Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di tipo «acquisitivo», come il successo, la carrie ra, il reddito, rappresentano una minoranza (15 % ). Ma sono relativamente pochi anche colo ro che puntano su altri criteri — per così dire — meno «impegnativi» o, se si preferisce, che il sen so comune giudicherebbe più «realistici» e rag giungibili in una società in cui la mobilità verti cale sembra essere sempre più privilegio di po chi. Mi riferisco a criteri come la sicurezza dell ’ impiego che sono ritenuti importanti nella scelta del lavoro futuro da circa uno studente su cinque. La grande maggioranza (64%) privile gia, invece, il contenuto concreto del lavoro, os sia aspetti non strumentali, ma legati alla sua qualità: dall ’ «interesse» che esso può rivestire per la realizzazione e soddisfazione personale, al ti po di relazioni interpersonali che consente, all ’ utilità sociale che presenta. Se si pensa che la preferenza per questo criterio non si accompagna affatto — come talune analisi hanno suggerito — ad un atteggiamento di estraneità o di rifiuto nei confronti del lavoro in quanto tale, potrem mo sostenere che la crisi degli orientamenti ac quisitivi non si traduce in un abbandono tout court dell ’ etica del lavoro, ma nel tentativo di ri definirne il senso. Molte ricerche condotte in questi ultimi anni in Italia 2 hanno d ’ altro canto dimostrato come questa concezione del lavoro sia diffusa non solo nel settore studentesco, ma riguardi l ’ intera con dizione giovanile. Anche per quanto concerne la scuola, gli inse gnanti, quei meccanismi su cui si regge la scuola come istituzione (voti e interrogazioni) gli stu denti mostrano un atteggiamento assai poco competitivo e assai poco propenso ad attribuire importanza a quegli aspetti — come la discipli na, l ’ ordine, la severità — su cui tradizional mente si fondava il ruolo dell ’ insegnante. La critica all ’ autorità scolastica, che non assu me — se non in pochissimi casi — i toni del ri fiuto ideologico, che si presenta, in altri termini, «deideologizzata», si sposta su un terreno nuovo e, in certa misura, «inesplorato» dalla carica an tiautoritaria dei movimenti studenteschi della fi ne degli anni sessanta: quello delle relazioni e dei rapporti intersoggettivi. La domanda che emerge con maggior forza, insieme alla richiesta di preparazione, è quella che potremmo definire
nile». Una prima domanda riguarda il contenuto degli orientamenti culturali degli studenti: in che misura e in che senso si può parlare di «omo geneità» della cultura giovanile? Si possono indi viduare cioè degli orientamenti emergenti che sono così ampiamente diffusi nel mondo studen tesco da poter dire che non sono espressione di un suo settore o gruppo particolare, ma lo attra versano, per così dire, trasversalmente? Una se conda domanda riguarda invece le cause o, me glio, i meccanismi di formazione della cultura giovanile: quali sono i fattori sociali che influen zano maggiormente questi orientamenti? Una terza domanda, assai più complessa, riguarda i modi in cui si struttura la cultura giovanile. Al di là dei contenuti espressi dalla cultura giovanile esistono delle dimensioni più profonde, delle strutture e dei codici che li organizzano oppure si deve pensare alla cultura giovanile — seguen do alcune opinioni diffuse — come ad un mag ma fluido ed indifferenziato? Vorrei infine avan zare un ’ ipotesi di lettura della cultura giovanile in rapporto ai processi più generali di complessi- ficazione e di differenziazione della società mo derna. 2. Gli orientamenti emergenti Se per orientamenti emergenti definiamo quegli orientamenti che sono diffusi alla larga maggioranza degli studenti e che tendono ad omogeneizzare e non a dividere l ’ universo cultu rale studentesco, possiamo osservare un fenome no molto interessante. In tutti gli ambiti analiz zati — dalla scuola, al lavoro, alla politica — si affermano orientamenti e valori che — definen doli per il momento in negativo — potremmo chiamare di tipo «non acquisitivo». Disciplina, successo, carriera, prestigio sociale cedono il pas so all ’ autorealizzazione e autodeterminazione, alla solidarietà e reciprocità dei rapporti. Non potendo illustrare in questa sede in mo do completo l ’ emergere di tali orientamenti nei vari settori presi in esame dalla ricerca, mi limi terò a fare alcuni esempi. Per quanto riguarda l ’ atteggiamento verso il lavoro, gli studenti che indicano come criterio principale di scelta valori
2 Per un ’ analisi delle ricerche in que sto campo cfr. RlCOLFI, SciOLLA, op. cit. , cap. II.
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