Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

re la politica estera italiana da quella degli Stati Uniti. E, inoltre, fra essi, solo il 30,5% condan na l ’ uso della violenza (ed è la percentuale più bassa fra quelle registrate), mentre una parte consistente tende, più degli altri, a giustificarla quando sia necessaria per ristabilire l ’ ordine so ciale e il rispetto dell ’ autorità (51,6%). I terreni ideologici di contrapposizione inter na sono, relativamente ridotti: riguardano la ca pacità dei partiti di rappresentare i giovani e le donne e la loro disponibilità ad impegnarsi per un reale cambiamento. Soltanto una parte dei giovani di destra (56,2%) ritiene oggi diffusa la mancanza di voglia di lavorare e divide l ’ uma nità in deboli e forti (48,8%); va aggiunto però che queste convinzioni, anche se non raccolgono la maggioranza dei consensi, sono presenti quasi esclusivamente in questo sottogruppo. Le altre figure politiche che abbiamo indivi duato risultano molto più eterogenee in rappor to a questi stessi contenuti ideologici: per esem pio, i giovani che si collocano area del rifiu to del voto, se si caratterizzano, lo fanno per l ’ accentuazione di alcune critiche, peraltro pre senti anche in altri sottogruppi, verso le istitu zioni e le forme tradizionali del far politica (i partiti, i sindacati, i politici, e, soprattutto, per il rilievo che assumono, quasi esclusivamente al loro interno, spinte diverse, posizioni contrap poste, e atteggiamenti in generale poco diffusi tra gli altri studenti. Tra tutti i giovani di que st ’ area, insomma, è presente un certo radicali smo nell ’ affrontare aspetti e problemi specifici, ma manca una caratterizzazione ideologica omo genea. Vi è la compresenza di una molteplicità di orientamenti e, per molti tratti, essi sembrano più vicini alle posizioni degli incerti che a quelle politicamente più precisate; alle critiche ai parti ti (perché non vogliono un reale cambiamento, 74,8%; perché non rappresentano i giovani e le donne, 72,8%; perché i politici chiacchierano molto e fanno poco, 91,3%), non si accompagna un rifiuto generalizzato della politica; eppure, fra essi, si rintracciano le percentuali più elevate di quanti considerano la politica «un affare spor co» che non li riguarda (45,3%). E inoltre, sol tanto fra essi acquista una certa consistenza l ’ ipotesi della necessità di vivere alla giornata senza progettare il proprio futuro (32,2%). Le aree di omogeneità ideologica si precisano, dunque, notevolmente se le opinioni politiche sono lette in funzione della scelta elettorale ef fettuata; gli item che raccolgono una maggioran za consistente (cioè superiore in ogni caso al 70% delle risposte) in tutte le posizioni politiche risultano essere soltanto tre: «i partiti politici ita

liani sono troppo numerosi»; «i politici chiac chierano molto e fanno poco»; «oggi tutti pensa no a far quattrini e nessuno si preoccupa del be ne del paese». L ’ andamento dei dati, il riscontro quasi siste matico, di differenze percentuali in relazione al le affermazioni sottoposte agli intervistati, di mostrano l ’ esistenza di connotazioni peculiari, di modi differenti, e in molti casi contrapposti, di leggere e interpretare la realtà sociale, i rap porti con gli altri. Diversi sono i giudizi sui parti ti, sulla violenza, sulle organizzazioni e il ruolo dei lavoratori; le valutazioni sul terreno dei dirit ti civili ; la visione dei rapporti sociali, della natu ra umana, dell ’ uso della coercizione, della vio lenza politica; la concezione dell ’ autorità, del protagonismo e del carisma personale. La sottoli neatura di questi aspetti distintivi, però, non può portare a concludere che le aree politiche in dividuate siano connotate univocamente in ter mini ideologici: anzi, all ’ interno delle stesse aree, come crediamo di aver già messo in eviden za, molte tematiche sono sovrapposte o addirit tura contrapposte, persistono terreni di contrad dizione e di divaricazione. Ciononostante, ci sembra che, complessivamente, emergano alcu ne figure molto precisate dal punto di vista ideo logico e che alcuni aspetti, alcune opinioni, fac ciano parte del patrimonio culturale delle rispet tive posizioni politiche. 3.1. La fruizione della scuola Le modalità di frequenza delle lezioni — e cioè l ’ incidenza delle assenze scolastiche vere e proprie, dei ritardi negli ingressi e delle uscite dall ’ aula in corrispondenza delle lezioni che si ritiene opportuno evitare — appaiono oggi uno degli aspetti importanti del rapporto tra i giova ni e la scuola e, allo stesso tempo, un indicatore indiretto del loro rapporto con gli studi, soprat tutto alla luce di alcune convinzioni piuttosto diffuse tra gli insegnanti 31 , secondo le quali le assenze sarebbero sempre più numerose, le mo dalità di presenza alle lezioni sempre più irrego lari e, soprattutto, entrambi i comportamenti ri guarderebbero via via fasce sempre più larghe di studenti, tanto da potersi definire generalizzati. I dati da noi rilevati riguardano le assenze vo lontarie (non giustificate cioè da motivi di salu te) di un ’ intera giornata scolastica 32 ; non dispo nendo di termini di confronto, in quanto non ri sultano essere state compiute precedenti ricerche 3. Studenti e scuola

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