Problemi della transizione 1982
Un'ipotesi di lettura della cultura giovanile
di continuare ad utilizzare categorie politico ideologiche per tracciare discriminanti nella cul tura giovanile che non fornire un ’ utile ipotesi esplicativa. La ricerca si proponeva dunque di indagare la «cultura giovanile», i suoi livelli di omogeneità o di disomogeneità, attraverso l ’ analisi di uno dei suoi più importanti settori — quello studentesco — decidendo tuttavia di studiarla non in sé, ma in rapporto a comportamenti e pratiche sociali. A questo scopo si decideva di mettere a fuoco e di approfondire soprattutto due aspetti — l ’ immagine della scuola e il rapporto con la poli tica — toccando altri temi, come la famiglia, il lavoro, il tempo libero, solo attraverso alcune domande, ma senza indagarli a fondo. Il set di domande messo a punto nel questio nario (dopo una serie di incontri con gruppi di studenti e l ’ elaborazione di temi da parte di questi ultimi) doveva servire ad analizzare gli orientamenti verso la scuola e gli orientamenti verso la politica a due livelli distinti ’ , un livello che potremmo definire più ideologico-astratto (riguardante cioè opzioni generali, definibili in termini di adesione a concezioni e immagini del la società) e un livello più legato all ’ esperienza concreta (riguardante cioè il modo in cui concre tamente e quotidianamente ci si rapporta agli al tri, o si vivono certe attività: ad esempio il modo con cui ci si rapporta agli insegnanti, il modo in cui si vivono e si valutano voti e interrogazioni, o la propria partecipazione a gruppi e associazio ni). Inoltre le domande di atteggiamento erano affiancate da un ’ ampia serie di domande di comportamento (dalla partecipazione ad associa zioni di vario tipo, allo svolgimento di attività lavorative ecc.) che ci hanno poi permesso di ri costruire i meccanismi di formazione degli orien tamenti stessi. Misurare il livello e il tipo di so cializzazione in vari ambiti — dalla socializza zione scolastica a quella che avviene nei gruppi dei pari, o in altre forme associative — rendeva cioè possibile studiare il modo in cui l ’ esperienza o il contesto specifico in cui l ’ individuo opera in fluisce sulla formazione di opinioni, valori, at teggiamenti. Detto ciò in via preliminare, le osservazioni che seguono vogliono in primo luogo rispondere ad alcune domande chiave sulla «cultura giova
di Loredana Sciolla
1. Premessa
Queste note rappresentano una riflessione a partire dai risultati di una ricerca sugli studenti delle scuole medie superiori di Torino compiuta nel 1978 1 . Lo scopo della ricerca era quello di in dagare un «campo», quello della «cultura giova nile», che sembrava caratterizzato da una cre scente omogeneità, ma di cui non si riuscivano a cogliere i tratti distintivi, le dimensioni cioè in grado di definirlo e di strutturarlo. D ’ altro canto alcune tra le interpretazioni ri correnti in sociologia che vedono l ’ omogeneità della cultura giovanile come l ’ effetto di un gene rale appiattimento e livellamento su un ’ unica dimensione, per lo più definita dall ’ assunzione di atteggiamenti e comportamenti stereotipati ed eterodiretti, non riusciva a render conto pro prio di alcuni orientamenti e strategie che ci sembravano assai diffusi tra gli studenti fin dai primi incontri e colloqui che avevano preceduto l ’ indagine vera e propria attraverso il questiona rio. Mi riferisco alla esistenza di una forte capa cità autoriflessiva dei soggetti, ad una generale tendenza a non identificarsi in ruoli precostitui ti, a scegliere in base ad un modello di tipo attri butivo/affettivo piuttosto che di tipo acquisiti- vo/strumentale, a ridefìnire il senso di attività e pratiche sociali. Un ’ interpretazione in chiave di livellamento e di univocità sembrava esprimere più lo scorag giamento del ricercatore di fronte alle difficoltà
1 I risultati sono stati pubblicati in L. R icolfi , L. S ciolla , Senza padri né maestri, De Donato, Bari 1980.
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