Problemi della transizione 1982
Tristano Codignola
l ’ obbligo di fare la concorrenza allo Spirito Santo, cioè di sapere quello a cui essi rinunziano implicitamente, mentre non ci rinun- ziano esplicitamente? — Lo so bene che i comunisti che s ’ incontrano nelle fabbriche, nei campi, negli uffici ecc. sono uomini come noi. Ma il problema è se quegli uomini si comporterebbero come noi qualora ricevesse ro dall ’ «apparato» l ’ ordine di non comportarsi più come noi. «Il PCI non accetterebbe certamente la impostazione del mio corri spondente e lo espellerebbe, se fosse inscritto nel Partito». E allo ra? Si può sapere quando il PCI fa sul serio e quando fa per burla, quando pensa implicitamente e quando pensa esplicitamente? — Storia è divenire, evoluzione, modificazione continua. Giu stissimo. Aspettiamo, dunque, che il Partito Comunista divenga, evolva e modifichi. Quando ci avrà convinto che ha abbandonato davvero il famoso dogma inalienabile, noi cesseremo del sospet tarlo e dall ’ opporci alla sua azione. Frattanto cerchiamo di affret tare quel divenire, quell ’ evoluzione, quella modificazione, to gliendogli ogni speranza che possa vincere per la via che ha segui to finora, e inducendolo così a rivedere la sua posizione attuale e a correggere quell ’ errore che ce lo fa considerare come il pericolo più pessimo. — Se viene la guerra, saltiamo tutti per aria. D ’ accordo. Ma noi stiamo discutendo di quel che dobbiamo fare senza sperderci dietro alla ipotesi di una guerra, che, come ho scritto, sarebbe lo scontro fra la terra e una cometa, di cui nessuno di noi si preoccu pa . — Bisogna pensare alla libertà di stampa, alla libertà di sciope ro, alle indagini di Ernesto Rossi. D ’ accordo. Perciò sono convinto che i gruppi di centro sinistra e sinistra non debbano votare né la legge sulla stampa, né la legge polivalente e debbano pensare die ci volte prima di consentire a una legge sullo sciopero; e debbano rifiutare ogni coalizione con l ’ Azione Cattolica e la Democrazia Cristiana se queste insistono su quei progetti di legge, e debbono anche associarsi nelle votazioni ai comunisti per evitare che quelle leggi passino (di questo argomento assai complesso spero parlare in un articolo sul «Mondo»). Quanto agli articoli di Ernesto Rossi, ai quali sottoscrivo in pieno, non bisogna dimenticare che Ernesto Rossi ha messo in luce anche la tattica del PCI, il quale, pur di conservarsi i voti degli operai impiegati in grosse industria parassi tane, appoggia le agitazioni degli operai e contribuisce a una poli tica, la quale dissangua il paese per tener su quelle industrie. Lo stesso, beninteso, fanno i democristiani. Su questo terreno sono tutti più pessimi allo stesso modo. Il più pessimo e il meno pessi mo si hanno solo nel pericolo di favorire un progresso delle forze totalitarie. Questo è il solo terreno su cui possiamo far sentire il peso della nostra volontà, e perciò dobbiamo farlo sentire. — Non bisogna perdere tempo a discutere di «giochi elettora li». Per me, che non vorrei vedere abolito quel tanto di democra zia, che c ’ è oggi in Italia, il gioco elettorale è una cosa seria, e cre do di non perder tempo se ne discuto 5 . Anche Mussolini disprez
5 Si noti l ’ abilità polemica di Salvemi ni. Uno per il quale le elezioni non era no una cosa seria diventava il sottoscrit to, il quale non sapeva darsi pace per il cedimento dei partiti laici sulla que stione della legge-truffa e fremeva di
sdegno per la prevedibile violazione del principio della proporzionalità elettorale!
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