Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
In fondo, anche chi critica questo assunto (co me fa H.E. Daly, in polemica con B. Commo- ner) lo fa muovendo da una concezione molto tradizionale di socialismo (come proprietà collet tiva e pianificazione integrale), e finisce per pro porre un modello di socialismo di «terza via», in cui il mercato opera solo nell ’ ambito di alcune coordinate (stato stazionano, relativa eguaglian za distributiva, ecc.), che sono frutto di scelte ed imposizioni politiche. Ed è lo stesso Daly ad af fermare, incisivamente, che «la giustizia sociale è una precondizione per l ’ equilibrio ecologico in tutte le società non totalitarie». Quanto detto implica però, certamente, una revisione degli obiettivi politici di tipo socialista. Ci sono nuove frontiere della lotta per l ’ egua glianza: priorità della soddisfazione di bisogni mediante beni collettivi; orientamento degli in vestimenti verso produzioni di minor impatto ambientale, ecc. In una parola, «austerità» e con trollo sociale sulla produzione; il che non signifi ca affatto peggioramento della qualità della vita, ma solo riduzione del ritmo della produzione di merci (e, al massimo compressione relativa del solo bisogno secondario di consumo dimostrativo-competitivo). Si dirà che tutto ciò comporta una rivoluzione culturale e che è politicamente improponibile nell ’ immediato. Ma qui credo che abbia ragione Z.: tutte le rivoluzioni devono pur avere un ini zio, e il passaggio ad una diversa visione del rap porto uomo-natura non è più innovativo di quello che ha portato all ’ acquisizione generale dell ’ idea di progresso, o a quella dell ’ eguaglian za tra uomo e donna. .. Merito principale del libro di Z. è di portare avanti la riflessione, nella direzione anzidetta, accettando la tesi della limitatezza fisica delle ri sorse e della non desiderabilità di un ’ ulteriore espansione economica in quanto tale, e propo nendo un «progetto di sviluppo possibile», con un diverso orientamento delle scelte tecnologi che, e un diverso modello di produzione e di consumi. Z. dimostra che questa rivoluzione tecnologico-produttiva è materialmente possibi le, anche se culturalmente e socialmente ostaco lata. In questa prospettiva (che è già, in buona par te, nell ’ insegnamento di Commoner), Z. giunge ad acquisizioni politicamente importanti. Essa significa che non si dànno oggi lotte per il socia lismo che possano limitarsi all ’ orizzonte della fabbrica, senza investire l ’ intero processo produzione-consumo. Non si tratta — come ri sulta chiaramente dal discorso di Z. — di sosti tuire una classe dirigente ad un ’ altra nell ’ ambito di un sistema tecnico-produttivo intrinsecamen te buono, ma di modificare i principi-guida del sistema stesso. Da qui il rifiuto, netto e persuasi vo nel libro di Z., delle tentazioni nostalgiche di ritorno alle certezze del passato, nell ’ ambito del la Sinistra, e, diremmo noi, la denuncia della sterilità delle prospettive di tipo operaista. La proposta di un progetto di sviluppo, fonda ta su una strategia oggettivamente rivoluzionaria di uso delle risorse, richiede anche l ’ individua zione di una strategia politico-sociale. Su questo punto finale, il discorso di Z. appa re meno approfondito. Sul piano degli interessi, in gioco, egli si limi ta a richiamare alcuni movimenti c.d. alternati vi, mentre la prospettiva più interessante sareb be quella di saldare i progetti ambientalisti con gli interessi (oggettivamente non configgenti) della maggioranza della popolazione, formata da lavoratori a reddito fisso. Altrimenti, si corre il rischio di collegare le lotte ambientaliste alle insoddisfazioni di gruppi, marginali rispetto alle strutture produttive, e quindi di renderle insta bili ed indebolirle. Sul piano degli strumenti politico istituzionali, il discorso di Z. si concentra sull ’ auspicio di un profondo rinnovamento pro gettuale dei partiti della Sinistra. Questa indicazione mi sembra insufficiente per due motivi. Anzitutto, nel momento della crisi dei partiti di massa, non si può parlare tout court di compi ti «dei partiti». Occorre chiarire se si pensa, e perché, ad una transitorietà e reversibilità di questa crisi, e quindi all ’ assunzione di un pro getto socialista-ambientalista in una forma- partito di tipo tradizionale-socialdemocratico europeo (e questo è, probabilmente, il pensiero di Z.); o se si pensa all ’ assunzione di queste te matiche da parte di un partito professional- elettorale, caratterizzato da un largo e spregiudi cato uso dei mass-media (e questa potrebbe esse re una naturale evoluzione della lobby ecologista italiana, e forse è già nei sogni di qualche suo esponente); o se, infine, si pensa ad ipotesi più movimentistiche, come è nelle esperienze dei «verdi» tedeschi e di altri paesi (con tutti i rischi di isolamento, e di estremismo ideologico, che ciò comporta). In ogni caso, il ragionamento di Z. sembra se guire uno schema classico del pensiero socialista (il «partito rivoluzionario» quale soggetto essen ziale della trasformazione), di cui lo stesso Z. ri leva l ’ insufficienza, quando afferma che ai parti
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