Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

mi risponda che quella voce sarebbe sufficiente ad aprire gli occhi a molti uomini della maggioranza, quando è ormai chiaro che essi vengono eletti proprio per tenerli chiusi. Non lo dico io: lo dice Lei: «Ma gli uomini sono quello che sono, e una regola di gioco elettorale che li trasformi tutti in angeli, non è stata trovata ancora da nessuno: è anche molto se non sono incoraggiati nelle loro ten denze diaboliche: bisogna contentarsi di quel che la povera uma nità può dare di meno peggio in questa valle di lagrime». Ma c ’ è assai di più. Sono d ’ accordo con Lei sul «pessimo», cioè sulle forze clerico-fasciste. Sappiamo tutti quel che farebbero se potessero. Ma cerchiamo di essere sereni e concreti, sforziamoci di arrivare alla «realtà effettuale» dei vari pericoli che ci minacciano. Non scendiamo sul terreno dell ’ insulto, purtroppo instaurato e battuto da tutti i partiti, e dei luoghi comuni. Non definiamo co desti nostri avversari clerico-fascisti come dei mostri. Hanno anch ’ essi una loro fede e una loro buona fede. Limitiamoci a non accettare assolutamente, ma in termini storici, le conseguenze po litiche dei loro atteggiamenti morali e religiosi. Non rifiutiamoci di usare gli strumenti della critica marxista per mettere a nudo la natura economica (conservatrice) del loro fascismo. Non come loro noi vorremmo combattere il cosiddetto «pericolo comunista». Noi vogliamo combatterlo salvando la democrazia, essi sono disposti anche a servirsi di un qualunque Salazar o Mussolini di passaggio, e sappiamo benissimo come: cioè dall ’ interno della stessa compa gine democratica. Su questo siamo d ’ accordo. Ma vediamo ora di esaminare il «pericolo comunista», cioè, secondo Lei, il «peggiore del pessimo». Perché il PCI è il «peggiore del pessimo»? Lei questo non lo dimostra. Lei si limita a ripetere vieti e triti e generici e astratti slogans. Lei parla come se il PCI fosse un ’ entità insensibile e immutabile, ai margini, anzi fuori («in stato di guerra civile per manente, anche se latente, coi partiti democratici») della vita poli tica italiana. Inoltre Lei ha inventato un ’ espressione grammatical mente inesatta: «pessimo» è un superlativo assoluto, e come tale non ammette comparativi di maggioranza. Il Croce ha esagerato, quando ha ammesso la legittimità dell ’ errore grammaticale e la sua espressività. Si continua a stampare e acquistare «cimiteri di parole» e «suppellettili» (cioè vocabolari e grammatiche). E infatti non so proprio come Lei possa affermare che una dittatura di sini stra è peggiore della pessima dittatura di destra. Ma vediamolo, dunque, questo pericolo della dittatura di sini stra. Certo, Togliatti non ha rinunciato alla dittatura del proletaria to. È un dogma inalienabile del marxismo. (Si tratterebbe però di vedere fino a che punto non sia diventato, nell ’ attuale concreta si tuazione politica italiana, una «formula mitizzata»). Ma, a parte le idee personali di Togliatti, è veramente il PCI, come Lei dice, in stato di guerra civile permanente con i partiti democratici? Non le sembri fatuità la mia concretezza, se Le dico che non vedo questa guerra, perché il PCI, cioè tutti i suoi iscritti, cioè tutti i suoi par lamentari, accettano implicitamente la vita attuale in tutte le sue forme. A me a volte pare un miracolo, ma è così. Ogni giorno ognuno di noi incontra dei comunisti, i quali lavorano nelle fab briche, nei campi, negli uffici, in Parlamento, i quali fanno spesso parte dei nostri circoli d ’ amicizia. Questo è il PCI. Il quale PCI, voglio aggiungere, non accetterebbe certamente questa mia impo stazione, e mi espellerebbe se io fossi un suo iscritto. Ebbene,

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