Problemi della transizione 1982

Etica del lavoro

a lungo e sono esposti ai lavori più pericolosi. Esercitano un mestiere che non hanno quasi mai scelto, senza rapporto con i loro studi e la loro qualificazione. Inoltre essi soffrono in modo cru dele la carenza di responsabilità che viene loro affidata nelle loro funzioni professionali... Il dramma che i giovani vivono con la disoccupa zione e l ’ austerità è ulteriormente accentuato dagli effetti della crisi nell ’ ambito del piano di vita. Le giovani generazioni non accettano di ve dere la loro esistenza limitata ad assicurarsi il mi nimo vitale, mangiare e dormire. Per conoscere bene la giovinezza bisogna sentire con quale for za e quale sensibilità i giovani possono vivere una simile situazione; bisogna comprendere i giovani che soffrono sulla loro pelle 6 . Non ci sarebbe dunque, in questa prospettiva, un conflitto di generazioni all ’ interno delle clas si subalterne, ma solo dei «giovani che vogliono lavorare» di fronte alla disoccupazione. In favore di queste tesi si faranno valere più avanti altri dati dell ’ inchiesta: il carattere «assai opportuno» della tesi del conflitto di generazioni. D. Linhart fa così osservare che la nozione di «allergia al la voro» è all ’ origine dell ’ attuazione dei controlli «medico-padronali», che essa serve da giustifica zione ideologica allo sviluppo di tutte le forme contemporanee di lavoro «che essa dà a coloro che dirigono il lavoro tutta la libertà per modu larlo e dirigerlo per il loro massimo profitto», di fronte a dei salariati sospettati di «farne il meno possibile» 7 . Si tratta in fondo di «ricordare che nessuna scienza, così chiaramente come la socio logia, ha una «valenza sociale», che «lo stesso di scorso scientifico è imprigionato nei rapporti di forza che svela» 8 , e che la questione della ripro duzione delle classi subalterne è una posta in gioco strategica nella Francia contemporanea. Una messa in guardia, dunque, rivolta al so ciologo: riprendere per proprio conto la nozione di «allergia» dei giovani delle classi inferiori al la voro, significherebbe «portare acqua al mulino» del patronato. Resta fermo che, senza giudicare in anticipo sulla sua estensione, il conflitto di ge nerazioni entro le classi subalterne esiste. Si tratta allora di comprenderne la logica, di renderne ragione, ovvero di darsi i mezzi per prenderlo com ’ è. E ciò che ci siamo sforzati di fare. La seconda osservazione: riguarda le novità di questa allergia dei giovani al lavoro e del con 6 Conf. Gen. du Travail, Le Peuple, n. 1013, 1-5/5/77. 7 Op. cit., nota 2. 8 P. BOURDIEU, Questions de Sociolo gie, Les Editions de Minuit, Paris, 1980, pp. 7-8.

flitto di generazioni che essa suscita. Niente sa rebbe più come prima. Prima prevalevano la co scienza professionale, il gusto per il lavoro, la fierezza per il lavoro ben fatto. Ora, secondo i la vori di A. Cottereau 9 sulla vita operaia nel XIX secolo, sembrerebbe che questa non sia che un ’ immagine agiografia (image d ’ Epinal) e che l ’ allergia dei giovani al lavoro e i conflitti di ge nerazione entro le classi subalterne siano nate con il capitalismo industriale. «Nell ’ età del capi talismo industriale, sia che si tratti di percorsi di ragazzi o di quelli di ragazze, non sembra che il lavoro operaio sia mai stato considerato come un fine in sé, suscettibile di polarizzare le speranze dei più». Una cosa è essere costretto al lavoro sa lariato, una altra cosa è aderire ideologicamente ad esso, l ’ immagine di una passata adesione al valore del lavoro farebbe piuttosto la figura di una pietosa finzione riprodotta per ogni genera zione, opponendo un ’ ideale originario alle realtà osservabili 10 . Ma se l ’ adesione al valore del lavoro non è che una finzione retrospettiva e se la ribellione dei giovani usciti dalle classi subalterne, rispetto al loro inserimento nel mercato del lavoro, è nata con il capitalismo industriale, e allora questa al lergia dei giovani al lavoro non potrebbe essere messa in conto alla «moda del tempo» («l ’ eredità dello spirito del maggio ’ 68, della contestazione dei valori tradizionali delle società industriali e in particolare dell ’ etica del lavoro»). Non si trat terebbe dunque di un fatto di congiuntura, ma di un fatto di struttura: l ’ inserimento dei giova ni provenienti dalle classi subalterne nelle posi zioni inferiori della divisione del lavoro non è automatico. In altri termini se la riproduzione endogena delle classi subalterne si opera obietti vamente, essa non si impone di colpo nelle co scienze degli stessi che, appartenendo a quelle classi, non possono che riprodurle obiettivamen te. «L ’ adattamento ad una posizione subalterna implica una forma di accettazione della domina zione» 11 e «la necessità impone un gusto per la necessità, che implica una forma di adattamento Una riproduzione problematica

9 A. COTTEREAU, Les jeunes contre le boulot: une histoire vieille comme le capitalisme industriel, in «Autre- ment», n. 21, ottobre 1979. 10 Op. cit. , nota 8. 11 Op. cit., nota 3, p. 448.

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