Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
pre ad andare d ’ accordo. Praticamente il gruppo della sottocultura ha ricusato quello degli inseri ti, preferendo di creare nuove strutture proprie, in un certo senso senza vincoli pregiudiziali e fuori delle istituzioni. La «seconda società» delle sottoculture emarginate viene respinta dalla «prima società», né più né meno come la seconda ripudia la prima. Difficile dire se ci troviamo in presenza di un nuovo proletariato straccione (lumpenproletariat) o non di una aristocrazia stracciona. La maggioranza della popolazione di sdegna questa aristocrazia stracciona, così come questa disprezza la prima, chiamata «Okoplebs» (plebaglia ecologica). Entrambi dimenticano la comune realtà dei fatti tutt ’ altro che felice: la tendenza della so cietà a spaccarsi in «due società» con la creazione di una doppia economia: la prima a tutto favore degli inseriti nel sistema, con tanto di lavoro ga rantito, ben retribuito, qualificato, sicurezza so ciale e quanto ne consegue; l ’ altra invece com prende quelli della «seconda società» dei settori informali, che con il lavoro alla giornata, coi sus sidi assistenziali, col lavoro nero e con l ’ autar chia, si tiene bene o male a galla. Anche questa tendenza verso una doppia società produce il contrario di ciò che gli alternativi avrebbero vo luto. Mentre, in certa misura, alleggerisce il mer cato del lavoro e lo stato sociale, la tendenza alla doppia economia perpetua lo status quo. Di fronte a tutto ciò, il potenziale socialmente in novativo, in senso positivo, è dato soprattutto dal loro quotidiano sociale, e non tanto da una generica modifica del sistema quanto piuttosto dalla riforma della vita personale, che però si presenta efficace e persistente nel tempo. Al tempo stesso, con la loro azione e nei più diversi modi diffondono in altri strati della popolazione idee, valori e modi di pensare, che a lunga sca denza e per vie traverse produrranno necessaria mente sviluppi di carattere generale. Le correnti alternative possono essere conside rate come movimenti di opposizione o di rinno vamento con riferimento a determinati fenome ni di crisi dell ’ attuale fase di sviluppo del siste ma industriale. Quantunque non si capisca an cora chiaramente se la maggior parte dei progetti alternativi possano avere, nella loro forma attua le, un futuro, si può nondimeno supporre con chiarezza che i contenuti stessi del movimento alternativo un futuro indubbiamente l ’ avranno, quale ne sia la forma. Questi progetti alternativi sembrano avere conseguito un massimo di pene- trazione attorno al 1979/80. Da allora il loro nu mero ha preso a scemare, ed ora si muovono su di una specie di piattaforma. Non si può dire che
la situazione abbia fin qui registrato variazioni di rilievo. Indubbiamente il deteriorarsi della crisi economica dal secondo shock petrolifero in poi, la crescente disoccupazione giovanile e le nuove tensioni internazionali seguite alla que stione afgana hanno svolto un ruolo importante. Da allora in poi il pensiero utopico e il gusto della sperimentazione sono chiaramente passati in secondo piano. Ora il primo piano è domina to dal movimento per l ’ occupazione delle case ossia dalla nuova rivolta giovanile. Non che si tratti di qualcosa di totalmente nuovo. Anche se ora si è aggiunto un gran numero di giovani dai 15 ai 20 anni, la maggior parte degli attivisti è però rimasta nell ’ area della sottocultura. Sen nonché, il discorso che questi, o comunque alcu ni di questi, portano avanti è abbastanza muta to. Il punto nevralgico del loro discorso è quello della violenza. Un pilastro definitivo del vecchio movimento alternativo era il principio della non violenza. Ora però, un numero crescente di gio vani tende sempre più diffusamente a ricorrere alla violenza. Indubbiamente il comportamento militaresco della polizia e una serie di brutali in terventi della stessa hanno notevolmente contri buito ad aggravare la situazione. All ’ interno del movimento è in corso un di battito tra i «Musli» e i «Molli». Questi per lo me no sono gli appellativi che essi si danno recipro camente. Il «Musli» è una sana e nutriente pappa svizzera che si consuma a colazione, a base di fiocchi di avena, nocciole, latte, frutti e miele, ed è il simbolo degli alternativi perbene. Per al tro sono stati i Musli a creare il concetto diffuso di «Hausinstandbesetzung» (occupazione ed au torestauro di case). Si tratta di un gioco di parole che esprime sia l ’ occupazione che il con tempora neo restauro delle case, le quali vengono così tra sformate in «eco-case» (Okohàuser) da abitare successivamente in autogestione. Il termine «Molli» proviene da molotow- cocktail, simbolo di resistenza violenta. Vi sono due slogan che esprimono molto efficacemente l ’ ideologia dei «Molli»: «legai, illegai, scheisse- gal» (legale, illegale: tutta merda) e soprattutto «no future», parola d ’ ordine dei punks londine si: nessuna alternativa né di vita né di lavoro se non il puro e semplice tramonto del mondo. E evidente come l ’ ideologia dei Musli e quella dei Molli non siano agevolmente conciliabili. Il di scorso dei Musli si rifa alle utopie ecologiche so cialistiche, e quello dei Molli rappresenta invece una fuga disperata da qualsiasi realtà. C ’ è seria mente da chiedersi se ciò non rappresenti piutto sto uno slittamento nel totalitarismo. A partire
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