Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

cioè, in altri termini, il volontariato sia solo un fenomeno transitorio, o cicli co ovvero di provvisoria innovazione collegato a condizioni particolarmente critiche di quel sistema societario che è primariamente fondato sulla comple mentarietà compromissoria di stato e mercato, oppure, al contrario, sia un fenomeno strutturale, sotto certi aspetti permanente, fatto di innovazioni che non necessariamente dovranno essere incorporate, ciclo dopo ciclo, dallo stato o dal mercato, secondo una qualche teoria evolutiva se non proprio evoluzionistica 4 . In realtà, questa almeno è la mia ipotesi, il volontariato — come dimen sione o componente specifica del privato sociale — non può essere inquadra to in uno schema evoluzionistico. Rappresenta piuttosto un ’ istanza perma nente della struttura sociale, istanza che può certamente essere favorita op pure compressa dalla struttura politico-economica a dominanza e, ancora, può essere canalizzata in direzioni e forme assai differenti. Essa è inoltre sog getta alle dinamiche proprie dei movimenti associativi che possono struttu rarsi o meno (invero, secondo qualità e gradi differenti) in sistemi sociali isti tuzionalizzati, a seconda delle varie modalità dell ’ impegno e del distacco 5 . Si tratta, dunque, di un fenomeno complesso che mescola assieme ele menti nuovi e antichi, seguendo una dialettica storica che è dialogo conti nuo. in varie forme comunicative, fra Gemeinschaft e Gesellschaft. fra movi mento e istituzione, fra solidarietà e contratto, fra communitas e struttura. Su questi aspetti generali non è però possibile soffermarci in questa sede. Compito di questo breve contributo è analizzare le forme odierne, nel contesto di crisi del W.S. contemporaneo. Ora, se si vuol comprendere la natura e il ruolo del volontariato nella so cietà odierna, ci si deve porre nell ’ ottica secondo cui la crisi dell ’ attuale stato del benessere è fondamentalmente una crisi di solidarietà e di integrazione sociale. Nel mezzo di una situazione economica sempre più precaria che ri chiederebbe sforzi comuni per essere superata, risorgono egoismi e particola rismi fra le differenti categorie sociali, fra le aree regionali, fra le generazio ni, che creano un gioco perverso: nessuno vuole rinunciare ai benefici del W.S., e allo stesso tempo nessuno vuole pagare. Risorgono le sperequazioni, le diseguaglianze, le emarginazioni, il problema acuto della povertà. Si trat ta di una spirale di segno negativo che è oggi solo agli inizi e che potrebbe avere esiti anche drammatici. Se è vero che il welfare state è in crisi perché vengono a mancare risorse economiche e perché molti si dichiarano insoddisfatti delle prestazioni che eroga (si veda il caso dei servizi sanitari, delle pensioni e così via), occorre d ’ altra parte chiarire che il nodo strutturale della crisi sta nei neccanismi stes si di operare dello stato del benessere: è il sistema nel suo insieme che crea da se stesso la sua crisi 6 . La tesi da cui parto afferma che l ’ attuale stato del benessere è, nella sua struttura, tale da produrre effetti (detti «perversi») che non sono compatibili con i principi su cui si fonda la solidarietà sociale. Dal punto di vista culturale si evidenziano tutti i limiti delle tesi contrattualistiche che hanno generato il

D onati , 1982; P. D onati , 1982. Per una appli cazione empirica al caso di un servizio socio sanitario cfr. P. D onati (a cura di), Consultorio familiare e bisogni sociali. F. Angeli, Milano, 1979.

4 Sul tipo di quella elaborata da B. WEISBROD (1977). 5 Su questi aspetti: cfr. D. KNOKE-J.R. WOOD, 1981.

6 Per gli aspetti teorici generali: cfr. G. ROSSI-P.

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