Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
«La divisione del lavoro nel tipo di produzione capitalistica si effettua attraverso la separazione crescente tra parte manuale e parte intellettuale del lavoro» 45 . «Dall ’ operaio di mestiere all ’ ope raio specializzato (...) il processo di proletarizza zione non è cessato. Il capitale, dividendo senza sosta il lavoro, privando i lavoratori di ogni ini ziativa, di ogni autonomia, di ogni qualificazio ne, proletarizza sul posto gli operai che impiega (...). La proletarizzazione dei lavoratori si tradu ce, nei fatti, nella dequalificazione crescente e di massa del lavoro operaio ovvero nella distruzio ne, nella grande industria, del mestiere tradizio nale collegando il lavoro manuale e il lavoro in tellettuale al profitto reso dalla parcellizzazione delle mansioni, non esigendo dall ’ operaio più che operazioni manuali, puramente rispettive, frazionate» 46 . «La divisione crescente della parte manuale e della parte intellettuale (del lavoro) si estende ai lavoratori improduttivi (impiegati di commercio, di ufficio) 47 ». La tendenza è (...) qui, come nell ’ industria, verso la polarizzazione delle qualificazioni. Da una parte, i quadri stret tamente intellettuali incaricati di inquadrare e organizzare il lavoro, dall ’ altra, una semi proletarizzazione imposta alle sole mansioni su balterne dell ’ «esecuzione», «intensificazione del lavoro», «allineamento tendenziale dei salariati al livello degli operai», «standardizzazione del lavoro, meccanicizzazione, parcellizzazione del le mansioni, controllo del ritmo e dell ’ organiz zazione del lavoro» ecc. 48 . Nella gerarchia delle mansioni che indicano questo processo di proletarizzazione delle quali ficazioni, i giovani provenienti dalle classi subal terne, con un diploma professionale e dequalifi cato, privati del dominio del loro lavoro, o senza diploma e votati alle mansioni di «giovani tutto fare», sono collocati e si auto-collocano «in fon do». Alle mansioni legate alle posizioni che ope rai e impiegati occupano nella divisione del lavo ro, alcuni contrappongono una rappresentazione del lavoro dell ’ artista o dell ’ artigiano dove lavo ro manuale e intellettuale sono congiunti. In ge nere, nelle officine come negli uffici si misura lo scarto tra «coloro che pensano e comandano» 49 e «coloro che eseguono e non devono pensare» 50 , destinati a mansioni «senza interesse», «ripetiti ve», «inutili» (di cui il carattere utile in ogni caso sfugge loro), da «uomini-macchine».
Rivolta e disillusione: «uscirne fuori» Così, quale che sia generalmente il capitale scolastico, quale che sia il rapporto con la posi zione prevista in anticipo nel mercato del lavoro, quale che sia la posizione precisa occupata nella divisione del lavoro (operai o impiegati in grandi o piccole imprese), l ’ esperienza del primo im piego è innanzitutto quella della collocazione e autocollocazione nel fondo della gerarchia della ricchezza e del tempo libero, della gerarchia del potere, della gerarchia delle mansioni. Il loro «rapporto con il lavoro» (più precisamente con le posizioni che occupano nella divisione del lavo ro) procede contemporaneamente al rapporto con la posizione stabilita in anticipo nella divi sione del lavoro e con l ’ esperienza di queste clas sificazioni e auto-classificazioni negative. Disillusione e rivolta di coloro che sono entrati nel mercato del lavoro senza alcun diploma e per i quali «l ’ aspirazione al lavoro» si confondeva con l ’ aspirazione a uscire dalla scuola, ovvero fuggire dalle loro collocazioni e auto-collo cazioni negative nel campo scolastico e che fanno l ’ esperienza della ripetizione di questi schemi nel campo della divisione del lavoro. L ’ ingresso nella vita attiva, nell ’ universo gerarchicizzato e gerarchicizzante dell ’ impresa, non permette di fuggire al «marchio» del sistema scolastico: esso completa, raddoppia, consacra le classificazioni negative operate dal sistema scolastico e dimo stra il carattere illusorio delle compensazioni di un salario che — a prezzo di «perdere il tempo per vivere» — permette solamente di riprodurre la propria forza lavoro. Disillusione e rivolta di coloro che sono entrati nel mercato del lavoro con un diploma professio nale e che aspettavano dal loro inserimento nella vita attiva la prosecuzione della promozione in trapresa nel campo scolastico. I loro diplomi, praticamente acquisiti, non li garantiscono dalla disoccupazione, né dai bassi salari, né dai lavori subalterni. Essi sono, nella maggior parte dei ca si, come i più sguarniti di capitale scolastico, de stinati ad occupare le posizioni subalterne nella divisione del lavoro, «nel fondo» di tutte le ge rarchie presenti nello spazio sociale dell ’ impresa. «Lo scarto tra le aspirazioni che produce il siste ma d ’ insegnamento e le possibilità che esso assi
50 Cfr. H. D esbrousses e B. P eloille , Pratique et Connaissance ouvrières dans l' industrie capitaliste, C.S.H. 1975.
45 Op. cit., nota 43, p. 25. 46 Op. cit. nota 44, p. 108. 47 Op. cit. nota 44, p. 85. 48 Op. cit. nota 44, p. 134. 49 Cfr. N. D ubost , Flins sans fin, p. 14, F. Maspéro, Paris, 1979
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