Problemi della transizione 1982
Etica del lavoro
Classificazione ed auto-classificazione nella gerarchia della ricchezza e del tempo Ubero Quale che sia la diversità dei primi operai oc cupati, tutti i racconti testimoniano la esiguità dei salari inizialmente percepiti. Con la prima busta-paga, si manifesta la vacuità della speran za «di avere del denaro» andando a lavorare: a calcoli fatti, il salano percepito permette di ri produrre la propria forza lavoro. Gli orari di lavoro, i tempi di viaggio trasfor mano «il tempo libero» in poca cosa. Alla spe ranza delusa di «avere del denaro per divertirsi», si sostituisce la constatazione di non avere più il tempo. Salario e tempo libero non si valutano sola mente in base alle speranze deluse, ma anche in rapporto a una estimazione dei salari e del tem po libero dei soggetti nello spazio sociale dell ’ impresa in conseguenza delle posizioni su balterne. Nel campo della divisione del lavoro, si attua il confronto del denaro e del tempo libero rispetto al salario minimo garantito e al controllo del tempo di lavoro. Così si ripete una visione della gerarchia della ricchezza e del posto che oc cupano i giovani provenienti dalle classi subal terne «in basso»; prende forma una visione della gerarchia del tempo libero e del posto che in essa essi occupano, «in basso»; si manifesta il caratte re cumulativo delle differenze (degli scarti): co loro che hanno i più alti salari sono anche coloro che hanno più tempo libero e inversamente. Collocazioni e auto-collocazioni negative in una gerarchia della ricchezza e del tempo libero, in un paesaggio sociale in cui la visibilità (vedere il «padrone») 42 comporta uno scarto massimo tra «colui che si arricchisce» e «coloro che fanno un lavoro da cani», tra «coloro che guadagnano tre volte niente» e «coloro che non lavorano e hanno denaro senza sapere cosa farne». Collocazioni e auto-collocazioni negative in un paesaggio socia le di cui non si intende l ’ orizzonte, in alcuni ca si, al di là del «mondo degli uffici». Al «fuori, freddo, sporcizia, sacrificio, in piedi, penoso e mal pagato», si oppongono allora «dentro, cal do, pulito, leggero, seduto, facile e ben pagato».
Classificazione e auto-classificazione nella gerarchia del potere
Collocati, nel campo della divisione del lavo ro, «in fondo» alla gerarchia della ricchezza e del tempo libero, i giovani delle classi subalterne fanno anche l ’ esperienza della loro collocazione «in fondo» alla gerarchia del potere in fabbrica. Operai o impiegati che siano, in una piccola im presa, posti direttamente sotto un piccolo padro ne, o, in una grande impresa, sotto un capo mastro o sotto un capo-ufficio, la rivolta contro «il dispotismo» dell ’ officina o degli uffici, carat terizza la totalità dei racconti: di coloro che, sprovvisti di ogni diploma professionale, si san no condannati ad occupare impieghi non quali ficati, come di coloro che, in possesso di un di ploma (professionale o tecnico), si trovano co stretti a dover fare un lavoro non qualificato. Se, nella grande impresa, il padrone e i suoi «prossi mi» non hanno spesso ai loro occhi che una esi stenza «virtuale», il «fondo» della gerarchia dell ’ impresa — in giacca bianca — è onnipre sente. Che i giovani — operai o impiegati — concedano o riconoscano loro una «utilità», una competenza («Ci vuole... Io voglio sì essere co mandato, ma non scocciato... Loro non sono pa gati per seccarmi!...») o non gliela riconoscano («loro non fanno niente!... Ispettore dei lavori fatti: non è un lavoro quello!...»), «loro», «i ca pi», incarnano quotidianamente i rapporti «do minatori / dominati», «comando / esecuzione». Da loro infine partono gli ordini che sono co stanti richiami, per coloro che devono eseguirli, della posizione che essi occupano nella gerarchia del potere, l ’ ultima: «schiavo», «ragazzo», «ser vo», «meno di niente».
Classificazione e auto-classificazione nella gerarchia delle mansioni
Nella loro diversità, infine, i racconti che i giovani fanno della loro prima professione, ri flettono le grandi tendenze della divisione del lavoro come sono descritte da M. FREYSSENET 43 e C. B audelot , R. E stablet e J. M alemort 44 .
42 «Padroni» o «accoliti» dal punto di vista dei giovani delle classi subalterne. 43 M. FREYSSENET, La division capitali ste du travati, Savelli, Paris, 1977. 44 C. B audelot , R. E stablet ej. M a
LEMORT, La petite-bourgeoisie en Fran-
ce, F. Maspéro, Paris, 1974.
145
Made with FlippingBook. PDF to flipbook with ease