Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

galantomismo salveminiano che esplodeva in tutta la sua impulsività e, sia consentito di ag giungere, in tutta la sua impoliticità (una impo liticità battuta, in quel momento, soltanto da Saragat, che se la prendeva col «destino cinico e baro»). L ’ articolo cominciava così: Bisogna che io faccia pubblica ammenda per la cor belleria, che commisi sul «Mondo» del 16 maggio, consigliando il mio amico operaio a votare per uno qualunque dei tre partiti sedicenti «laici», pur tenen do stretto il naso fra il pollice e l ’ indice. Dopo aver espresso il proprio sollievo per il mancato scatto della legge-truffa, il cui successo avrebbe ingigantito il potere dei deputati demo cristiani ubbidienti agli ordini dell ’ Azione Cat tolica e dei Comitati Civici («Non ci sarebbe sta to nessun freno al fanatismo e alla prepotenza di quella gente là»), Salvemini così proseguiva: Mi sento in obbligo di rallegrarmi se gli elettori im pedirono al premio di maggioranza di scattare (...) ringrazio quei miei numerosi amici, che dopo aver let to sul «Mondo» del 16 maggio il mio articolo Un soldo di speranza?, mi scrissero e mi dissero che non erano d ’ accordo con me, e che avrebbero votato per Unità Popolare (...) debbo pubblicamente fare atto di con trizione per avere dato un consiglio, che fortunata mente lasciò il tempo che trovava. La parte finale dell ’ articolo era dedicata ad una comprensibile e legittima autodifesa. In essa Salvemini ricordò di aver chiesto fin dall ’ autun no 1952 che i partiti laici ottenessero dalla DC impegni programmatici e una «limitazione al premio di maggioranza»: tutte cose che non era no nemmeno state seriamente tentate. Che que sta richiesta da parte di Salvemini ci fosse stata era vero, e il sottoscritto se lo ricordava bene. L ’ errore di Salvemini era consistito proprio nel non aver reagito con sufficiente energia alla cor rività dei partiti laici ai voleri della DC, limitan dosi alla trovata divertente ma inaccettabile del votare «tenendo stretto il naso fra il pollice e l ’ in dice». L ’ accenno salveminiano al dibattito dell ’ au tunno 1952 si riferiva anche a coloro che, come me, fin da allora erano insorti a difesa della pro porzionale: ex socialdemocratici, ex repubblica

modo all ’ assai più dignitosa difesa autonoma degli italiani contro il «pericolo comunista». Non ammetteva che si potesse essere antistalinisti e al tempo stesso favorevoli all ’ accettazione del con tributo comunista alla lotta per lo sviluppo della democrazia in Italia. Forse questo derivava dal fatto che, costretto all ’ isolamento dagli acciacchi della vecchiaia, Salvemini non poteva beneficia re dell ’ esperienza della conoscenza quotidiana e diretta dei comunisti italiani cui quella campa gna elettorale condusse noi di Unità Popolare, dando vita a legami di stima reciproca che non sarebbero in seguito mai venuti meno. E forse la mia ostinazione riproponeva alla sua memoria, si parva licei, ciò che un giorno gli aveva detto il suo maestro Villari, quando lo aveva scoperto so cialista: «Seminiamo malve e nascono rosolacci». Ed ecco come Tristano Codignola fu all ’ origi ne, con una sua scelta editoriale, della ripresa, a quattro anni di distanza (1952-1956) del mio dialogo con Salvemini. Ma procediamo con ordi ne. Ho già ricordato il contributo, in sé modesto, ma determinante, di Unità Popolare al mancato «scatto» della legge-truffa alle elezioni del 7 giu gno 1953. Con i nostri 171.000 voti (non erava mo presenti in tutte le circoscrizioni), facemmo mancare agli «apparentati» di centro (DC - PLI - PSDI - PRI) i 57.000 voti necessari al raggiungi mento della maggioranza assoluta dei suffragi (e anche allora ci fu l ’ interferenza statunitense: l ’ ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, signora Clara Boothe Luce, «ammonì pubblicamente che se la coalizione di centro avesse perso, vi sarebbe ro state conseguenze sfavorevoli per l ’ Italia, per quanto riguardava l ’ appoggio americano») 4 . Da ta l ’ entità aberrante del premio di maggioranza, con quei 57.000 voti in più alla coalizione di centro la DC avrebbe conseguito la maggioranza assoluta alla Camera, con le conseguenze clerico- reazionarie che è facile immaginare. «Il Ponte», la rivista di Piero Calamandrei, aveva fiancheggiato, durante la campagna elet torale, l ’ azione politica di Unità Popolare. Sul numero del «Ponte» immediatamente successivo alle elezioni comparve un articoletto di Salvemi ni significativamente intitolato Atto di contri zione («Il Ponte», 1953, pp. 1065-1071). Era il

4 N orman K ogan , L'Italia del dopo guerra. Storia politica dal 1945 al 1966, trad. it., Laterza, Bari 1968, p. 97.

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