Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
privilegiamento di certi gruppi rispetto al potere pubblico e nella società civile. Per secoli gli uo mini godettero della dignità pubblica (compresa la possibilità di occupare cariche e quindi «offi- ces and positions» che non erano «open to all» under conditions of fair equality of opportuni- ty», come dice il principio di differenza di Rawls. Le donne ne erano esluse. L ’ eguaglianza e la li bertà dei rivoluzionari si fermarono fuori dalle famiglie e le donne continuarono ad avere uno status morale inferiore, e ad essere escluse dai «contraenti» del patto sociale 13 . Sono, come si sa, argomenti celebri. Giova ri peterli per indicare che, ammesso pure il caso migliore, e cioè che gli attori sappiano che cosa è la libertà, le concezioni pubbliche sono limitati ve e contradditorie, hanno confini precisi, sono caratterizzate dalla discrepanza tra la norma e la realtà, e limitano e opprimono altre libertà e ne gano un «equal moral status» ad altri individui e li opprimono o ne rendono impossibile la realiz zazione 14 . L ’ argomento può esser spinto ancora più avanti. Si può immaginare ùno scenario in cui gli attori «non sanno» e quindi non possono decidere o credono di sapere e decidono in modo errato. Il sapere corretto è il presupposto del con tratto e delle decisioni razionali, per Rawls. Se questo presupposto viene a cadere, la decisione è impossibile o erroneo e il contratto non si può stipulare o è falso. Mi si consenta un altro esempio. L ’ oppressio ne può essere tacita, per certi aspetti innocente, nel senso che l ’ oppressore è convinto di difende re la libertà, ma non per questo è meno prevari catrice e contraria ai principi di Rawls, meno ne gatrice della natura morale eguale delle persone. Si può ben dare il caso che questa «oppressione» sia esercitata in nome dei principii di di Rawls, cioè da una morale pubblica convinta di difen dere la giustizia e che è incapace di capire e di sa pere che la sua posizione è, in realtà, una nega zione dell ’ eguaglianza morale e razionale di altri individui e gruppi. Tipico è il caso delle morali pubbliche che concedono le libertà e la dignità morale e razio nale con forti vincoli restrittivi. Spesso non per cattiva coscienza e perversità, ma per il peso dei vincoli della tradizione, dell ’ ignoranza, del mi to, dell ’ errore. Lo schema di Rawls cade quando abbiamo a che fare con situazioni ove gli attori per ignoran za o per i limiti strutturali delle proprie conce zioni del mondo e della vita della natura della morale, della società e della ragione, (e quindi non per perfidia), non sanno decidere e prendo no decisioni sbagliate, nel senso che sono limita tive di potenziali diritti che altri potrebbero go dere. Viene quindi a cadere anche il secondo presupposto della teoria di Rawls: il principio del «maximize welfare at thè lowest level», cioè il principio della differenza. Se cade il presupposto della conoscenza, il presupposto che gli attori sappiano che cosa è la libertà pubblica e sappia no quindi stipulare un contratto su questa base, viene meno la stessa possibilità di contrarre un patto. 6. In realtà Rawls assume dall ’ economia il presupposto meccaniscistico ed elementare che l ’ homo politicus sceglie razionalmente secondo il proprio miglior interesse, che, nel caso di Rawls, è l ’ interesse a stipulare un contratto fon dato sulla libertà tra persone morali uguali. Qui si svela la sostanza dello schema teorico di Rawls: niente altro che un tentativo di applicare la vecchia idea utilitaristica della scelta degli in teressi secondo il criterio del massimo utile alla grande questione della natura del pactum asso- ciationis. È un gioco troppo semplice.
13 J.P. DlGGINS, Power and authority in American history: thè case of C.A. Beard and his critics, «American Histo- rical Review», 86 (4) 1981, 701-730. C.A. Beard, Jefferson, Corporations and thè Constitution , Washington, 1936, 73-74. AA.W., Parto e mater nità: momenti della biografia femmi nile, «Quaderni storici» 44, 1980. 14 Non si può separare la concezione della libertà dai suoi presupposti «ma teriali», come direbbero i costitutiona- listi. Questi presupposti limitano la sfera della libertà e della «razionalità».
Un esempio tipico e il dominio colo niale, affermatosi in società che aveva no sviluppato una morale pubblica fondata sulla libertà, e che, tuttavia, negava lo status di persone morali eguali ai dominati nelle colonie. E si potrebbe continuare. Su questo punto C. Rossetti, Il contributo dell'African sociology all'analisi del problema Hob- besiano dell'ordine, (Relazione presen tata al Convegno nazionale di Sociolo gia, Roma, 1981) in corso di stampa.
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