Problemi della transizione 1982
Tristano Codignola
permanentemente in condizioni tali che non appena una decina o una ventina di persone provochino una scissione nella maggioran za, la loro secessione produca una crisi ministeriale o addirittura una crisi di regime. Meno di tutti possono invocare questo diritto i comunisti e quei loro compagni di viaggio, i quali attribuirebbero a sé la funzione totalitaria di decidere che la opinione della mag gioranza è sempre la opinione loro. La rappresentanza proporzio nale, anche pura come acqua di fonte, non ha mai implicato che maggioranza e minoranza debbono dividersi il governo a fette in proporzione dei quozienti. Essa ha sempre voluto dire solamente che non si devono sopprimere le minoranze, e che la loro voce de ve essere lasciata libera; dal numero degli elettori, che stanno nel paese dietro a ciascuna minoranza, si calcola senza difficoltà quale ripercussione hanno nel paese le voci di quelle minoranze, anche se i loro rappresentanti nel parlamento sono meno numerosi di quanto una proporzionale pura assegnerebbe loro. Il diritto delle minoranze è quello di esporre le proprie idee, non quello di co mandare. — Gli statali ottennero un aumento grazie alla secessione dalla maggioranza di una frazione. Verissimo. Secessioni analoghe po trebbero avvenire anche domani, anzi domani più che ieri: perché una votazione del 48% per l ’ Azione Cattolica e la Democrazia Cristiana quale fu quella del 1948 non è prevedibile per le elezio ni del 1953; se il 48% non scenderà al di sotto del 35%, sarà un miracolo. Gli statali possono perciò sperare in molte altre secessio ni non meno efficaci nella Azione Cattolica e nella Democrazia Cristiana. Ma sarebbe assurdo cucinare una legge elettorale nella speranza che defezioni nella maggioranza paralizzino sistematica- mente ogni governo. — Io non ho mai scritto che «una voce» dell ’ opposizione sareb be sufficiente ad aprire gli occhi a molti uomini della maggioran za. Ho invece scritto che in politica le idee dei parlamentari non cambiano neanche con le cannonate. Ho detto che si parla nella Camera e nel Senato per persuadere fuori della Camera e fuori del Senato non coloro che sono accecati dalla passione di partito, ma coloro che non sono legati a nessun partito, e che nel giorno delle elezioni, spostandosi di qua e di là, danno la vittoria di qua o di là. Credo di avere il diritto di vedermi attribuita questa teoria, e non la teoria precisamente opposta. — Non ho mai pensato che i clerico-fascisti siano dei «mostri». Li ho classificati come «pessimi». E il mio corrispondente li giudica allo stesso modo. Perché allora perdere il tempo a pesare se sono solamente «pessimi» o se sono anche «mostri»? E non ci sono altri guai a questo mondo perché ci si debba scervellare a studiare l ’ uso del superlativo pessimo con o senza il più? — A me pare che il pericolo comunista sia «peggiore del pessi mo» perché mentre i clerico-fascisti non osano dichiarare aperta mente che intendono lavorare nell ’ interno delle istituzioni demo cratiche per arrivare a un regime mussoliniano e salazariano, i co munisti dicono chiaramente che intendono arrivare a un regime stalinista, cioè totalitario anche più che non sarebbe un regime mussoliniano o salazariano; e quando dicono di essere democrati ci, tutti capiscono che entrerebbero in un regime democratico per demolirlo dall ’ interno, come farebbero i clerico-fascisti in senso contrario se potessero. Nell ’ Azione Cattolica e nella Democrazia Cristiana vi è una parte che è repubblicana e democratica sincera
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