Problemi della transizione 1983

Crisi dello Stato sociale e nuove risposte ai bisogni emergenti: volontariato, privato sociale e «terza dimensione»

di Pierpaolo Donati

1. Premessa: un ’ idea per nuove politiche sociali Da qualche anno si assiste, in Italia come altrove 1 , ad un fiorire di iniziati ve che vengono ricondotte al termine generale di «volontariato». L ’ etichetta «volontariato» — non priva di tante sfumature e anche ambiguità — desi gna, in realtà, iniziative molto variegate e differenziate fra loro. E quindi ne cessario puntualizzarne l ’ articolazione interna e insieme precisare la specifi cità dei tipi principali. Ciò può essere fatto rispetto a vari criteri, quali le fi nalità, i settori di intervento, i modi di operare e così via. In merito, si può osservare che esistono numerose tipologie, che sono a volte di semplice classi ficazione empirica, a volte costruzioni normative più o meno ideal-tipiche 2 . Si tratta però, quasi sempre, di tipologie che nascono dagli orientamenti cul turali degli stessi gruppi o azioni di volontariato, il che lascia abbastanza sco perti la natura e il ruolo del volontariato come fenomeno relazionale nel si stema di interazioni societarie. Il tentativo che verrà qui svolto è di carattere prevalentemente teoretico e intende pervenire ad una tipologia del volonta riato come modalità di risposta autonoma alla crisi del sistema societario di welfare. Non si può infatti comprendere tale fenomeno, nel suo complesso e so prattutto nel suo carattere di novità, se non si risale al contesto societario glo bale che lo genera. Dalla crisi del welfare state (d ’ ora in poi abbreviato in W.S.) è necessario partire anche per comprendere come il volontariato non sia che una delle componenti o forme possibili di quella «terza dimensione», intermedia fra lo stato e il mercato, che altrove ho denominato «privato so ciale» 3 * , il quale rappresenta la risposta emergente al «declino» del W.S. tra dizionale. In questo contesto, un problema di grande rilevanza riguarda la natura contingente o meno del volontariato come fenomeno sociale relazionale: se

1 Sul paradigmatico caso inglese si veda il rap porto di J. WOLFENDEN, 1978. 2 Esempi di tipologie in tal senso sono offerte da A. A rdigò (1981), C.W. G ordon -N. B ab CHUK (1966), N. J ohnson (1981) e G. ROSSI (1980), per ricordarne solo alcuni.

3 Per «privato sociale» intendo ogni «ambito di gestione autonoma di chi vi lavora e vi partecipa, garantita pubblicamente e controllata nelle sue risorse e nei suoi esiti sociali secondo criteri stabi liti come bene comune nel momento pubblico universalistico» (cfr. P. DONATI, 1978, p. 111).

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