Problemi della transizione 1982

Tristano Codignola

egregio Salvemini (ma devo proprio dirglielo io?), la Storia è dive nire, è evoluzione, è modificazione continua e inarrestabile: è sta ta spesso paragonata a un fiume. Rifletta sulla lunga esperienza democratica del PCI, ne tragga qualche frutto. E non pensi all ’ in tervento armato dell ’ URSS se scoppia la guerra saltiamo tutti in aria. E poi alla nostra difesa ha già pensato il nostro lungimirante governo. Pensi piuttosto alla nostra libertà di stampa da salvare (né io né Lei potremmo permetterci più certi lussi), pensi alla li bertà di sciopero, pensi che sarebbe assai meglio trasformare le spietate indagini di un Ernesto Rossi in concreti programmi di ri forma piuttosto che perder tempo a discutere di giochi elettorali. E soprattutto mi dica, mi spieghi, si spieghi: come il PCI e il PSI potrebbero minacciare un governo instabile, come potrebbero realizzare la dittatura del proletariato approfittando della man canza di una maggioranza assoluta democratica (o non piuttosto democratica cristiana)? Lei ha il dovere morale di spiegarmi come i comunisti, ammesso che le elezioni del ’ 53 si facciano col criterio della proporzionale pura, potrebbero andare al potere in Italia. Lei ha citato l ’ esempio della Cecoslovacchia. Le pare che possa reggere? O non saranno mica divenute cominformiste le forze mi litari che ci circondano, in Austria, in Jugoslavia, sui mari, e anche quelle che abbiamo in casa? La guerra chi ha portato in Italia, rus si o americani? Le par poco tutto ciò? D ’ accordo, Salvemini, neanche io voglio la dittatura del prole tariato. Ma qual è il modo migliore per combattere il pericolo o al lontanarne l ’ eventualità: esacerbare la coscienza proletaria igno rando la miseria e la scandalosa ingiustizia sociale, fermandoci al momento negativo dell ’ anticomunismo del ’ 48 (premio di mag gioranza), o non piuttosto, come dice giustamente il suo amico, lasciare che la DC si senta l ’ acqua alla gola per poi gettarle un salvagente che ci permetta di ricattarla obbligandola a rispettare la Costituzione e ad attuare quelle riforme economiche e sociali che potremmo elaborare anche con l ’ aiuto dei comunisti? Questo vuole oggi in sostanza la nazione, e la democrazia non è più de mocrazia se non rispetta e rappresenta e sa attuare la libera vo lontà di un popolo. In tal caso, davvero, meglio che vada a rotoli come dice lei. Segno che non era seria. Ma una democrazia seria non va a rotoli. Alessandro Roveri, Via Gondar 35, Ferrara P.S. Finisco passando dalla parte del torto, se vuole, finisco male, se vuole, ma finisco così: il fine giustifica i mezzi. E il fine è per me oggi il fine dei fini: la democrazia. Il mezzo potrà sem- brarLe sleale. A me non tanto. L ’ «Unità» non pubblicherebbe la mia lettera, d ’ accordo. Ma la pubblicherebbe se sapesse che Salve- mini ha rifiutato di pubblicarla, tanto più che si tratta di una let tera che chiede legittime giustificazioni e spiegazioni. Pubblichi pure anche questo P.S., se vuole: ho il coraggio delle mie idee, perché non ho altro ideale che la verità. E si ricordi che la mia sti ma nei Suoi riguardi rimarrebbe inalterata, se Lei non pubblicas se. Lei è in alto, io in basso. Lei è colto, io ignorante. Lei potrebbe benissimo ritenere le mie parole inadatte a comparire su un gior nale intelligente come il «Mondo». Non penserò certo che si tratti di mala fede. Ma io manderò all ’ «Unità» una copia della presente se non la troverò pubblicata su uno dei prossimi numeri del «Mon

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