Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
per strutture associative qui si intendono solo quelle esterne alla scuola, dall ’ associazionismo culturale a quello sportivo, da quello politico a quello religioso — . Se a questi aggiungiamo la normale frequenza all ’ istituzione scolastica, la partecipazione a qualche tipo di comitato stu dentesco, lo svolgimento di un ’ attività lavorativa (sempre più estesa durante l ’ anno scolastico), ol treché, naturalmente, la presenza all ’ interno della famiglia di origine, risulterà chiara l ’ entità e l ’ intensità del processo di differenziazione. E difficile non vedere come questo processo abbia dei risvolti importanti anche per quanto riguarda la formazione dell ’ identità. L ’ indeboli mento della famiglia come centro unificante dell ’ esperienza non significa necessariamente — come nella visione marcusiana — che tale centro si sposta al di fuori, nella scuola e nei mass me dia. Significa piuttosto che il processo di forma zione dell ’ identità non ha più un solo centro, ma una pluralità di centri. La difficoltà dello stu dente attuale a riconoscersi nel suo ruolo di stu dente — letta da alcune interpretazioni frettolo se come «estraneità» alla scuola, venir meno della funzione socializzante di quest ’ ultima — riflette piuttosto la molteplicità delle appartenenze, e non solo di quelle reali ma anche di quelle — co me diremo tra poco — immaginate come possi bili. Detto in altri termini, lo studente può non riconoscersi pienamente nel suo ruolo di studen te allo stesso modo in cui non si riconosce piena mente nemmeno nel suo ruolo di figlio o di ap partenente a un gruppo politico o a una squadra sportiva e riconoscersi, invece, parzialmente in ciascuno di essi. Egli inoltre può riconoscersi «al trove», caricare di significato pratiche e attività future (un lavoro, la partecipazione a un grup po, un ’ attività artistica ecc.) che il contatto e lo scambio costante di informazione con altri stu denti che già ne fanno esperienza gli fa percepire come possibili. Tutta una serie di fenomeni co me certe forme di minimizzazione dell ’ investi mento nell ’ attività scolastica, la diffusione dell ’ assenteismo come fatto normale, quella sor ta di resistenza ad assumere i ruoli sociali come entità predefinite acquistano in questo contesto un nuovo significato. Essi possono tranquilla mente convivere con la consapevolezza dell ’ im portanza della scuola, della preparazione profes sionale e culturale e della necessità di un cambia 18 Per l ’ utilizzo di questo concetto in
mento, magari anche radicale, dell ’ istituzione. E come se si dicesse: «per la parte di me che si trova qui, a fare i conti con lo studio, voglio che la scuola cambi; ma c ’ è una parte di me che si realizza fuori e mi impedisce di spendervi più di tanto le mie energie». E forse proprio la difficoltà di gestire queste molteplicità simultanee di sé, di vincere la loro costante tendenza alla dispersione che rende la cultura giovanile così riflessiva, così attenta e così preoccupata a definire i propri margini di libertà e di autodeterminazione e nello stesso tempo così composita ed eterogenea quasi fosse il risul tato di un bricolage nelle sue dimensioni più profonde. Ma c ’ è un altro aspetto del processo di diffe renziazione sociale che è forse ancora più impor tante per comprendere i mutamenti nei mecca nismi di formazione dell ’ identità. Si tratta di un processo che potremmo definire di differenziazione simbolica™ intesa come mol tiplicazione delle possibilità culturali percepite dai soggetti. In questa prospettiva la situazione culturale dell ’ individuo sarebbe caratterizzata dall ’ assen za di punti di riferimento unitari, di un sistema di simboli sociali condivisi, e dalla presenza non solo di definizioni contrastanti della stessa realtà, ma di diversi «mondi» tra loro in conflit to.^ E ciò che, per certi versi, suggeriscono autori tra loro anche molto diversi come Luhmann quando parla dell ’ eccesso di possibilità di espe rienze e d ’ azione rispetto a quelle di volta in vol ta attualizzate 18 9 o come Berger quand mette in luce la «pluralizzazione dei mondi vitali» nella società moderna 20 che genera una dilatazione dei possibili, l ’ apertura e la fluidità crescenti dell ’ orizzonte di scelte degli individui. Non solo, dunque, i ruoli sociali si moltiplica no e diventano incoerenti ed è sempre più arduo per l ’ individuo riconoscersi in una singola collo cazione, ma essi non sono più percepiti come fis si e predeterminati, ma come relativamente aperti e, a volte, in conflitto tra loro. Il problema per l ’ individuo che si trova a fron teggiare una situazione di questo genere non è tanto quello di rinunciare, per così dire, alla pro pria unitarietà e di assumere, di volta in volta, un ruolo diverso, anzi di essere di volta in volta
19 N. L uhmann , Potere e complessità sociale, Il Saggiatore, Milano 1979. 20 P. B erger , B. B erger , H. K ell - NER, Thè Homeless Mind, Randon House, Pelikan Books, USA 1977.
rapporto al problema dell ’ identità cfr. SciOLLA, Il concetto di Identità in So ciologia, relazione presentata al Semi nario su Complessità sociale e identità, Torino, 10-11-12 marzo 1982. Gli atti sono in corso di pubblicazione.
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