Problemi della transizione 1982

Nuova rivolta giovanile

dall ’ autunno 1981, a Berlino Ovest partecipa ogni volta alle dimostrazioni il cosiddetto «Bloc co Nero». Si tratta di volta in volta di un centi naio di giovani sui vent ’ anni, vestiti da capo a piedi in pelle nera, che addirittura cercano lo scontro con la polizia. Alcuni si definiscono di «sinistra», ma c ’ è da chiedersi se piuttosto non stiano a destra in quanto fascistoidi. Fortunata mente questo centinaio di giovani non è la pun ta dell ’ iceberg, ma effettivamente solo cento su centinaia di migliaia di giovani contestatori de mocratici convinti. Cionondimeno è augurabile che la crisi economica sia presto superata poiché, protraendosi nel tempo, i diritti fondamentali e la democrazia potrebbero correre un serio perico lo. Tre punti meritano di essere presi in conside razione in rapporto alla cosiddetta nuova rivolta giovanile. Il primo si riferisce all ’ tf/teggztfz^tf/o nei con fronti della protesta giovanile del mondo adulto. Qui ci si chiede se tale protesta sia da considerar si elemento perturbatore che si ritenga di dover «risolvere» e magari di saper risolvere, o se piut tosto non si tratti di un ’ espressione di vita, in un certo senso sana, in una comunità democratica che, in quanto e finché sarà democratica, può senz ’ altro contare sui propri poteri autocurativi. Il secondo punto si riferisce alla percezione della protesta in quanto protesta giovanile. Ci si chie de in quale misura i giovani contestatori non mettano il dito su una piaga che fa soffrire anche tanti altri gruppi della popolazione. Il terzo punto, infine, riguarda la questione della vio lenza. Ma torniamo al primo punto. È la protesta giovanile un elemento perturbatore indesidera to, o piuttosto questa protesta non rappresenta magari un contributo — non desiderabile, se vo gliamo, ma pur sempre accettabile — per una correzione di rotta in senso democratico? Oggi la maggior parte dei giovani si trova a doversi confrontare con esigenze che non ne sti molano la capacità, ma che li motivano a tirarsi indietro aspettando con la vita vera e propria. Sessualmente sarà il contrario ma, sotto l ’ aspetto professionale e sociale, per il funzionamento del sistema industriale specialmente i giovani (come pure diversi anziani) sono de facto inutili e quin di, sempre de facto, senza responsabilità, e in quanto tali vengono considerati grandi «gruppi speciali» emarginati dalle vicende rilevanti. Si potrebbe dire che restano in partenza «fuori». Purtuttavia rappresentano una maggioranza im portante quanto gli adulti, e c ’ è da chiedersi se un numero irrisorio di politici abbia veramente il

diritto di far passare dei giovani contestatori per una minoranza che passerebbe sopra la volontà della maggioranza. Per di più la società industriale individualizza in modo crescente la nostra vita, più o meno tut ti sono in grado e anzi debbono cercarsi una pro pria strada; la cosa richiede un grado elevato di capacità sociali quali possono essere: senso di so lidarietà, senso sociale, capacità di giudizio e di orientamento. Ma è di sviluppare proprio queste capacità che ai giovani vengono date troppo scar se opportunità. Essi rimangono anzi esclusi dalla vita vera e propria e, semmai, vengono predispo sti dalla scuola all ’ isolamento e al competitivi- smo, incontrando sul loro cammino abbondante ciarpame istituzionale e poche possibilità di esperienze vitali. La protesta giovanile è pertanto in prima istanza una rivolta certamente sana contro tale situazione insostenibile. C ’ è chi pensa che le scarse prospettive di vita possono essere superate con un ripiegamento su valori e ruoli tradizionali. La parziale dissoluzio ne dei vecchi valori non è che una diretta conse guenza dello sviluppo industriale. Il recupero di vecchi sistemi di valori e di legami (per esempio della «patria», della famiglia patriarcale, dei co dici di categorie professionali) non è che una grossa illusione dei conservatori e, in quanto ta le, è non solo ingenua ma addirittura produce ^/Aorientamento. Le condizioni attuali non ci consentono più, nella pluralità dei casi, di ricor rere a tali vecchi valori, e insistervi a tutti i costi non produce altro che situazioni sociali dilace ranti, uomini dilaniati e ipocrisia. Abbiamo creato una società aperta e pluralistica: ora si tratta di vivervi, e non possiamo pretendere di recintarla nel momento in cui i giovani avanzano opinioni spiacevoli. Finché il nostro sistema non sarà in grado di offrire ai giovani e agli anziani compiti di re sponsabilità, esso dovrà per lo meno avere la tol leranza di lasciare agli interessati degli spazi sia ideali che in senso strettamente spaziale ove po tersi creare, almeno in parte, un proprio modo di vivere. Chiaramente ciò non è ancora tutto, ma è il minimo che si possa chiedere. Se per esempio nei progetti alternativi si vogliono crea re un proprio sistema di vita, o se ritengono di occupare delle case vuote per restaurarle in pro prio e per abitarle, non c ’ è motivo di vedervi un problema legale per quanto riguarda i proprieta ri delle case. Semmai, e a ben maggior ragione, si tratta di un ’ espressione costruttiva di volontà di vita, divenuta per altro ormai rara, cui si do vrebbero concedere adeguate possibilità di svi luppo e a cui in qualche modo sarà sempre possi 157

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