Problemi della transizione 1982
Tristano Codignola
di UP a nome dei quali gli avevo rivolto l ’ espres sione della mia solidarietà. Ma io non ho potuto inviargli alcuna segnalazione, perché quei com pagni sono tutti, come me, nel PCI: chi, come il sottoscritto, attraverso la confluenza del PSIUP, chi per adesione personale e diretta. Mi propongo di dedicare, in un secondo mo mento, uno studio al ruolo svolto da Codignola nella politica e nella cultura politica dell ’ Italia dell ’ ultimo mezzo secolo. Queste modeste note, che licenzio a un mese dalla sua morte, sono sol tanto il tentativo di esprimere all ’ indimenticabi le maestro di socialismo, che è andato troppo presto a raggiungere Carlo e Nello Rosselli, Cala mandrei, Salvemini, Ernesto Rossi, Lussu, Calef- fi, Nenni e Parri, la mesta gratitudine dell ’ amico e compagno rimasto a combattere la stessa batta glia in una realtà paurosamente impoverita dalla loro assenza.
Carissimo, ti ringrazio della tua lettera di solida rietà, che mi ha fatto molto piacere. Si tratta di un ’ iniziativa di estrema difficoltà, ma che meritava prendere: credo che Craxi abbia perduto più credito in questa settimana che in cinque anni. Naturalmen te, anche se questo è un buon risultato, è appena l ’ inizio di un ’ azione che troverà il muro davanti a sé: soprattutto fra i militanti attuali del PSI, mentre forse maggiori possibilità si aprono fra i non socialisti. Vor remmo riuscire non soltanto a creare un punto di rife rimento socialista con le Leghe, ma anche ad avviare un discorso confederale fra i gruppi minori nei quali la sinistra si trova dispersa. Molto aiuto lo attendiamo anche da Voi: anzi, se hai qualche segnalazione utile da farmi avere, te ne sarò grato. Intanto abbiti molti affettuosi saluti UP. Ricevendo questa lettera, m ’ è come parso di riudire la voce del Codignola del 1953. Quel «Voi» maiuscolo si riferiva agli altri ex compagni
Appendice Lettera aperta di un uomo libero a Gaetano Salvemini Ferrara, 25 settembre 1952 Spero che il «Mondo» voglia ospitarmi, malgrado nessuno mi conosca, non foss ’ altro per dare una conferma della propria indi pendenza politica già più volte dimostrata, non foss ’ altro perché nessun quotidiano italiano pubblicherebbe questa mia lettera aperta a Salvemini. Cercherò di essere breve, egregio Salvemini, per quanto mi è possibile. Non dubito della sua buona fede de mocratica e laica, ma c ’ è qualcosa di astratto e gratuito nel suo ar ticolo dal titolo «Proporzionale sproporzionata». Vi è qualche luo go comune. Posso sbagliarmi, ma mi si ascolti, se non altro in no me della delicatezza del momento che attraversiamo e dell ’ impe gno morale che mi sollecita a scrivere. Alla base del suo scritto, indirizzato soprattutto a quei centro sinistra e sinistra riluttanti al premio di maggioranza, c ’ è una pre giudiziale anticomunista alimentata esclusivamente ed esatta mente dallo stesso stato d ’ animo che consacrò il successo della DC nel 1948. Vogliamo esaminarla insieme, alla luce di questi quasi cinque anni di «dieci per cento» di vita democratica? Anzitutto noto che Lei scrive: «Basta che esse (le minoranze) non siano total mente defraudate della possibilità di far sentire la loro voce». No, egregio Salvemini, non basta. Lei ricorderà certamente la discus sione sull ’ aumento agli statali, quando alcuni democristiani si unirono all ’ opposizione per votare contro il Governo. I nostri sta tali non avrebbero avuto quel sacrosanto aumento se le elezioni del ’ 48 fossero state alterate nel modo che Lei oggi ammette e so stiene. Lei ha dimenticato di dire, all ’ inizio del Suo articolo, che in Parlamento le minoranze votano. In un regime di democrazia parlamentare codesto elemento non mi pare trascurabile. E non
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