Problemi della transizione 1983
Ecologismo socialista
ti della classe operaia è finora mancata una cul tura di governo, alternativa a quella borghese. Se ciò è vero, non può pensarsi che una cultura di governo si acquisti semplicemente cambiando programmi. Bisogna invece porsi in pieno il problema dei rapporti partito-stato. Un controllo sociale della produzione, come quello proposto da Z. (e, in fondo, da tutto il movimento ambientalista) ri chiede uno Stato socialista «forte», in grado di realizzare i suoi programmi nell ’ ordine di ragio nevoli archi di tempo. E il «tempo della formica» (per rimanere nella metafora di Z., e senza voler suscitare timori di scenari orwelliani) non è solo il tempo dell ’ uso più controllato delle risorse, è anche il tempo di un ’ organizzazione più certa e rigorosa della vita collettiva. Ciò implica il superamento della prassi media- toria ed assistenziale (di «supplenza» delle insuf ficienze del mercato), propria dello Stato sociale che conosciamo e che è storicamente in crisi. Ciò significa che i temi della governabilità, delle isti tuzioni più atte a garantirla, e dell ’ efficienza della macchina amministrativa pubblica, per quanto involgariti nelle discussioni quotidiane della politica italiana, costituiscono momenti es senziali anche nella prospettiva della costruzione di un socialismo ambientalista. Senza uno Stato- macchina funzionante, e dotato di forte potere contrattuale nei confronti dei centri di interesse privati, è illusorio pensare ad un partito in grado di guidare una forte trasformazione sociale. Ma, sul piano politico-istituzionale, c ’ è un al tro passaggio obbligato del ragionamento. Tra
gli ostacoli frapposti all ’ attuazione di misure «ecologiche» contrastanti con gli attuali indirizzi produttivi c ’ è, tipicamente, quello che fa capo alla concorrenza internazionale e ai suoi «impe rativi». L ’ ostacolo — reale e gravissimo — non può superarsi riproponendo discipline autarchi che, che sarebbero insieme inopportune e irreali. E tanto meno appare ragionevole collegare gli obiettivi della pace e dell ’ equilibrio a ciò che una volta si chiamava «espansione del campo so cialista». La verità è che l ’ attuale (e tradizionale) situazione di «anarchia internazionale» alimen ta, insieme, i pericoli per la pace e la «logica del le necessità» del mercato nei rapporti fra sistemi produttivi nazionali. Ecco quindi che le prospettive del movimento ambientalista si collegano ad alcune delle più grandi tradizioni della Sinistra europea, e cioè ai grandi temi ideali della pace e dell'internaziona lismo. In questa direzione esso dovrebbe far pro pri obiettivi di rafforzamento delle autorità in ternazionali esistenti e, per l ’ immediato, batter si perché al Parlamento europeo sia attribuita potestà di legiferare in modo vincolante per tutti i paesi della Comunità, quando siano in gioco problemi di tutela dell ’ ambiente o della salute. Il libro di Z. non si pone il problema della co struzione, né delle forme, di uno Stato e di una Comunità internazionale adeguati a reggere le trasformazioni tecniche ed economiche propo ste. Esso non è ancora, dunque, un «manifesto» completo dell ’ ecologismo socialista, ma costitui sce certo un passaggio obbligato per chi voglia muoversi in questa direzione.
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