Problemi della transizione 1983

Il caso svedese

tutti i partiti si trovarono d ’ accordo sulla necessità di eliminare tutti gli im pianti nucleari in Svezia (anche se esistevano notevoli contrasti sui tempi di tale progetto: mentre i verdi sostenevano infatti che sarebbero bastati 10 an ni, gli altri partiti ritenevano che sarebbe stato necessario un periodo più lungo — circa venticinque anni). Tutti questi fattori ostacolavano la ripresa del partito socialdemocratico; ma alle elezioni del 1982 la situazione era già mutata: nel frattempo, infatti, il governo sostenuto dai partiti borghesi aveva varato un programma di tagli dell ’ assistenza previdenziale — giustificandoli con la necessità di ridurre il deficit di bilancio — e aveva manifestato la sua intenzione di accettare un crescente livello di disoccupazione. È chiaro come, in queste condizioni, al governo non poteva bastare una campagna elettorale tutta giocata sull ’ iden tificazione della vittoria socialdemocratica con il diavolo socialista, sicura premessa di un arretramento della Svezia alle condizioni dell ’ Europa orien tale e della Polonia. Il governo socialdemocratico, infatti, tornò al potere con un buon margine di voti, impegnandosi nella ricerca — che dura tuttora — di un nuovo compromesso, la cui natura «storica» è peraltro ancora tutta da vedere. Questa analisi degli sviluppi del caso svedese mostra l ’ emergenza di alcuni elementi strategici, che possono essere di grande interesse anche per gli altri paesi europei. E senz ’ altro vero che esistono importanti fattori strutturali e storici che hanno contribuito in maniera determinante all ’ evoluzione dell ’ esperienza svedese e allo sviluppo di un forte movimento operaio: ad esempio, va sottolineato il peculiare ruolo della religione, per cui il predomi nio dei protestanti ha senz ’ altro reso il ruolo della chiesa nella vita pubblica meno incisivo di quanto non avvenga nei paesi cattolici; ancora, la Svezia ha visto la formazione di un autonomo corpo nazionale già da molto tempo, e non ha vissuto né l ’ esperienza del fascismo né quella della guerra. Ma occor re sottolineare l ’ importanza determinante rappresentata dalle scelte politi che del movimento operaio svedese, che hanno ad esempio permesso un au mento del livello di sindacalizzazione ai livelli record sopra ricordati (80-90%). In questo caso, l ’ elemento chiave è stato senza dubbio costituito dal settore impiegatizio; in molti paesi, come Gran Bretagna e Norvegia, lo sforzo dei sindacati per incorporare gli impiegati nelle confederazioni dei «blue-collars» non ha avuto alcun successo, ed il livello di organizzazione sin dacale di questo settore è rimasto estremamente basso. Ma in altri paesi, co me appunto la Svezia e anche la Finlandia, dove gli impiegati si sono associa ti in propri sindacati, politicamente neutrali, il livello di organizzazione è cresciuto tra di loro fino al 70-80%. Ed il fatto che questi, pur essendo mem bri di sindacati politicamente neutrali, abbiano cominciato a manifestare comportamenti politici simili a quelli dei salariati, è stato di grande impor tanza per le vicende politiche della Svezia. Ad esempio, questo fenomeno ha comportato il fatto che un crescente numero di impiegati, specialmente gio vani, ha cominciato a votare per il partito socialdemocratico: oggi la maggio ranza dei giovani «white collars» vota per i partiti di sinistra, contro circa 1/4 o 1 /3 tra i più anziani. Così, si può dire che il pericolo che la nuova forza im piegatizia potesse rimanere fuori dell ’ influenza socialista non si è concretiz zato. Un altro aspetto significativo dello sviluppo del sindacato riguarda i suoi piani strategici. Lenin aveva probabilmente ragione quando sosteneva che i sindacati finché mantengono obiettivi meramente «tradeunionistici» — limitandosi a combattere per l ’ aumento di salario dei propri membri — co

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