Problemi della transizione 1982
Nuova rivolta giovanile
Tali sowenzionamenti provengono da simpatiz zanti, enti statali ed altre istituzioni. Di questi progetti nella RFT ve ne saranno circa 11.000 con un totale di circa 80.000 aderenti. Il numero dei simpatizzanti va da 0,5 ad 1 milione pari all ’ 1,5/2% della popolazione adulta. I modelli (obiettivi) perseguiti dai progetti al ternativi sono tra l ’ altro: lavoro ecologico e d ’ utilità sociale, autolimitazione dei «bisogni» e dei consumi, autogestione, utilizzazione collet tiva della proprietà nonché parità dei redditi (te nendo conto delle diverse esigenze individuali, parità sociale uomo-donna, abolizione delle for me estreme di distribuzione del lavoro, processo lavorativo completo e pari qualificazione profes sionale, ricollocazione del lavoro nel sociale quo tidiano, collaborazione («reticolazione») e non concorrenza. Nella prassi quotidiana tali modelli non pote rono essere finora attuati se non in modo appros simato. Per il futuro il movimento alternativo dipenderà in larga misura da come gli riuscirà di ridurre la tensione esistente tra rivendicazioni e realtà dei fatti. Nei progetti alternativi sono presenti pratica- mente individui di ogni strato sociale. Da un la to abbiamo gli emarginati volontari o fuoriusciti (Umsteiger), che agiscono per un misto di insof ferenza e critica sociale e che per lo più proven gono dai ceti medi o che comunque hanno fre quentato scuole cosiddette superiori. D ’ altro la to vi sono i reietti, gli emarginati non volontari, o quelli rimasti fuori in partenza che a loro volta provengono piuttosto da famiglie operaie o, più in genere, da ambienti di gente semplice. Ana logamente alla contraddizione esistente tra «au torealizzazione» e «autosfruttamento» ci trovia mo in presenza di una contraddizione, in termi ni di classe, tra emarginazione e autoemargina zione. Per comprendere il movimento alternativo è importante conoscere il «dentro» e il «fuori» (centro-periferia), più ancora del socialmente «superiore» e socialmente «inferiore». In questo senso, lo spettro degli ambienti sociali coinvolti può suddividersi in tre gruppi: gruppo degli in seriti, gruppo della sottocultura e gruppo della cultura intermedia. Gli inseriti, pur non abbandonando i modelli carrieristici e consumistici, ne hanno comunque una visione assolutamente critica. Essi vogliono democratizzare la società, umanizzarla e darle una impostazione ecologica. Appoggiano il mo vimento alternativo idealmente e spesso anche economicamente sperando di ricavarne un ruolo di battistrada per le modifiche del sistema da essi
auspicate, con particolare riferimento ad un rio rientamento dei consumatori ed allo sviluppo di servizi a misura di utente nel settore dei mass media, della scuola, della sanità e del tempo li bero nonché in quello della sicurezza sociale e dell ’ assistenza. Gli inseriti si battono inoltre per una crescita «qualitativa» o «selettiva»: limitazione della pro duzione industriale in cambio di un dilatamento del terziario, che viene visto meno dispendioso in termini di materiale ed energia e produttivo di occupazione nonché più ecologico. Se si pensa che due terzi dei progetti alternativi si situano nel settore dei servizi «post-industriali» (vedi ta bella), ci si rende conto come una parte del mo vimento alternativo corra il rischio, contraria mente alle sue intenzioni, di aprire semplice- mente la via a nuovi settori di mercato ed a nuo ve fasce professionali. Il gruppo della sottocultura, che si colloca all ’ estremo dello spettro, considera se stesso per lo più come controcultura. Queste aree hanno infatti rotto con i modelli carrieristici e consumi stici, spesso e volentieri precisamente dopo che da tali modelli sono stati rotti (come osserva Pe ter Bruckner). Vogliono «tutto in modo diverso», e invece della specializzazione professionale chiedono che tutti sappiano fare tutto. Non so cietà ma comunità, non isolamento ma vita di gruppo, la parola personale invece della legge del contratto, autorità e carisma e non burocra zia finalizzata, immediatezza e spontaneità e non organizzazione pianificata. Il tutto in picco lo e meno possibile in grande. Nella misura in cui si tratti unicamente di ne gare l ’ esistente, la sottocultura rimane al disotto del livello di sviluppo dello status quo, e occasio nalmente si perde anche in deviazioni regressive. D ’ altro canto, è proprio con questa critica radi cale che traspare ciò che nel sistema attuale viene meno se non addirittura represso. La cultura intermedia, infine, è composta da quanti hanno sì accesso ai due gruppi preceden ti, ma che non vi aderiscono. Per esempio con ducono in parte una vita professionale familiare normale e in parte sono impegnati in progetti al ternativi. Essi sostengono che si possa certamente fare una cosa senza con ciò trascurare l ’ altra e che semmai è meglio non fare una cosa senza l ’ altra. Tentano insomma di gettare dei ponti creando delle sintesi per il futuro da tesi tradizionali. Bi sogna dire che la loro filosofia non sembra avere vita facile dato che, cautelativamente, molti di chiarano in partenza di non capire di che cosa si tratti. È indubbio che i tre gruppi non riescono sem
155
Made with FlippingBook. PDF to flipbook with ease