 e i 24 anni; l ’ altra, a To rino nel 1978, su un campione di studenti di scuola secondaria superiore 15 . Tenendo conto delle difficoltà che solitamente ricorrono quando si tenta di effettuare confronti fra ricerche spesso caratterizzate da metodologie diverse, si può no tare come fra i nostri intervistati e fra gli studenti torinesi 16 siano più accentuate, rispetto al CEN- SIS, le scelte verso i partiti minori (cfr. Tab.

2.3). Però, poiché i dati rilevati dal CENSIS ri guardano giovani individuati sulla base dell ’ età e della provenienza geografica, è ipotizzabile che le differenze riscontrate possano essere attri buite sia a modificazioni intervenute negli orien tamenti giovanili e maturate nel periodo di tem po intercorso fra le diverse ricerche, sia, e questa ci sembra l ’ ipotesi più plausibile, al fatto che nel nostro caso e nell ’ indagine torinese si tratta di giovani studenti, cioè di soggetti molto più omogenei dal punto di vista delle esperienze cul turali e politiche e più caratterizzati socialmente. 2.2.1. I condizionamenti dell "origine sociale E possibile, a questo punto, passare ad un pri mo esame del rapporto tra l ’ orientamento politi co studentesco, cioè la scelta della propria collo cazione elettorale, e le influenze dell ’ ambiente di provenienza; procedere, in sostanza, ad una prima valutazione del peso dei fattori culturali, economici e di prestigio sociale, trasmessi dalla famiglia di origine, nella formazione degli orientamenti politici giovanili. Si tratta di verifi care se sia effettivamente in atto un processo di ridimensionamento dell ’ influenza dei fattori tradizionalmente considerati determinanti nella definizione degli atteggiamenti politico-cul turali, quali l ’ origine sociale e il patrimonio cul turale posseduto e messo a disposizione dalla fa miglia di appartenenza 17 . Nel nostro caso, l ’ andamento dei dati (cfr. Tab. 2.1) fa emergere al contrario un rapporto consistente fra l ’ origine sociale e la scelta del par tito 18 : le opzioni verso la democrazia cristiana, il movimento sociale, i partiti laici si riducono no tevolmente passando dagli studenti i cui genitori appartengono ai ceti superiori agli studenti di provenienza operaia. L ’ inverso accade nel caso delle preferenze espresse nei confronti del parti to comunista: la percentuale si innalza, in que st ’ ultimo caso, di ben 24,4 punti percentuali. La appartenenza ad una famiglia operaia, dunque,

15 Cfr. L. RiCOLFI, L. SciOLLA, Senza padri né maestri cit., p. 192; ISFOL- CENSIS, Atteggiamenti dei giovani nei confronti del lavoro cit ., p . 161. 16 Alcune percentuali indicate nella nostra ricerca divergono da quelle rile vate a Torino; tuttavia la direzione de gli andamenti percentuali ci sembra sia sostanzialmente analoga. 17 Per l ’ individuazione della colloca zione sociale abbiamo costruito un in dicatore basandoci sulle professioni svolte dai padri degli intervistati, rag gruppate nel modo seguente: 1. ceti

superiori-, possidente terriero, funzio nario o dirigente di impresa, industria le, ufficiale superiore, magistrato, pro fessore universitario, libero professioni sta; 2. ceti medi autonomi-, coltivatore diretto, mezzadro, colono, affittuario, artigiano, titolare di impresa, commer ciante, coadiuvante in impresa; 3. ceti' medi dipendenti-, impiegato, ufficiale, professore, maestro, rappresentante, sottufficiale; 4. operai e assimilati-. bracciante, salariato agricolo, operaio comune, manovale, operaio qualifica to, specializzato; 5. subalterni del ter

ziario-. usciere, bidello, commesso, ca meriere, infermiere, dattilografo, lavo ratore stagionale, a ore, a domicilio, militare e graduato di truppa. 18 I nostri dati confermano i rilievi di L. R icolfi e L. SCIOLLA, Senza padri né maestri cit., p. 92: «Almeno nei li miti del contesto da noi analizzato, la scelta elettorale non sembra essere “ in larga misura indipendente dall ’ origine di classe ” : un ’ origine operaia innalza nettamente le probabilità di una scelta di sinistra, un ’ origine borghese le ridu ce».

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