Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
do», e Io farò confermando la mia stima in Gaetano Salvemini. Ci sono, mi creda, anche uomini come me, su questa terra, uomini «scomodi».
Gaetano Salvemini ad Alessandro Roveri
Firenze, 3 ottobre 1952 Via San Gallo, 20
Egregio amico, io non sono il direttore del «Mondo». Ne sono collaboratore, senza impegni né del foglio verso di me, né di me verso il foglio. Mi piacerebbe vedere pubblicata la Sua lettera con queste mie po stille, di cui Le invio una copia. Ma non so quel che faranno a Ro ma. Frattanto spero che Ella non abbia avuto fretta a mandare la Sua lettera all ’ «Unità», senza aspettare né questa mia risposta né un cenno magari negativo del direttore del «Mondo». La ringrazio delle parole cortesi, che Ella mi ha dedicato perso nalmente, e del tono che Ella ha tenuto nella Sua lettera. Non so no molto comuni in Italia certe abitudini di rispetto reciproco du rante le discussioni. Obbl.mo G. Salvemini. — Accetto il premio di maggioranza e il conseguente apparen tamento con la DC, perché sono convinto che si debba evitare un rafforzamento parlamentare (poco importa se assoluto o relativo) dei comunisti e loro compagni di viaggio, fino a quando i comu nisti rimarranno legati al metodo totalitario. Oggi il pericolo di una vittoria comunista, in termini assoluti, non è maggiore che nel 1948 (a questo pericolo non credetti mai, neanche allora). Ma sono sorti a destra un movimento monarchico e un movimento fa scista, che non comparivano nel 1948. E con quei due movimenti possono associarsi i comunisti, data la loro tattica di far leva anche sul diavolo pur di demolire i partiti che li dividono dal diavolo. Temo assai che ogni sforzo per arrivare ad una associazione decen te fra Azione Cattolica e Democrazia Cristiana da un lato e gruppi di centro sinistra e sinistra dall ’ altro riesca vano: perché l ’ Azione Cattolica e la Democrazia Cristiana vogliono non solo l ’ alleanza ma l ’ anima di quei gruppi; e questi l ’ anima non dovrebbero dar la. In queste condizioni l ’ ufficio di chi vuol salvare quel che è pos sibile da un naufragio totale, è domandare condizioni ben precise per consentire a modificare la legge elettorale prima, e per appa rentarsi poi. Se no, no. «Se no, no» vuol dire rifiutare ogni consen so alla riforma elettorale, fare tutto il possibile per farla arenare, e presentarsi alle elezioni del 1953 per conto proprio. Quando si fa tutto il possibile per non essere schiacciati fra totalitari in servizio attivo di sinistra, totalitari in aspettativa dell ’ Azione Cattolica e della Democrazia Cristiana, e totalitari in servizio attivo di destra, resterà la coscienza di avere fatto il proprio dovere, e di avere sal vato l ’ onore. Quanto al resto, sarà quel che sarà. Non mi è stato finora possibile, per mancanza di spazio, spiegare quest ’ ultima idea sul «Mondo». Spero poterlo fare nelle prossime settimane. — «Le minoranze in Parlamento votano». Sì. Ma non hanno il diritto di governare e di impedire alla maggioranza di governare. Se nella maggioranza avviene una crisi, e una parte della maggio ranza vota colla minoranza, questo è affare della maggioranza. Ma la minoranza non può pretendere che la maggioranza sia ridotta
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