Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

delle leggi e dei programmi politici «pochi capi» dotati di coraggio e di forza divide quasi a metà il campione (52,5% M e 47,8% F); viene invece generalmente respinta una visione autoritaria dei rapporti con i subalterni: infatti solo il 30,2% dei maschi e il 21,3% delle femmine di chiara il proprio accordo con l ’ uso della severità verso i dipendenti. Più differenziata è la posizione assunta dagli intervistati in rapporto all ’ ipotesi di una preva lenza, fra i valori da trasmettere ai ragazzi, dell ’ obbedienza e del rispetto verso l ’ autorità: la maggioranza dei maschi si dichiara daccordo con l ’ affermazione proposta dal questionario (58,8%), mentre fra le donne questa posizione risulta, sia pure non largamente, minoritaria (46,3%). Ma non è questo l ’ unico caso in cui le differenze di sesso appaiono di una certa consi stenza: gli andamenti rilevabili permettono di affermare che c ’ è fra le donne una tendenza ad assumere, in generale, in relazione alle diverse tematiche esaminate, un atteggiamento più aperto, problematico, meno autoritario, di mag giore fiducia nei confronti delle istituzioni 28 . Questa prima lettura dei dati a disposizione permette anche di individuare quali sono i tratti di omogeneità negli atteggiamenti ideologici giovanili, e cioè le affermazioni che hanno fatto registrare il grado più alto di accordo: le maggio ranze più consistenti risultano in rapporto alle critiche verso gli uomini politici; all ’ atteggia mento egoistico e individualistico che prevale nella società; al giudizio positivo che viene dato sul divorzio; alla considerazione che i lavoratori si trovano in una situazione di reale svantaggio nella distribuzione della ricchezza; al rifiuto di affermazioni che vogliono necessario l ’ uso della severità nei rapporti con i subordinati, o propon gono ai giovani un modello di vita subalterno, legato alla risoluzione dei problemi quotidiani senza progetti per il futuro, o ritengono diffusa la mancanza di impegno relativo al lavoro. La maggiore disomogeneità ideologica e cul turale, e cioè le affermazioni in cui le risposte si sono divise quasi a metà fra accordo e disaccor do, si individua in relazione all ’ ipotesi che vuole necessaria, nella gestione della cosa pubblica, la presenza di «capi coraggiosi ed energici» più del le leggi e dei programmi politici; alla constata zione che l ’ iscrizione ai sindacati non serve per la

a fuoco sono quelle che abbiamo aggregato nell ’ area dei rapporti con gli altri, della perce zione giovanile dei valori diffusi nella società adulta, e in quella da cui dovrebbe emergere una concezione dell ’ autorità e una valutazione dei rapporti autoritari. Nel primo caso si rintrac cia un esteso senso di sfiducia verso gli altri, in particolare verso gli adulti e nei confronti della stessa natura umana: una maggioranza molto evidente di studenti ritiene che, nella nostra so cietà, gli interessi personali siano prevalenti e predominino su quelli generali (83,4% M e 79,4% F); che, oggi, sia difficile costruire un rapporto di fiducia verso qualche progetto o qualche persona (62,5% M e 64,3% F); che la natura umana sia immodificabile e sostanzial mente aggressiva per cui esisteranno sempre guerre e conflitti (62,8% M e 56,4% F). Però, ancora in maggioranza rifiutano l ’ idea che sia in atto un rapporto di distacco, di disaffezione dal lavoro, non trovandosi d ’ accordo con l ’ afferma zione secondo cui, oggi, «nessuno ha più voglia di lavorare» (disaccordo: 63,9% M e 74,7% F); né accettano che la situazione attuale imponga scelte di isolamento e individualistiche come il vivere la propria esistenza senza progettare il proprio futuro (solo il 20,0% dei maschi e il 25,4% delle femmine ha dichiarato il proprio accordo con l ’ affermazione proposta nel questio nario), né, tanto meno, sembrano condividere l ’ affermazione in cui veniva proposta una conce zione molto semplificata dell ’ umanità che, par tendo da supposte caratteristiche personali di potere e di forza, distingue gli individui in de boli e forti: anche qui, solo una minoranza (32,6% M e 33,3% F) accetta questa visione ri duttiva dei rapporti con l ’ altro. L ’ ultima area tematica che resta da esaminare è quella in cui sono state aggregate le afferma zioni che sottolineano la necessità della presenza di tratti o di figure autoritarie, o in rapporto al privato, o al funzionamento della società, o alla trasmissione di valori sociali di fondo. Si rivela, in questi casi, un consenso con l ’ ipotesi di allar gamento dei poteri della polizia per garantire il rispetto delle leggi (67,3% M e 63,6% F); un ac cordo con la constatazione di una caduta, nella coscienza dei più, del rispetto verso l ’ autorità (68,1% M e 58,1% F). L ’ ipotesi che vorrebbe, nella gestione della cosa pubblica, più necessari

28 Spesso si registrano scarti percentua li a favore delle donne: in particolare nell ’ affermazione che riguarda l ’ attua le caduta del rispetto per l ’ autorità ( — 10,0% rispetto alle risposte dei ma schi); nel non ritenere che i sindaca ti abbiano troppo peso in Italia

( — 13,2%); nella richiesta di una mag giore autonomia internazionale (+12,9%); nel pensare che sia neces sario affidare ai lavoratori un ruolo caratterizzato da maggior potere ( + 7,8%); nel rifiutare sia una conce zione che vuole diffusa la mancanza di

voglia di lavorare (+ 10,8%), sia una visione autoritaria dei rapporti con i su balterni ( + 8,9%)- Infine esse si mo strano più favorevoli dei maschi verso il divorzio e l ’ aborto (rispettivamente + 5,9% e +4,9%).

94

Made with FlippingBook. PDF to flipbook with ease