Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

zava i ludi cartacei. Anche i comunisti non perdono tempo in sif fatte discussioni, ottengono il 99,99% dei loro plebisciti, e in at tesa perdono il tempo a domandare la proporzionale pura. — Il mio corrispondente desidera sapere come il PCI e il PSI potrebbero realizzare la dittatura del proletariato approfittando di una crisi ministeriale provocata da essi in una Camera, in cui non ci fosse maggioranza stabile. Non la provocherebbero immediata mente. Ma la preparerebbero in breve rendendo impossibile qua lunque governo attraverso continue crisi ministeriali. Non bisogna dimenticare quel che avvenne in Italia dal 1919 al 1922. Nessuna crisi ministeriale permise ai socialisti massimalisti e comunisti di instaurare la dittatura del proletariato. Ma la continua instabilità governativa, e specialmente le due crisi, susseguitesi nel 1922, a pochi mesi di distanza l ’ una dall ’ altra, permise a Mussolini di an dare al Governo. — I comunisti (e i loro compagni di viaggio: perché il mio cor rispondente non ricorda anche questi?) non potrebbero dal 1953 in poi formare un governo colla proporzionale pura. Giusto. Ma nessuno potrebbe formare un governo stabile. Questo è il punto, che non si deve ignorare. Un anarchico avrebbe ragione di dire: tanto meglio. Chi non è né anarchico, né fascista, né comunista deve preoccuparsi di quella situazione che è certa con la propor zionale pura. Perciò si deve cercare qualche rimedio per evitarla. Beninteso che la soluzione non deve consistere nel diventare pezza da piedi per De Gasperi, come fanno Saragat e Romita, o pezza da piedi per Togliatti, come fa Nenni. — Non dovrei, dunque, preoccuparmi della Czecoslovacchia, perché le forze da cui l ’ Italia è circondata — e quelle che stanno in casa — non sono a servizio della Russia, e perciò i comunisti non oserebbero muoversi. Bisogna dunque fare assegnamento, nel di fendere la democrazia italiana, sugli eserciti inglese e americano che stanno in Austria, su quello di Tito, che sta alle porte di Trie ste, e sulle flotte inglese e americana che stanno nel Mediterraneo. Non sulla capacità di resistenza che deve essere opposta dagli ita liani. Rimaniamo fedeli alla proporzionale pura, e se la baracca non si tiene su, ci penseranno lo stato maggiore americano e Pac- ciardi a tenerla su. Come si fa a discutere un argomento di questo genere? — La guerra ha portato in Italia americani e non russi. Proprio così, ma non certo perché i russi non sarebbero venuti, se avessero potuto. E noi dobbiamo comportarci in modo da render necessa rio un più intenso intervento americano per evitare un intervento russo, o piuttosto cercare, via via che sia possibile, di emanciparci da qualunque intervento estero? — La politica ideale sarebbe quella di correggere la miseria e la scandalosa ingiustizia sociale. Lo credo bene. Ma è possibile nei pochi mesi che ci dividono dalle elezioni, in quattro e quattr ’ otto, correggere la miseria e la ingiustizia sociale? Una delle condizioni per consentire al premio di maggioranza oggi e alle alleanze nel 1953, dovrebbe certamente essere l ’ attuazione immediata di alcu ni provvedimenti che si possono prendere subito, e l ’ impegno per certe riforme fondamentali da attuare nella nuova Camera. Se no, no, e sarà quel che sarà, non per colpa nostra, ma per colpa altrui: pagheremo noi, e con noi pagheranno gli altri. Ma pretendere la fine della miseria e della ingiustizia sociale come condizione per una alleanza elettorale con un partito non socialista è pretendere

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