Problemi della transizione 1983
Il caso svedese fra alternativa e compromesso
di Walter Korpi
Nel 1929 Stalin, venuto a conoscenza del fatto che il Partito Comunista svedese — sezione dell ’ Internazionale Comunista — aveva annullato il suo corteo del Primo Maggio a causa della neve che aveva ricoperto Stoccolma, reagì in maniera alquanto sarcastica: «Se vogliono fare una rivoluzione in Svezia — sbottò — sarà meglio che aspettino una bella giornata!». A quanto pare, da allora il tempo in Svezia non è mai stato sufficientemente bello per far scoppiare una rivoluzione; in realtà, è chiaro che le cause del fallimento del Partito Comunista vanno qui ricercate nei suoi errori strategici. Focaliz zando l ’ attenzione sull ’ attività dei socialisti riformisti in questo paese, infat ti, si vedrà che questi non solo hanno tenuto regolarmente la propria mani festazione quel lontano Primo Maggio, ma hanno anche intrapreso da allora un percorso che può fornire spunti interessanti anche ad altri movimenti operai in Europa. In questo saggio, verranno dapprima esposte brevemente alcune delle teorie attorno al mutamento sociale; si cercherà poi di tracciare le principali coordinate del caso svedese, con particolare attenzione agli eventi del secondo dopoguerra; infine, verranno discussi in chiave compara tiva alcuni aspetti relativi alla situazione in altri paesi europei. In quest ’ ottica, due problemi appaiono particolarmente rilevanti. Il pri mo comporta notevoli implicazioni politiche, e riguarda la possibilità che il suffragio universale produca cambiamenti radicali nella struttura delle de mocrazie capitalistiche: quali siano cioè le reali potenzialità della democrazia rappresentativa come strumento d ’ intervento del movimento operaio sulle fondamentali strutture del sistema capitalistico. Il secondo problema, corre lato al primo, si incentra sulle diverse posizioni assunte dalle teorie sociali sui fattori ritenuti fondamentali ai fini del cambiamento in queste società. I pensatori del secolo XIX si dimostrarono alquanto ottimisti sulle poten zialità della democrazia politica di tipo rappresentativo. Ad esempio, John Stuart Mill — che viene oggi considerato il padre spirituale della democrazia rappresentativa — era tanto convinto delle capacità innate di questo sistema di mutare la società capitalistica in termini favorevoli alla classe operaia, da temere in realtà la piena realizzazione del suffragio universale. Così, egli vo leva introdurre la possibilità di voto plurimo per coloro che avevano una pro fessione ed un certo livello di educazione, e limitare le capacità di suffragio di chi non sapeva leggere e far di conto; e tutto questo proprio perché ritene
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