Problemi della transizione 1982

Tristano Codignola

PSDI, era uscito volontariamente dal partito, ri nunciando così, ovviamente, ad ogni possibilità di rielezione: un bell ’ esempio di disinteresse personale che oggi sembra appartenere a tempi preistorici. C ’ era dunque il Movimento di Autonomia Socialista, nella vecchia sede azionista fiorentina di piazza della Libertà, forte dell ’ adesione di Antonio Greppi 3 , Piero Caleffi, Edmondo Cos- su, Beniamino Finocchiaro, Gaetano Pieraccini, Francesco Zanardi, Paolo Vittorelli ed altri, tra i quali, ovviamente, Piero Calamandrei. Nel mar zo 1953 Codignola stava, appunto, con il frene tico attivismo organizzativo che lo aveva reso fa moso durante la Resistenza, tessendo le fila, da i un capo all ’ altro dell ’ Italia centro-setten trionale, della compagine politica ed elettorale di Autonomia Socialista, in vista delle imminen ti, decisive elezioni politiche. Dichiaro qui la mia convinzione che non sarebbe stato possibile costituire prima delle elezioni Unità Popolare se non fosse precedentemente sorto il Movimento di Autonomia Socialista, e che non ci sarebbe stato un Movimento di Autonomia Socialista senza l ’ irriducibilità iniziale contro Saragat e Preti, e senza i mezzi organizzativi ed editoriali e il dinamismo infaticabile di Tristano Codignola. Dico questo senza nulla voler togliere ai meriti del generoso impegno degli altri compagni, e senza sottovalutare il peso che ebbero il prestigio di Calamandrei e del suo «Ponte». Ma il motore di tutta la macchina politica — i compagni lo ri corderanno — era lui, Tristano Codignola, in continua spola tra il fortilizio fiorentino del mo vimento e le decine di città e cittadine dalle qua li giungeva la notizia che anche soltanto due o tre militanti abbandonavano il PSDI (a questo precedente è corsa la mia memoria quando ho appreso che la morte lo aveva stroncato a Bolo gna, novello Sisifo impegnato a raddrizzare nuo vamente le sorti del socialismo italiano e a nu trirlo di fresca linfa, coerente fino in fondo con il proprio rigore: altro che «girovago della politi ca»!). Sapevamo benissimo che, presentando la no stra lista alle elezioni, nessuno di noi — nemme no un Calamandrei, nemmeno un Codignola — sarebbe stato eletto. Ma il disinteresse per la «medaglietta» che Calamandrei aveva già dimo

31 marzo-3 aprile 1947) Codignola abbia rifiuta to la scelta della confluenza nel PSI, che la recen te scissione di Palazzo Barberini stava lanciando verso l ’ esperienza filocomunista del Fronte De mocratico Popolare. Lo stesso impegno di lotta socialista fu alla base della ricerca — certo non solo codignoliana — di una terza via tra Nenni e Saragat, seguita con viva simpatia da Salvemini (del quale dirò più ampiamente tra poco), fino alla creazione (dicembre 1949) del Partito socia lista unitario (resa possibile dall ’ uscita di Romita dal PSI) e alla confluenza di questo in una social- democrazia che (marzo-aprile 1951) sembrava decisa a liquidare la propria sudditanza verso la DC. Fu allora che conobbi Tristano Codignola, che di quella battaglia fu uno dei maggiori protago nisti. Grazie al mio archivio personale, all ’ inter no del quale Codignola è largamente presente sia nelle annotazioni diaristiche di chi scrive sia nel fondo «carteggi», posso anche precisare luogo e data del mio primo incontro con lui: Ferrara, 16 marzo 1953. Si era ancora tutti sotto l ’ impres sione suscitata dalla recentissima scomparsa di Stalin. E non c ’ era ancora Unità Popolare, che sarebbe sorta dipoi, in aprile, in seguito all ’ usci ta di Parri dal Partito repubblicano: innesto democratico-mazziniano sul tronco socialista au tonomo già messo in piedi da Codignola, e quasi riedizione, anche nelle persone che vi si riconob bero (Enzo Enriquez Agnoletti, Piero Calaman drei, Umberto Segre, Leo Valiani ecc.), del vec chio Partito d ’ Azione. C ’ era, appunto, il Movimento di Autonomia Socialista, fondato da Codignola nel gennaio precedente e da lui immediatamente dotato del quindicinale «Nuova Repubblica». Codignola, membro della direzione del partito, era stato espulso dal PSDI per l ’ intransigente solidarietà da lui data a Calamandrei, il quale, con il gran de discorso parlamentare del 12 dicembre, nel corso del quale aveva espresso «delusione» e «sco ramento» per il «consenso ufficiale» del PSI all ’ impiccagione di Slansky, si era pronunciato alla Camera contro la legge-truffa 2 ; in segno di solidarietà, poi, con l ’ espulso Codignola, il grande giurista fiorentino, il quale, forse in virtù della sua chiara fama universitaria, se l ’ era cavata con la sospensione dal gruppo parlamentare del

berto Bobbio, voi. II, Discorsi parla mentari e politica costituzionale , Fi renze, La Nuova Italia, 1966, pp. 302-325. Il passo relativo alla condan na a morte di Slansky (poi riabilitato nell ’ agosto 1963) è a p. 319 3 Si veda ora ANTONIO G reppi , Lz

2 II testo del discorso di Calamandrei fu riportato integralmente sul primo numero di «Nuova Repubblica», il 5 gennaio 1953, con il titolo Ragioni di un'opposizione , ed è ora più agevol mente reperibile in Piero Calamandrei, Scritti e discorsi politici, a cura di Nor

morte di un « padre della patria». Codi gnola, maestro di socialismo , «Corriere della Sera», 3 gennaio 1982.

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