Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
da C. Lasch, alcuni anni più tardi in riferimento soprattutto alla cultura americana, come indebo limento e degradazione dell ’ individualismo bor ghese classico, una sorta di «etica dell ’ autocon servazione» e «della sopravvivenza personale», una risposta cioè adattiva rispetto a un sistema sempre più burocratizzato e incapace di soddi sfare aspirazioni e aspettative. Ma né l ’ interpretazione «ottimistica» in Ingle- bart né quella solo apparentemente più cinica e disincantata di Lasch sono, a mio parere, piena mente soddisfacenti. Come cercherò di dire nelle pagine finali di queste note è solo a partire dai processi di differenziazione sociale e dai cambia menti nei meccanismi di formazione dell ’ iden tità che anche certi tratti distintivi della cultura giovanile possono essere compresi nel loro senso e nella loro portata. L ’ interpretazione di Ingle- bart 4 che riformula in chiave sociologica la teoria dei bisogno di Maslow, partendo dalla constata zione della presenza relativamente più consi stente di orientamenti «postborghesi» ai livelli intermedi della stratificazione sociale, la spiega riconducendola essenzialmente a fattori di tipo economico. L ’ orientamento innovativo dei gio vani nei ceti medi sarebbe dovuto, secondo que sta chiave di lettura, alle maggiori possibilità economiche delle loro famiglie che consentendo la piena soddisfazione dei «bisogni primari», os sia dei bisogni più fondamentali — sicurezza, sussistenza — lascerebbero, per così dire, mag giore spazio ad altri tipi di bisogni, «secondari», come quelli relativi alla sfera estetica e culturale. Non voglio qui soffermarmi sulla tesi di fondo dell ’ esistenza di una gerarchia fissa e immodifì- cabile dei bisogni che è già stata molto discussa e criticata in ambito psicologico 5 , ma piuttosto sottolineare che l ’ interpretazione di Inglebart fi nisce per stabilire un legame alquanto meccanico tra condizione di classe e forme della soggetti vità. In altri termini, si sottovaluta l ’ influenza che gli elementi dell ’ esperienza tipica dei giovani —
dalla scuola, ai gruppi dei pari, ad esperienze culturali, associative, lavorative autonome — hanno nel mediare i condizionamenti dell ’ origi ne e, a volte, nel modificarli sostanzialmente. Gli orientamenti «emergenti» che costituisco no i tratti più omogenei e diffusi della cultura giovanile sono proprio quelli che maggiormente resistono ai tentativi di renderne conto attraverso i dati dell ’ origine familiare. Se consideriamo i meccanismi attraverso i qua li tali orientamenti si formano vediamo infatti che sembrano prodursi secondo linee orizzonta li, attraverso canali diversi dalla famiglia d ’ origi ne, canali e forme di mediazione molteplici, non riconducibili cioè ad un unico centro. I luoghi privilegiati di formazione di questi orientamenti si spostano dunque in gran parte all ’ esterno del la famiglia, nella scuola, nelle associazioni — da quelle più informali come i gruppi dei pari a quelle più strutturate come le associazioni politi che e culturali — , nell ’ esperienza lavorativa (che coinvolge un numero sempre crescente di stu denti). Quanto maggiore è il numero di livelli asso ciativi e di tipi di esperienza in cui lo studente investe e, nello stesso tempo, «disperde» le pro prie energie, tanto maggiori sono le possibilità che egli manifesti e si riconosca in modelli cultu rali come quelli fin qui analizzati. E interessante sottolineare a questo proposito che i meccanismi orizzontali che rivestono, come abbiamo detto, un ’ importanza fondamentale nella formazione degli orientamenti culturali di tutti gli studenti, appaiono ancora più rilevanti e decisivi per le ragazze di quanto non siano per i loro coetanei maschi. Inoltre e, potremmo dire, coerentemente, so no proprio le studentesse che, diversamente da quanto avveniva in passato, anche un passato as sai prossimo 6 , manifestano non solo orientamen ti più progressisti sul piano politico, ma anche più innovativi sul piano culturale. Sembrerebbe che per le ragazze, ancor più che
4 Cfr. soprattutto R. INGLEBART, Thè Silent Revolution in Europe: lnterge- nerational Change in Post-lndustrial Societes, in «Thè American Politicai Science Review», 65, 4, dicembre 1971, pp. 991-1017 e, dello stesso au tore, Thè Silent Revolution. Changing Values andPoliticai Styles Among We stern Publics, Princeton University Press, Princeton New York, 1977. Un ’ interpretazione analoga per quanto riguarda la situazione italiana è stata sviluppata da C. T. A ltan , 1 valori difficili. Inchiesta sulle tendenze ideo logiche e politiche dei giovani in Italia,
Bompiani, Milano 1974, e C. T. A l - TAN, A. M arradi , Valori, classi socia li, scelte politiche. Indagine sulla gio ventù degli anni settanta, Bompiani, Milano 1976. 5 Cfr. H all e L indzey , Teorie della personalità, Boringhieri, Torino 1966, soprattutto cap. Vili, pp. 316-320. 6 Mi riferisco ai dati della ricerca ISVET che, ancora agli inizi degli anni settanta, mostravano che le ragazze continuavano ad esprimere orienta menti più moderati sul piano politico e più tradizionali anche su quello cultu
rale dei coetanei maschi (Cfr. ALTAN, 1 valori difficili cit., soprattutto le tabel le a p. 154). Oggi la distanza tra maschi e femmine continua ad essere rilevante, ma il se gno di questa differenza si è rovesciato. Basti pensare — a titolo di esempio — che tra le ragazze la propensione verso la sinistra raggiunge il 72%, ben 15 punti più dei ragazzi.
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