Problemi della transizione 1983
Ecologismo socialista
permettono...». Esistono oggi, e dove, le circostanze che con sentirebbero di dare spazio politico a questa uto pia? Secondo Z., queste circostanze non si vedo no né nei paesi del socialismo reale, né nei paesi trainanti del sistema capitalistico (U.S.A. e Giappone), condizionati dalla loro stessa funzio ne di paesi-guida. In Europa, invece, sarebbe possibile un coagulo di forze tendenti al cambia mento. Da un lato possono consolidarsi politica- mente movimenti di massa (ecologisti, pacifisti, ecc.), che in forme più o meno chiare aspirano ad una società diversa. Dall ’ altro, queste ispira zioni possono penetrare nell ’ attività dei partiti della Sinistra, se questi saranno in grado di tra sformarsi, elaborando un nuovo e credibile pro getto di trasformazione sociale. Le pagine finali del libro di Z. sono, da questo punto di vista, fortemente critiche verso tutta l ’ esperienza storica del Movimento operaio. C ’ è un altro «nucleo metafisico», presente nella cul tura marxista tradizionale, che vede la transizio ne dal capitalismo al socialismo in analogia con il processo che portò al dominio della borghesia ca pitalistica. Ma c ’ è una differenza radicale tra i due processi storici: la borghesia nacque come classe dirigente, inizialmente nelle sole città cir condate dalla campagna feudale, e poi allargò la sua egemonia. Il proletariato è nato come classe complementare alla borghesia, ed ha elaborato strategie ed obiettivi di lotta all ’ interno del siste ma, migliorando le proprie condizioni di vita, ma senza possedere una strategia e una cultura di governo complessivo della società (da qui an che — secondo Z. — gli errori dei «socialismi reali»). Tutto ciò significa che oggi non esistono credi bili obiettivi rivoluzionari di tipo tradizionale. Ma un ’ azione riformatrice e gradualistica — l ’ unica possibile — dovrebbe maturarsi nella prospettiva di una trasformazione profonda del le strutture produttive, come quella suggerita nel libro. «Obiettivi rivoluzionari diventano quelli che costringono questa società a trasfor marsi», e a tal fine «non si può prescindere dall ’ esigenza di disporre di partiti autorevoli e credibili». Ho riassunto ampiamente il libro di Z., anche nei passaggi che possono apparire meno originali o meno rigorosi, perché si tratta, a mio avviso, di un libro importante. L ’ attenzione potrebbe puntarsi soprattutto verso le proposte tecniche che delineano uno «sviluppo possibile», qualita tivamente diverso da quello attuale. Ma a chi scrive — in mancanza di una preparazione adat
ta per addentrarsi nella discussione tecnica — il libro è parso importante per l ’ analisi politica che contiene. Esso si muove nella direzione giusta, affrontando temi politici essenziali del periodo che stiamo vivendo: come tradurre in progetto politico complessivo un movimento culturale non effimero, come quello ambientalista? come individuare obiettivi politici credibili, in grado di innestarsi su quelli ottocenteschi, offrendo al ternative al crescente disimpegno politico della gente? Un primo merito del libro di Z. è di carattere metodologico. Z. sottolinea nitidamente l ’ im portanza che hanno le premesse implicite dei ra gionamenti (e quindi dell ’ operare). Ogni posi zione culturale e politica si riconduce a qualche «a priori», contiene (per dirla con Z.) un qualche «nucleo metafisico», s ’ inquadra di una concezio ne del mondo inespressa, che non può esser ri messa ogni volta in discussione. Ma quando, come oggi accade alla Sinistra eu ropea, l ’ azione politica ha bisogno di nuovi pro getti, occorre proprio risalire agli «a priori» e metterli in discussione, perché la ragione impasse si annida lì, nell ’ affrontare i pro blemi dell ’ oggi con una concezione del mondo formatasi in altra epoca e condizionata dall ’ esi stenza di problemi diversi. Il discorso sulle premesse implicite diviene im mediatamente un discorso sulla cultura di mas sa, sui luoghi comuni in essa dominanti. Malgra do la lezione gramsciana, spesso nella Sinistra si dimentica che non si ha trasformazione della so cietà che non sia anche trasformazione della cul tura delle masse. Ciò significa che è lontana ogni possibilità di transizione al socialismo, finché dominerà nella cultura delle masse il «nucleo metafisico» della Weltanschauung capitalistica (cioè la desiderabilità, in quanto tale, dell ’ espansione economica, dell ’ aumento di merci prodotte). Il problema di fondo è quello di acquisire una visione ciclica del rapporto uomo-natura, in cui ogni processo produttivo di merci appaia come un prelievo di parte di un patrimonio collettivo, che dev ’ essere ordinato in modo tale da non in taccare il «capitale» destinato alle generazioni fu ture. Ciò comporta il superamento di quella vi sione «lineare» del processo produzione- consumo (dalla «materia prima» al «rifiuto»), che ci ha portato i più noti problemi c.d. ecologici, dall ’ inquinamento delle acque alla distruzione delle foreste tropicali, ecc. Ciò significa che le istanze del movimento ambientalista devono tradursi in istanze di pia nificazione socialista.
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